PRESENTAZIONE UBRIACA DI JACK FOLLA A VERONA

Sabato prossimo, 13 ottobre, ore 16,00 nel magico spazio antico del Cortile Mercato Vecchio, interromperò la mia astinenza da alcolici di 5 lunghi mesi e brinderò al ritorno di Jack Folla in Italia, il DJ latitante evaso dal mio cuore. Ci ritroveremo, fratelli allegri e barcollanti, all’Hostaria Verona, al Festival del Vino, ci confronteremo con l’anima sulle labbra in questa fantastica “presentazione ubriaca” e poi vi dedicherò con calligrafia incerta il mio nuovo libro. Mi accompagneranno alle chitarre due ragazzi straordinari che sono già sbronzi da anni in attesa di questa giornata. Si chiamano Giuseppe Lo Pizzo & Simone Bortolami e suoneranno come angeli ubriachi le canzoni di Alcatraz e della nostra vita. Ascolteremo i monologhi inediti di Jack. Mi stimolerà con domande sorprendenti e il naso rosso Leonardo Rebonato, gran patron dell’Hostaria Verona.
Fratelli e sorelle di Romeo e Giulietta accorrete numerosi! E tu, amore che non conosco ancora e apparirai sabato al Cortile Mercato Vecchio, sussurrami «Oh Jack Folla, Jack Folla, perché sei tu Jack Folla? Rinnega tuo padre, e rifiuta il tuo nome! O, se non lo vuoi, tienilo pure e giura di amarmi…» Forse ci telefonerà Capitano Ultimo da una delle sue località segrete, il mio fratello carabiniere mendicante che ha catturato Totò Riina e come “riconoscenza” lo Stato gli ha tolto la scorta. Compagna e compagno di volo veneto, risorgi dal tuo letargo colpevole e brinda con Jack al suo ritorno e al nostro “Libro Nero”. Puoi trovarlo solo su Amazon, sia di carta che eBook. Probabilmente non lo comprerai mai, ma era mio dovere avvisarti che Il Libro Nero è stato scritto per te.
A sabato, a Verona, alle 16:00! Perché un uomo davanti al muro di Cortile Vecchio è un uomo solo. Ma due uomini davanti al muro sono il principio di un’evasione.
Hasta siempre.
#JackFolla

Se il ministro della Polizia esulta per l’arresto di un disubbidiente SI SALVINI CHI PUÒ

Il sindaco di Riace, Mimmo Lucano, agli arresti domiciliari per la sua disubbidienza civile (dichiarata e confessata da lui stesso più volte pubblicamente) è stato attaccato con disprezzo dal ministro dell’Interno e dai suoi sodali politici e adoranti seguaci. In Italia, culla del diritto e della democrazia, si Salvini chi può. È un punto di non ritorno quando un uomo di Stato esulta per l’arresto di un suo avversario politico, essendo lui stesso il capo della polizia.
Noi non votiamo Pd, non ci pigliamo un caffè con Renzi, la Boschi o con chicchessia, non abbiamo ville a Capalbio, né tessere né potere né interessi economici da difendere. Noi siamo italiani offesi dai comportamenti incivili di un ministro non all’altezza del ruolo che ricopre e ci stringiamo intorno all’articolo 3 della Costituzione: «Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali». Potete votarlo tutti, acclamarlo, portarlo in trionfo per le strade su una sedia pontificia. Potete stringere in pugno tutte le redini del potere, nominarvi a vicenda nelle stanze dei bottoni del Paese, arrestarci uno per uno, tutti. Ma la ragione e la verità stanno sempre sedute nei posti più scomodi, fra gli oppressi, i deboli, gli indifesi. Mai con l’odio, mai sui balconi di palazzo Chigi o nelle piazze osannanti del potere.
#DiegoCugia #JackFolla

JACK FOLLA GRANDE RITORNO ULTIMO TRENO PER ALCATRAZ

«Salite in carrozza, fratelli, perché certi treni passano una volta sola nella vita e mai più.» Non ci saranno i giornali, non ci saranno le televisioni, non ci saranno i politici, non ci saranno i vip. Che si fottano. Perché alla festa per il ritorno di Jack Folla non ci sarà il Potere. Questo invito è valido solo per i ribelli del cuore, per le anime in gabbia, per gli albatros senzatetto, i vagabondi delle stelle e per tutti i liberi figli del cielo che vogliono abbattere il muro eretto in Italia da ricchi neofascisti e da razzisti ignoranti.

Sabato 6 ottobre, ULTIMO AVVISO per la grande festa del ritorno di JACK  FOLLA a ROMA, da e con CAPITANO ULTIMO e Diego Cugia. E con FRANCESCO PANNOFINO, la nuova voce di Jack.

Un DJ senza più microfono, cancellato da tutte le radio, e un eroe indifeso e senza più scorta come “premio” dello Stato per aver catturato Totò Riina, vi attendono con le loro anime libere, incazzate e ribelli.

Jack vi dedicherà personalmente il suo Libro Nero, il suo cuore e la grande musica di Alcatraz dal vivo, in via della Tenuta della Mistica 55, Roma-Prenestino dalle 16:30 alle 22:30 e oltre.

Telefonate al 3464386530 e prenotate se volete bere e cenare con Jack. La nostra casa famiglia è in un grande spazio verde, attrezzato, c’è posto per tutti, INGRESSO LIBERO (portatevi un cuscino per sedervi sull’erba se tutte le sedie fossero già occupate). Sul navigatore, per non perdervi, scrivete Ristorante “Il Mendicante”. Vi apparirà il logo dell’Associazione Volontari Capitano Ultimo che vi recapiterà direttamente al nido della festa. Questo era l’ultimo treno, non ce ne saranno altri. Poi non ditemi che non vi avevo avvisati. Io sono di parola e non tradisco mai. Se vi dico di venire, un motivo ci sarà…

Hasta siempre, hermanos! Tutti i martedì e i venerdì seguitemi su YouTube e continuate a iscrivervi al canale DIEGO CUGIA-JACK FOLLA.

Il Capitano Ultimo e Diego Cugia-Jack Folla in una foto scattata dal regista Michele Soavi il 1 ottobre 2018 alla Mistica.

P.S. Vuoi organizzare un evento come questo? Scrivi subito a jackfollaeditore@libero.it

IN VOLO PER PADOVA, STASERA SI COMINCIA

Hola hermanos! Grazie delle feste per il mio esordio di ieri su YouTube. Siete voi la mia casa, ed io, l’Albatros, l’ultima stazione delle nostre anime senzatetto e ribelli. STASERA, alle 21, sarò appollaiato sul PALABERTA MONTEGROTTO (Padova) a presentare Il Libro Nero con parole e musica. Tutti i miei albatros sono pregati di presentarsi con le ali da sera e ad anima nuda (ma tanto ve la vedo lo stesso). Vi conosco uno a uno, fratelli. In questi 20 anni d’isolamento ho recitato i vostri nomi a memoria per farmi compagnia. Al termine, dedicherò con firma svolazzante il nostro libro nero a chi lo desidera.

Sabato 6 ottobre (ve lo sto dicendo in tutti i modi, un motivo ci sarà) grande festa per il ritorno di Jack a ROMA, da e con CAPITANO ULTIMO. Un DJ senza più microfono e un eroe senza più scorta vi attendono con le loro anime libere, incazzate e ribelli contro l’Italia invasa e occupata dai mediocri. Ricordatevi: via della Tenuta della Mistica 55, Roma-Prenestino (il quartiere di periferia dove sono nato) dalle 16:30 alle 22:30, telefonate al 3464386530 e prenotate se volete cenare con me. La nostra casa famiglia è in un grande spazio verde, attrezzato, c’è posto per tutti, INGRESSO LIBERO. Sul navigatore, per non perdervi, mettete Ristorante “Il Mendicante”. Vi apparirà il logo dell’Associazione Volontari Capitano Ultimo che vi recapiterà direttamente al nido della festa.

Vi ricordo, infine, che il 13 ottobre alle 16:00 l’Albatros si ubriacherà alla Festa del Vino di Verona. Barcollerò nel cielo sovrastante l’HOSTARIA VERONA e precipiterò a vite sfondando il tetto. Uno spettacolo imperdibile. Jack Folla fuori controllo al Festival del Vino! Venite a inzuppare le ali nel mio bicchiere. Hasta siempre, hermanos.

#JackFolla

CAPITAN ALI’ BABA’

Il morbo è ufficiale e conclamato, per ammissione implicita dell’appestato principale. La Lega – quella giunta al potere al grido di “Roma ladrona!” – era lei l’Alì Babà e i 40 ladroni di tutto il cucuzzaro, la biblica peste ladra verde, la cavallettona famelica che si è spolverata 49 milioni di euro dei cittadini italiani, truffandoci a tutti sui rimborsi elettorali e facendo sparire il malloppo probabilmente nei paradisi fiscali. Il partito di Capitan Alì Babà infatti, ieri ha deciso di ripagare la truffa allo Stato in comode rate annuali di 600.000 euro. Ma ancora parlate? Vergogna. Quando Matusalemme Babà detto Salvini Matteo avrà compiuto 121 anni (nel 2094) la Lega avrà finalmente restituito il malloppo agli italiani depredati. Jack Folla non ha soldi, non ha casa, non ha nulla, ma oggi vado in banca e chiedo un mutuo di 100 mila euro, in base ai favori ricevuti da Salvini. Lo rimborserò con soli 100 euro al mese e salderò il mio mutuo nel 2094! Era ora, anch’io avrò una casa, evviva! Ah no? Noi no? Non si può? Lui è ministro dell’interno e può fare ciò che vuole? Ladri di Stato, dimettetevi! Ma voi non lo farete. Siete solo dei Capitan Alì Babà. Non avete dignità, non avete stile, non avete senso dello Stato, non avete cuore.

Jack Folla

FAVOREVOLI ALLA SEDIA ELETTRICA? ACCOMODATEVI, SIGNORI, C’È POSTO!

Già sedici detenuti, da gennaio a oggi, sono stati giustiziati dalla democrazia americana malata e altri sei sono in attesa nel braccio della morte. Sulla prima pagina del Boston Globe, il giornale invita provocatoriamente i suoi lettori, favorevoli alla pena di morte, ad andarsi a “godere” l’esecuzione di una condanna capitale sulla sedia elettrica. Il Boston Globe è fiducioso che cambierebbero idea, personalmente lo sono un po’ meno: oggi è pieno di gente con un boia interiore incorporato come un optional. Ma è giusto che chi è favorevole alla sedia elettrica si accomodi in prima fila ad assistere al tremendo spettacolo di una giustizia barbarica che, condannando un uomo a morte, ritiene d’insegnargli che uccidere è un reato.

COL CAPITANO ULTIMO LASCIATO DA SOLO E SENZA SCORTA CONTRO LA MAFIA

Sarò sempre a fianco del Capitano Ultimo, l’uomo che ha catturato Totò Riina, al quale la mafia ha giurato vendetta, e che da ieri lo Stato ha colpevolmente lasciato da solo, senza scorta, senza protezione. Ultimo è non soltanto un grande soldato, ma un combattente dell’anima, un cuore puro e ribelle mai schierato dalla parte del potere, un vero figlio del popolo, capitano degli ultimi, fondatore fra l’altro di una comunità che ha ridato lavoro, speranza e dignità a italiani e stranieri senza tetto. Se fossi un mafioso oggi brinderei, perché se lo Stato tratta così i suoi grandi esempi e i propri eroi, se il governo non dice una sola parola per difendere il colonnello Sergio De Caprio lasciato da ieri senza scorta come una vittima sacrificale, l’Italia è di Cosa Nostra. Perché se non sei contro sei per. Questo è il momento di schierarsi, di non essere collusi, di non tacere, di dire apertamente: io sto con Ultimo e con gli ultimi. Non è retorica, è una scelta di vita personale e politica. Il silenzio è colpa.

SIAMO NOI LA SCORTA DEL CAPITANO ULTIMO -Jack Folla faccia a faccia con l’uomo che catturò Totò Riina

Ci sono capitani e capitani, capitan bambocci, forti solo con i disperati della terra e capitani coraggiosi forti con i poteri forti, capitani veri che hanno difeso l’Italia dalla mafia, dalle lobby di potere, dalla piovra politico-finanziaria che corrompe la verità e manipola l’opinione pubblica.

Tu con chi stai, fratello? Perché è giunto il tempo di scegliere e schierarsi o con la prepotenza dei primi o con l’umiltà degli ultimi.

Jack Folla il 3 settembre starà fisicamente accanto al Capitano Ultimo, perché nell’anniversario della strage mafiosa di Carlo Alberto Dalla Chiesa, proprio lui, l’uomo che catturò Totò Riina, dal 3 settembre non avrà più la scorta, revocatagli senza uno straccio di spiegazione. Lo Stato insiste col premiare i mediocri e proteggere i suoi leccapiedi, mentre delegittima e isola i suoi migliori servitori, mettendoli in pericolo, come fece con Giovanni Falcone. Perciò ieri ho visto il Capitano Ultimo (non ci sentivamo da quindici anni, ma è stato come se ci fossimo bevuti un rum insieme la settimana scorsa) e gliel’ho chiesto a lui direttamente: «Perché mai ti hanno tolto la scorta? Ricordo male o i mafiosi, dopo che arrestasti Totò Riina, te l’avevano giurata a morte? La mafia non dimentica, non conta i secondi, conta gli anni, poi si vendica. Il governo dovrebbe saperlo».

Ultimo mi ha risposto che lui i motivi li ignora, gli è stata comunicata la notizia con una lettera secca, e ha aggiunto: «Cosa sappia il governo non lo so, diciamo che non esiste nessun dialogo, è come in una foresta».

Sì, gli ho detto, come in una foresta, vorrei evitare però che tu faccia la fine di Cappuccetto Rosso con il lupo. A proposito di lupi: «Ma il pentito di mafia Gioacchino La Barbera non aveva raccontato che Leoluca Bagarella aveva offerto un miliardo a un carabiniere corrotto se gli avesse spifferato dove abitava il capitano Ultimo?».

A lui non piace diventare una bandiera, personalizzare lo scontro, così ha risposto che la questione qui non è se concedere o togliere la scorta a qualcuno, ma più incisiva: «È ancora pericoloso Leoluca Bagarella, il boss dei Corleonesi, e la mafia a cui appartiene? Se lui, il cognato di Totò Riina, non lo è più, ragione per la quale mi tolgono la scorta, allora come mai è sottoposto al regime 41 bis di massima pericolosità?».

Bella domanda, ci piacerebbe conoscere la risposta del ministro dell’Interno Salvini e del presidente del Consiglio Conte. Ma c’è una cosa che ci fa più male dei silenzi e Jack ne ha chiesto la causa al fondatore della Crimor, l’unità militare combattente sotto copertura: «Capitano Ultimo, dov’è finita la gente che al tempo degli attentati di Falcone e Borsellino riempiva le piazze e le strade di tutti i suoi colori, in nome della legalità e contro la mafia? Come mai si è smarrita? Che cos’è accaduto al cuore resistente di questo nostro Paese?».

«È accaduto che anche la lotta antimafia è diventata celebrazione, potere, ambizione, e questo disgrega, vengono meno lo spirito di fratellanza e l’umiltà, alla fine ci si disperde e i fiori appassiscono».

Non lasciamo solo il Capitano Ultimo, fratelli. Siamo noi la sua scorta. Impediamo che questa decisione sconsiderata passi sotto silenzio. Come vuole la mafia, come desidera il potere.

Hasta siempre.

JF

 

 

CAPITAN BAMBOCCIO SALVATO DAI PRETI SI CANDIDA A MARTIRE

 
 
Mamma Vaticano ha salvato Capitan Bamboccio dai guai in cui s’era cacciato, dando riparo sotto le sue materne ali di chioccia sacra agli ostaggi della nave militare Diciotti. Indagato dalla magistratura per sequestro di persona, arresto illegale e abuso d’ufficio e comportandosi tale e quale allo zio Silvio per Ruby, la nipotina porno di Mubarak, anche il ministro dell’Interno di questa democrazia nuda (dopo averla spogliata degli ultimi valori rimasti) si candida a martire. «Non mi ferma un procuratore, 60 milioni di italiani sono con me». Bum! Nel silenzio mortificante dei 5 Stelle, aggrappati al potere come cozze, don Salvini dilaga: «Ci metto un attimo a portare tutti ad elezioni e diventare presidente del Consiglio». Chi ne dubita? L’irresponsabilità è il suo vangelo. La massa dei seguaci lo segue sull’orlo del baratro, come il pifferaio di Hamelin meglio noto come il cacciatore di topi, che invece di liberare il paese dalla peste finì col trascinarsi nel nulla i ragazzini. I nostri figli, infatti, sono tutti in fila per andare a lavorare all’estero. Ma è giusto così. Un Paese che disconosce le regole, non sa leggere né meditare sugli errori del passato e non rispetta i diritti umani, si merita un condottiero in canotta che grida: «Sono sudatissimo! Un ministro indagato ha diritto di essere sudato!». La mafia ride, i ponti crollano, i poveri aumentano, il lavoro manca. Ma da due settimane l’Italia è immobilizzata dallo show dell’onnipotente infantile Capitan Bamboccio che fa il bullo con cento eritrei con la scabbia e la polmonite.

Un energumeno poco dotato

Un energumeno dal cervello piccolo, il ministro degli Interni, poco dotato culturalmente, dal vocabolario approssimativo, inadeguato al ruolo, violento contro i deboli come tutti gli ignoranti di successo e gli analfabeti del cuore che lo sostengono, sta tenendo in ostaggio 170 esseri umani su una nave della Guardia Costiera italiana. Ciascuna di quelle 170 anime e persone, fosse solo perché in fuga dalla fame o dalla guerra, hanno biografie sicuramente più interessanti  e meritorie del modesto curriculum del ministro, e preferirei ascoltare per delle ore le loro storie di resistenza umana, imparare i loro usi e costumi, piuttosto che bermi una birra con Salvini, di cui non mi frega nulla, come in genere dei vip o presunti tali, o dei presunti ministri che uomini di Stato non sono, com’è evidente nel suo caso. Perché un vero statista non perde tempo su Facebook o Twitter a eccitare la gentarella bagonga come lui, utilizzando e trattando come schiavi i disperati che attraversano il mare per salvarsi la vita. Tutto ciò è penoso e barbarico, e merita disprezzo.

TELEGRAMMA DA JACK FOLLA

Hola teste da tagliare, bambine d’oro, fratelli ruvidi e incazzati, compagne agguerrite, grazie per le vostre mail che mi hanno fatto di colpo diventare un milionario di sorrisi. Vi avevo invitati a scrivere Il Libro Nero con me, tornato clandestino a Roma solo per un paio di mesi prima di decidere che farne di questa sedia elettrica della mia vita. E dopo vent’anni di silenzio mi avete scritto in centinaia, mi avete sbalordito ed emozionato e molte delle vostre lettere sono già nelle pagine della nuova Alcatraz tascabile che pubblicherò a settembre su Amazon, insieme a quel mio primo libro, ma stavolta, finalmente, con editore JF, libero, indipendente e ribelle, visto che JF, il mio capo, sono io. Non avendo una radio, be’, chissenegranfotte fratelli, mi sono registrato e musicato una dozzina di monologhi che vi silurerò su YouTube a metà settembre e nella pagina Facebook che aprirò a breve. Nel frattempo, continuate a scrivermi la vostra pagina nera personale su questi vent’anni in cui non abbiamo più potuto volare insieme, albatros. Esorcizziamoli insieme e rimettiamoci in formazione. Il cielo, ancora, non l’hanno chiuso dietro le sbarre, anche se quella banana nei capelli di Trump ha annunciato ieri che gli Usa si preparano alle Guerre Stellari e all’egemonia nello spazio. La gente è pazza. Nel libro c’è ancora posto, anche se ormai bazzico a pag.170 di 220 circa, quindi affrettatevi, perché ci tengo davvero. E chi mi conosce sa che sono sincero, sempre. Senza di voi nulla sarebbe stato possibile, mai. La mia mail privata è JF3957@tiscali.it

A presto e non mollate, hermanos. Hasta siempre.

Jack Folla

Non nomineRAI invano i falsi dei che hanno ammazzato la Radio

Il governo “del cambiamento” sta per rinnovare i vertici della Rai. Il totonomi impazza, tutti sbavano per sapere in anteprima a quale neo-proclamato santo inginocchiarsi a baciare le pantofole. Fra le nuove aureole che avanzano, scintilla quella di Del Noce, il boss che mise alla porta Enzo Biagi e quando scrivevamo Rockpolitik con e per Adriano Celentano, si “autosospese” polemicamente da direttore di Rai1, ma solo per le tre ore in cui il programma andava in onda, oltretutto con un successo strepitoso. Del Noce, invece, oggi rivendica il merito di aver lanciato la Isoardi, la ragazza del ministro dell’interno, e non dalla finestra, che qualche attenuante un giudice gliel’avrebbe riconosciuta. Il Mastino dei Porti, per ringraziarlo, l’ha immediatamente convocato dal Portogallo, dove Del Noce se ne stava in pensione esentasse come un re in esilio, perché la nostra è una patria che non tradisce mai i suoi traditori.

E chi saranno i nuovi direttori della radio? Silenzio, non interessa, per gli onorevoli incompetenti dello spettacolo quelle sono considerate poltrone di terza o quarta fila. Spesso ci finiscono i trombati dagli scranni tv che contano, e quasi sempre a dirigere la radio pubblica ci vanno manager o giornalisti che non la amano, non la valorizzano, non ne sanno niente. E se gli capita un copione fra le mani non capiscono la lingua, hanno bisogno del traduttore di Google. Me ne ricordo uno che, appena nominato, dichiarò pubblicamente che lui la radio non la sentiva manco in bagno. Me ne ricordo un altro, un critico televisivo, che il massimo che riuscì a inventarsi fu un programma di dediche.

Sono di ieri i pessimi risultati d’ascolto di Radio1 e Radio2. Un immenso patrimonio professionale, tecnico, creativo, con l’anima d’Italia incorporata come una perla nel microfono, è stato ridotto al livello di una radiolina commerciale qualsiasi. Gestita da direttori spocchiosi, velleitari, incapaci. E la cosa incredibile della politica è di non rendersi conto della potenzialità esplosiva della radio, di come trotta nell’inconscio della gente, di quanto fosse importante RadioRai per milioni e milioni di ascoltatori, la radio che correva come una lepre da un argomento all’altro, da una chicca musicale all’altra, non con playlist per sbomballarci l’anima con il pensiero unico discografico, ma la Radiorai dei suoi autori, i suoi attori, con la sua grande fiction, quei radiofilm che nessun altro network aveva ed ha e che sono stati cancellati da un cretino. Radiorai con i suoi show itineranti, i suoi protagonisti sostituiti da presentatori televisivi trombati, la Radiorai che potrebbe ancora oggi sfidare il futuro con la forza del suo grande passato, il tutto a costi ridicoli rispetto al pachiderma televisivo.

Possibile che neanche i 5 stelle si rendano conto di quanto sia importante la radio pubblica? Ma non dovevate dare un calcio ai tromboni del potere? Temo che, come sempre, anche a questa tornata di nomine Radiorai finirà nelle mani del nemico. Di chi non ama via Asiago, di chi non sa neanche di cosa sto parlando. Qualcosa di nuovo, grande ed emozionante che la radio italiana potrebbe ancora essere, se non fosse tutte le volte ammazzata nella culla dai falsi dei che l’hanno resa mediocre come loro.

 

HASTA SIEMPRE, ALBATROS! (E ATTENTI AGLI SQUALI)

di JACK FOLLA
È tempo di reagire, fratelli e sorelle pericolosamente addormentati in questo mare nero, basta barare con se stessi come se non ci fosse un enorme bisogno di noi, torniamo in gioco, il letargo è finito, hop-hop! Svegliati hermano, Jack è tornato, guardami, sono al tuo fianco e dentro di te, non farmi più andare via. Sono tornato solo per te e per me stesso perché voglio donarti tutto quello che ho imparato. Che me ne faccio della mia libertà felice se non riesco a liberare anche te? Un uomo davanti al muro è un uomo solo -ricordi?- ma due uomini di fronte al muro è il principio di un’evasione.
Attento, perché fra non molto quel muro sarà alto fino al cielo e per noi albatros non ci sarà più modo di evadere. Quel muro sta diventando una voliera di cemento armato.
Sono qui, alza lo sguardo del cuore, guardami baby albatro, sono in Italia, a due passi da te, te l’ho già detto 9 giorni fa, sto scrivendo un libro sugli ultimi vent’anni della nostra vita, come fu Alcatraz, ma oggi la liberazione non è più così facile, oggi bisogna prendere a spallate l’universo. Ti va? Sono pazzo sì, patetico, bollito, quello che vuoi tu. Ti va?
Rispondi, coraggio sorellina, svegliati piccola grande anima, amici miei, compagni di volo, ritrovate le vostre ali nelle soffitte e negli scantinati, c’è davvero bisogno di noi, non vorrai mica lasciargli il mondo in mano a questa gente? Risorgete miei piccoli Lazzari da questo paese assassinato. Un tempo, scherzando, vi chiamavo bestie da terza elementare, oggi non scherzo più, state diventando analfabeti del cuore.
Ridetemi pure dietro, sai che mi fotte, io rischio tutto anche per uno solo di voi! Perché uno, almeno, dev’essere rimasto, uno dev’essere presente. Io sto qui per te, in una due per tre di periferia, Roma, Fosso del Pratone. Era casa dei miei, l’ho messa in vendita, non voglio più pesi, voglio solo strada davanti. A fine settembre pubblicherò “Jack Folla: Il Libro Nero”, me stesso editore. Non voglio più nessuno sulle ali, tranne te. Liberi, indipendenti, leali, carichi di tenerezza e rabbia. Capaci di osare fino in fondo. Il libro è il primo passo per scavalcare il muro. Poi staremo a guardare che succede. E se non succede niente, fratellino mio, nessuno potrà dire che non ci abbiamo provato. Con un microfono o senza, la nostra coscienza ribelle sventolerà sempre come una bandiera.
Ti va? Ci stai? Vuoi scriverlo con me, come una volta? Vuoi raccontarmi, fratello, il tuo Libro Nero in una pagina? Ti risponderò personalmente in pubblico e se non potrò farlo con tutti, per mancanza di spazio, pubblicherò tutti i vostri nomi sul nostro Libro Nero perché rimangano a futura memoria come una stele egizia: la stele degli Albatros.
Scrivimi e vola, anima sorella, vola! Sarà una preghiera da combattimento, un rito, pagine da recitare l’uno all’altro in questa lunga notte italiana, perché il buio diventi di fuoco e il nostro futuro sia d’oro.
La mia mail personale è JF3957@tiscali.it
Hasta siempre!
Jack

NOI, INGIUSTI FRA LE NAZIONI

di JACK FOLLA

(Dopo vent’anni dal suo esordio a Radiorai con “Alcatraz, un D.J: nel braccio della morte” Jack Folla è tornato per qualche giorno in Italia da clandestino. Ancora in attesa che qualcuno gli restituisca un microfono, dopo un ventennio in cui i maggiori network gli hanno sbarrato l’accesso impedendogli  di fare il suo mestiere, sta scrivendo JACK FOLLA “IL LIBRO NERO” che pubblicherà non più con Mondadori ma a sue spese. Eccone un’anticipazione).

Dimmi, fratello, qual è la differenza con i giorni miserabili in cui i nostri padri o nonni, vedendo passare i treni dei deportati ebrei nei campi di sterminio, voltavano le spalle dicendo “Non è affar mio”? E di quando in famiglia, a guerra finita, noi ragazzi gli rinfacciammo quell’infamia: «Non avevate occhi? Non avevate un cuore? Perché non faceste nulla per impedirlo?». Mio nonno, per esempio, rispose che, alla stazione di Firenze, una notte, sentì piangere dei bambini ebrei in un vagone blindato. «Acqua, stiamo morendo di sete, pietà, acqua!» chiedevano. Lui riempì fino all’orlo la borraccia a una fontanella e tentò di alleviare loro la sete. Ma le guardie naziste sui binari lo minacciarono con le armi se solo avesse tentato di avvicinarsi al treno dei deportati.

Eccola la differenza con quei giorni: noi sappiamo con certezza che i campi profughi in Libia sono lager brutali, dove la morte è un lusso, senza prima essere stati violentati, percossi, denutriti. E invece di accoglierli sulle nostre navi, abbiamo lasciato il Mediterraneo vuoto e gelido come una tomba (e nessuna guardia SS ci minacciava di morte se solo avessimo provato a salvarli).

Così io, che da ragazzo ho accusato mio nonno, oggi me ne vado per Roma con la coda fra le gambe e la vergogna di essere italiano appiccicata sul petto come una stella gialla; finché taccio sono un vigliacco, un ipocrita, un complice degli aguzzini. So per certo che i siriani, gli africani, i migranti dalle guerre o dalla fame finiscono come ad Auschwitz o a Dachau, o seppelliti dalle onde in quel campo di sterminio blu che è diventato il mar Mediterraneo, mentre i nostri padri o nonni neppure se lo immaginavano un orrore tanto grande come l’Olocausto. Credevano che li deportassero in campi di lavoro. Ma questo non fu sufficiente, al giudizio di noi giovani, per scagionarli, e gli gridammo “vigliacchi!”. E padri e nonni tacquero, abbassando gli occhi sul tavolo della cucina.

Mangiammo in silenzio. Da allora parlare di guerra, di applausi scroscianti sotto a un certo balcone, di alzate di spalle allo sterminio di ebrei, omosessuali e zingari, divenne un tabù. Avremmo dovuto soffrire la vergogna con i nostri padri, invece di giudicarli, lasciar venire a galla tutto lo sporco, l’infamia, il non detto, per non incorrere un giorno nello stesso tremendo orrore.

Oggi so che, per questo, noi siamo più infami di loro perché votiamo, e ci scortichiamo le mani dagli applausi, per quei politici che hanno chiuso i nostri porti e impediscono ai soccorritori di andare in aiuto ai condannati a morte sui gommoni della speranza. Ci stanno manipolando, è vero, ma l’ignoranza non è una scusa. Studiate, cazzo, invece di fermarvi, come ora, alla terza riga. E le vostre minacce di morte ficcatevele su per il culo. Tu sai di chi parlo.

Esattamente 80 anni fa, nel 1938, poco dopo la “notte dei cristalli”, le prime persecuzioni naziste e la fame nei ghetti, un migliaio di ebrei riuscirono a imbarcarsi, come oggi, su una nave di nome St.Louis in rotta per la libertà: gli Stati Uniti d’America.

La nave dei profughi, salpata dal porto di Amburgo, attraversò l’oceano, ma Cuba, Stati Uniti, Canada, e altri paesi sudamericani chiusero i loro porti. E la stampa di tutto il mondo abbassò gli occhi sul tavolo. Il capitano della St. Louis, Gustav Schröder, un tedesco antinazista, fu costretto a riportarli indietro.

 Immaginatevi il panico a bordo. Dopo le bollicine di champagne, la musica, la dolcezza di essere di nuovo liberi. Ecco. Ora immaginatevelo oggi, in seguito alla chiusura dei porti ordinata dal nostro ministero degli Interni, perché è l’identica cosa, e senza champagne ma su un malconcio gommone.

Allora, il capitano Gustav -pur di non riportarli in Germania e riconsegnare gli ebrei ai loro aguzzini- riuscì a farli sbarcare al porto di Anversa, e fu solo grazie a lui, che non era un abile diplomatico ma un semplice uomo di mare, che alcuni stati antinazisti (Inghilterra, Francia, Belgio, Paesi Bassi) accolsero “quote” di rifugiati. Di quei mille, i più sfortunati finirono in paesi successivamente invasi e occupati dall’esercito tedesco. 254 persone che avevano visto la statua della Libertà soltanto dall’oblò (una “cartolina” di vetro, come le due passeggere bambine della St. Louis, nella foto) furono gasati nei campi di sterminio. E questo grazie alla complicità dei paesi “democratici” come gli Usa, e all’alzata di spalle dell’opinione pubblica mondiale, (per convenienza, per calcolo politico, per indifferenza o quieto vivere), eppure ben conoscevano la spaventosa fine alla quale avrebbero votato i rifugiati. Ti ricorda qualcuno, tesoro?

Il comandante Gustav, al contrario, dopo la guerra venne insignito dell’Ordine al Merito della Repubblica Federale Tedesca mentre Israele gli conferì il titolo di “Giusto tra le Nazioni“.

Che cosa risponderemo fra vent’anni ai nostri figli e nipoti quando, dopo migliaia e migliaia di morti innocenti, ci domanderanno il conto del sangue versato? Saremo vecchi e soli in cucina, fratello, non ci verrà in aiuto il nostro ingiusto capitano di oggi, né la sua voce tonante contro i deboli, i migranti economici (e per cos’altro dovrebbero emigrare se non per fame? Ma non vi basta, cazzo?) ricacciandoli indietro, “a casa loro”.  -L’Italia ve la sognerete in cartolina!-

Ci vergogneremo delle nostre sinistre grida di trionfo sotto a quel balcone di piazza Venezia che oggi sono i social o le tribune televisive senza contraddittorio. Abbasseremo gli occhi sul piatto. Moriremo da ingiusti sotto lo sguardo dei nostri nipoti e della Storia.

COME SPOSTARE LEGHISTI COL PENSIERO

Stanotte ho sognato di dormire. Nel letto socchiudevo gli occhi. Mi risvegliavo. C’era un antico orologio da muro nella mia stanza. Con la forza della concentrazione mentale ho cominciato a muovere le grosse lancette nere sempre più veloci, lanciandole in un folle girotondo. Ruotavano impazzite, ha ha ha, fantastico, giravano in un tempo assente e presente nello stesso istante, il tempo immortale. Lo sapevo che ci sarei riuscito, un bel giorno, anzi una bella notte,  a far correre le ore come centometristi alle Olimpiadi! Presa fiducia nelle mie facoltà, dopo mi son divertito a spostare per la stanza quella specie di stele egizia di legno che le conteneva, la pendola con la testa di orologio. Non essendo fatta per camminare, la pendola ha barcollato come un leghista ubriaco a Pontida, ha inciampato su una mattonella, e mi è caduta addosso. Ma l’ho evitata, ed eccomi qua a raccontarla. Voi direte vabbe’, era un sogno. Perché ci hai scomodato? Non lo sai, coglionazzo, che non c’è niente di più palloso del sogno di un altro? Vero! Così com’è vero, però, che stanotte ho fatto girare le lancette come criceti sulla ruota e ho fatto passeggiare una pendola di due metri nella mia cameretta come se avesse le scarpe. Semplicemente credo (e un giorno la scienza lo dimostrerà) che l’energia mentale, alimentata dalla coscienza, è il carburante che accende e spegne le stelle, e che il coglionazzo che vi scrive (e tutti voi che lo state leggendo in questo eterno istante) è addormentato adesso -non stanotte- ora! Stanotte era un dio, un dio da tutti i giorni, come voi, che giocava con le sue divine qualità perché non riusciva a prender sonno, così come di qua, contando le pecore, cerchiamo di sfuggire all’incubo di vivere in quest’Italia che non ha più un cuore.