Noi topi

A Roma si gela, c’è un sole clamoroso ma non scalda, oppure son spifferi interiori, mentre il TG 2 annunzia il nuovo record del petrolio, l’euro che straccia il dollaro paralizzando le esportazioni delle nostre aziende, il crollo dei consumi alimentari e delle spese per l’abbigliamento a Roma, caput crisi. Veltroni, intanto, ha dichiarato che il PD farà un governo-ombra, che a prima vista, sbaglierò e ci mancherebbe, ma sembra quasi una ripicca infantile, ha un che di ridicolo, ultraprecipitoso, infatti il premier del governo al sole ha prontamente replicato che gli sembra una scelta saggia, furbo lui, così mentre l’opposizione gioca con le formine a plasmare l’Italia sotto l’ombrellone, lui se la può fare e disfare sotto gli occhi di tutti, per davvero, e in santa pace, amen. A proposito, Papa Ratzinger è in America, c’era Bush ad attenderlo sotto la scaletta (pare sia la prima volta coi Papi: è una notizia? Sembra di sì, sta nei titoli) mi torna in mente il buon predecessore, che caracollando dalle scalette dei Jumbo vaticani, ovunque andasse, si buttava a terra alla muezzin baciando le scarpe alle Nazioni. Ratzinger no, con Bush si sono stretti la mano come ruvidi manager di sconfinate parrocchie, una invasata dal demone della guerra, l’altra da quello della pedofilia. I giornali informano che il Papa sia andato a scusarsi e a promettere che i preti non lo faranno più. Mi domando come faccia a garantirlo. Chissà, forse con la Texas Instruments o Bill Gates hanno segretamente inventato un cilicio elettronico, una castrazione chimica telematica, vai a sapere. Nel frattempo, sono alla mia ennesima proposta televisiva. Sto scrivendo “El topo”-Manuale televisivo di resistenza umana-
Stilato notturnamente sull’onda degli ultimi eventi.
"El Topo è la Tv per chi non guarda la Tv e per chi si è stufato della ripetitività dell’offerta televisiva. Telespettatori di tutte le età che non si riconoscono nei modelli dell’Italia di oggi e nei programmi che li rispecchiano. È uno spettacolo di musica, cultura, satira e attualità indirizzato a quella fascia di pubblico che la Rai non riesce a intercettare. Italiani che mai come oggi si sentono politicamente orfani e culturalmente abbandonati; che non trovano casa in Tv, a parte in “Blob”, “Report” e poco altro. El Topo è ambientato in una sfavillante fogna di Roma, una catacomba carbonara, perché quella di El Topo è una setta i cui adepti sono tutti i “rifiuti umani” dei modelli vincenti dell’Italia di Sopra. Per usare una terminologia da Settimana Enigmistica “forse non tutti sapevate che” un terzo della popolazione italiana si è rifugiata ormai da anni nel sottosuolo, dove vive e resiste aspettando la liberazione dell’Italia di Sopra dal predominio dei gatti. Stiamo parlando del nuovo paese dei topi.
La scenografia, dicevamo, rappresenta una fantastica catacomba, con torce che illuminano tubi e cunicoli, gallerie acquose dalle quali fuoriesce un’umanità nuova, che a causa della globalizzazione, della flessibilità, della crisi economica, sta subendo una metamorfosi bestiale, fisica e psichica, da uomini in roditori. Fra queste creature del sottosuolo e figli della notte politica e culturale del Paese di Sopra, c’è davvero di tutto:
Ex colletti bianchi divorati da un mutuo immobiliare; Incalliti romantici traditi selvaggiamente da mogli e mariti; Signori di una volta le cui buone maniere sono rifiutate di sopra e se ne stanno lì, fra i topi, con abiti blu e cravatte lise; Artisti da strada, cantanti spompati, comici messi al bando, soubrettes che intrattenevano una relazione carnale con Clemente Mastella o Cirino Pomicino e si sono ritrovate nell’Italia di Sotto da un minuto all’altro; Giovani plurilaureati senza lavoro in fuga dai lager dei call-center; topi d’auto e di industrie a loro volta bidonati, poeti irriducibili, negozianti che hanno denunziato i loro taglieggiatori e per questo hanno perso bottega; pensionati che diventano topi pur di ottenere una razione di formaggio; e naturalmente spie del Gatto Mammone travestite da topi.
Per tutti costoro, El Topo c’è.
Per tutti noi, El Topo è una speranza, l’ultimo rifugio, l’unica possibilità di resistenza umana.
Zombies della realtà italiana, i topi si tramandano, di bocca in bocca, citazioni di libri e musiche a loro care e destinate al falò dell’oblio, come in Fahrenheit 451 di Bradbury, o escogitano stratagemmi topeschi per sfuggire alle trappole, ai formaggi ingannevoli e ai mille veleni dell’ “Italia di sopra”.
            Una Topo Big Band, fa da solare colonna sonora alle riunioni della setta che sogna di liberare l’Italia dalla dittatura dei gatti. La carica erotica è assicurata da decine di sorchette con baffetti e codine che danzano sfrenatamente sui “Jingles” dei topi. (Vabbé, questa poi…)
Ogni puntata si aprirà con una nuova iniziazione, in cui il misterioso e carismatico Subcomandante El Topo, detto familiarmente Ratto Papone, l’audace nemico del Gatto Mammone al potere di sopra, farà giurare fedeltà all’adepto su un libro di Montaigne o di Camus: “Prometto che mai nella vita pronunzierò la parola Vip, né comprerò o indosserò un capo griffato. Giuro di non diventare mai di “successo” e non per questo di sentirmi “perdente”…”. Il Ratto Papone a sua volta reciterà la formula di rito accogliendo l’eletto nella setta di “El Topo”: « Riempiti gli occhi di meraviglie, vivi come se dovessi cadere morto fra dieci secondi! Guarda il mondo: è più fantastico di qualunque sogno studiato e prodotto dalle più grandi fabbriche. I gatti vogliono convincerti che ormai sei uno di loro. Giura di non credergli mai e di resistere fino alla fine dei tuoi giorni, sia di sopra che di sotto, amen.».
“Lo giuro.” "(Eccetera…)
 
Venerdì ho preso appuntamento con il direttore di Rai 3, Ruffini e gliela porto, scrivo qui la proposta, così se uno del suo entourage per caso la leggesse nel mio blog ha tutto il tempo di avvertirlo del delirio, la segretaria disdice l’appuntamento con una scusa e ci evitiamo l’imbarazzo e la fatica.
Ogni giorno ricevo mail minacciosamente affettuose di ex ascoltatori che mi considerano una specie di disertore della radio e della TV e mi sollecitano a tornare ai microfoni come se fosse merito mio questo lungo silenzio e i network italiani non aspettassero altro che trasmettermi. Ieri notte, una mail, in particolare, mi ha commosso ed era davvero triste e gentile. Spero che la misteriosa C. che l’ha scritta non me ne vorrà se la riporto qui di seguito…
 
Ti prego torna. Io sono un albatros della notte di Roma. Tanto tempo 
fa. Ti ricordi?
Non riesco ad ascoltare questa musica che vola dal tuo sito. E’ una 
vera botta al cuore. Ma la sto mandando a ripetizione mentre ti scrivo 
in questo inizio di notte.
Oggi, dopo i risultati elettorali ho sentito fortissimo il bisogno di 
Jack.  E la sua mancanza.
Mi ricordo quando mi mettevo le cuffie sul motorino per ascoltarti, 
Jack.
Era qualche anno fa e la sensazione era la stessa di oggi.  Il male da 
combattere, il bene che voleva venir fuori. Ed usciva da ogni parola 
che il mio Jack pronunciava. Ogni trasmissione dai suoi rifugi era una 
boccata di aria fresca per noi albatros che sognavamo di volare con lui.
Mi sentivo di essere parte di qualcosa. Jack mi dava forza. Forza per 
credere che cambiare fosse possibile. Che volare fosse possibile.
Oggi mi sento sola.
 
Anch’io. E lo siamo tutti veramente. Bisogna trovare un canale di comunicazione più grande e intenso di un blog.