CAPITAN ALI’ BABA’

Il morbo è ufficiale e conclamato, per ammissione implicita dell’appestato principale. La Lega – quella giunta al potere al grido di “Roma ladrona!” – era lei l’Alì Babà e i 40 ladroni di tutto il cucuzzaro, la biblica peste ladra verde, la cavallettona famelica che si è spolverata 49 milioni di euro dei cittadini italiani, truffandoci a tutti sui rimborsi elettorali e facendo sparire il malloppo probabilmente nei paradisi fiscali. Il partito di Capitan Alì Babà infatti, ieri ha deciso di ripagare la truffa allo Stato in comode rate annuali di 600.000 euro. Ma ancora parlate? Vergogna. Quando Matusalemme Babà detto Salvini Matteo avrà compiuto 121 anni (nel 2094) la Lega avrà finalmente restituito il malloppo agli italiani depredati. Jack Folla non ha soldi, non ha casa, non ha nulla, ma oggi vado in banca e chiedo un mutuo di 100 mila euro, in base ai favori ricevuti da Salvini. Lo rimborserò con soli 100 euro al mese e salderò il mio mutuo nel 2094! Era ora, anch’io avrò una casa, evviva! Ah no? Noi no? Non si può? Lui è ministro dell’interno e può fare ciò che vuole? Ladri di Stato, dimettetevi! Ma voi non lo farete. Siete solo dei Capitan Alì Babà. Non avete dignità, non avete stile, non avete senso dello Stato, non avete cuore.

Jack Folla

FAVOREVOLI ALLA SEDIA ELETTRICA? ACCOMODATEVI, SIGNORI, C’È POSTO!

Già sedici detenuti, da gennaio a oggi, sono stati giustiziati dalla democrazia americana malata e altri sei sono in attesa nel braccio della morte. Sulla prima pagina del Boston Globe, il giornale invita provocatoriamente i suoi lettori, favorevoli alla pena di morte, ad andarsi a “godere” l’esecuzione di una condanna capitale sulla sedia elettrica. Il Boston Globe è fiducioso che cambierebbero idea, personalmente lo sono un po’ meno: oggi è pieno di gente con un boia interiore incorporato come un optional. Ma è giusto che chi è favorevole alla sedia elettrica si accomodi in prima fila ad assistere al tremendo spettacolo di una giustizia barbarica che, condannando un uomo a morte, ritiene d’insegnargli che uccidere è un reato.

COL CAPITANO ULTIMO LASCIATO DA SOLO E SENZA SCORTA CONTRO LA MAFIA

Sarò sempre a fianco del Capitano Ultimo, l’uomo che ha catturato Totò Riina, al quale la mafia ha giurato vendetta, e che da ieri lo Stato ha colpevolmente lasciato da solo, senza scorta, senza protezione. Ultimo è non soltanto un grande soldato, ma un combattente dell’anima, un cuore puro e ribelle mai schierato dalla parte del potere, un vero figlio del popolo, capitano degli ultimi, fondatore fra l’altro di una comunità che ha ridato lavoro, speranza e dignità a italiani e stranieri senza tetto. Se fossi un mafioso oggi brinderei, perché se lo Stato tratta così i suoi grandi esempi e i propri eroi, se il governo non dice una sola parola per difendere il colonnello Sergio De Caprio lasciato da ieri senza scorta come una vittima sacrificale, l’Italia è di Cosa Nostra. Perché se non sei contro sei per. Questo è il momento di schierarsi, di non essere collusi, di non tacere, di dire apertamente: io sto con Ultimo e con gli ultimi. Non è retorica, è una scelta di vita personale e politica. Il silenzio è colpa.

SIAMO NOI LA SCORTA DEL CAPITANO ULTIMO -Jack Folla faccia a faccia con l’uomo che catturò Totò Riina

Ci sono capitani e capitani, capitan bambocci, forti solo con i disperati della terra e capitani coraggiosi forti con i poteri forti, capitani veri che hanno difeso l’Italia dalla mafia, dalle lobby di potere, dalla piovra politico-finanziaria che corrompe la verità e manipola l’opinione pubblica.

Tu con chi stai, fratello? Perché è giunto il tempo di scegliere e schierarsi o con la prepotenza dei primi o con l’umiltà degli ultimi.

Jack Folla il 3 settembre starà fisicamente accanto al Capitano Ultimo, perché nell’anniversario della strage mafiosa di Carlo Alberto Dalla Chiesa, proprio lui, l’uomo che catturò Totò Riina, dal 3 settembre non avrà più la scorta, revocatagli senza uno straccio di spiegazione. Lo Stato insiste col premiare i mediocri e proteggere i suoi leccapiedi, mentre delegittima e isola i suoi migliori servitori, mettendoli in pericolo, come fece con Giovanni Falcone. Perciò ieri ho visto il Capitano Ultimo (non ci sentivamo da quindici anni, ma è stato come se ci fossimo bevuti un rum insieme la settimana scorsa) e gliel’ho chiesto a lui direttamente: «Perché mai ti hanno tolto la scorta? Ricordo male o i mafiosi, dopo che arrestasti Totò Riina, te l’avevano giurata a morte? La mafia non dimentica, non conta i secondi, conta gli anni, poi si vendica. Il governo dovrebbe saperlo».

Ultimo mi ha risposto che lui i motivi li ignora, gli è stata comunicata la notizia con una lettera secca, e ha aggiunto: «Cosa sappia il governo non lo so, diciamo che non esiste nessun dialogo, è come in una foresta».

Sì, gli ho detto, come in una foresta, vorrei evitare però che tu faccia la fine di Cappuccetto Rosso con il lupo. A proposito di lupi: «Ma il pentito di mafia Gioacchino La Barbera non aveva raccontato che Leoluca Bagarella aveva offerto un miliardo a un carabiniere corrotto se gli avesse spifferato dove abitava il capitano Ultimo?».

A lui non piace diventare una bandiera, personalizzare lo scontro, così ha risposto che la questione qui non è se concedere o togliere la scorta a qualcuno, ma più incisiva: «È ancora pericoloso Leoluca Bagarella, il boss dei Corleonesi, e la mafia a cui appartiene? Se lui, il cognato di Totò Riina, non lo è più, ragione per la quale mi tolgono la scorta, allora come mai è sottoposto al regime 41 bis di massima pericolosità?».

Bella domanda, ci piacerebbe conoscere la risposta del ministro dell’Interno Salvini e del presidente del Consiglio Conte. Ma c’è una cosa che ci fa più male dei silenzi e Jack ne ha chiesto la causa al fondatore della Crimor, l’unità militare combattente sotto copertura: «Capitano Ultimo, dov’è finita la gente che al tempo degli attentati di Falcone e Borsellino riempiva le piazze e le strade di tutti i suoi colori, in nome della legalità e contro la mafia? Come mai si è smarrita? Che cos’è accaduto al cuore resistente di questo nostro Paese?».

«È accaduto che anche la lotta antimafia è diventata celebrazione, potere, ambizione, e questo disgrega, vengono meno lo spirito di fratellanza e l’umiltà, alla fine ci si disperde e i fiori appassiscono».

Non lasciamo solo il Capitano Ultimo, fratelli. Siamo noi la sua scorta. Impediamo che questa decisione sconsiderata passi sotto silenzio. Come vuole la mafia, come desidera il potere.

Hasta siempre.

JF

 

 

CAPITAN BAMBOCCIO SALVATO DAI PRETI SI CANDIDA A MARTIRE

 
 
Mamma Vaticano ha salvato Capitan Bamboccio dai guai in cui s’era cacciato, dando riparo sotto le sue materne ali di chioccia sacra agli ostaggi della nave militare Diciotti. Indagato dalla magistratura per sequestro di persona, arresto illegale e abuso d’ufficio e comportandosi tale e quale allo zio Silvio per Ruby, la nipotina porno di Mubarak, anche il ministro dell’Interno di questa democrazia nuda (dopo averla spogliata degli ultimi valori rimasti) si candida a martire. «Non mi ferma un procuratore, 60 milioni di italiani sono con me». Bum! Nel silenzio mortificante dei 5 Stelle, aggrappati al potere come cozze, don Salvini dilaga: «Ci metto un attimo a portare tutti ad elezioni e diventare presidente del Consiglio». Chi ne dubita? L’irresponsabilità è il suo vangelo. La massa dei seguaci lo segue sull’orlo del baratro, come il pifferaio di Hamelin meglio noto come il cacciatore di topi, che invece di liberare il paese dalla peste finì col trascinarsi nel nulla i ragazzini. I nostri figli, infatti, sono tutti in fila per andare a lavorare all’estero. Ma è giusto così. Un Paese che disconosce le regole, non sa leggere né meditare sugli errori del passato e non rispetta i diritti umani, si merita un condottiero in canotta che grida: «Sono sudatissimo! Un ministro indagato ha diritto di essere sudato!». La mafia ride, i ponti crollano, i poveri aumentano, il lavoro manca. Ma da due settimane l’Italia è immobilizzata dallo show dell’onnipotente infantile Capitan Bamboccio che fa il bullo con cento eritrei con la scabbia e la polmonite.

Un energumeno poco dotato

Un energumeno dal cervello piccolo, il ministro degli Interni, poco dotato culturalmente, dal vocabolario approssimativo, inadeguato al ruolo, violento contro i deboli come tutti gli ignoranti di successo e gli analfabeti del cuore che lo sostengono, sta tenendo in ostaggio 170 esseri umani su una nave della Guardia Costiera italiana. Ciascuna di quelle 170 anime e persone, fosse solo perché in fuga dalla fame o dalla guerra, hanno biografie sicuramente più interessanti  e meritorie del modesto curriculum del ministro, e preferirei ascoltare per delle ore le loro storie di resistenza umana, imparare i loro usi e costumi, piuttosto che bermi una birra con Salvini, di cui non mi frega nulla, come in genere dei vip o presunti tali, o dei presunti ministri che uomini di Stato non sono, com’è evidente nel suo caso. Perché un vero statista non perde tempo su Facebook o Twitter a eccitare la gentarella bagonga come lui, utilizzando e trattando come schiavi i disperati che attraversano il mare per salvarsi la vita. Tutto ciò è penoso e barbarico, e merita disprezzo.

TELEGRAMMA DA JACK FOLLA

Hola teste da tagliare, bambine d’oro, fratelli ruvidi e incazzati, compagne agguerrite, grazie per le vostre mail che mi hanno fatto di colpo diventare un milionario di sorrisi. Vi avevo invitati a scrivere Il Libro Nero con me, tornato clandestino a Roma solo per un paio di mesi prima di decidere che farne di questa sedia elettrica della mia vita. E dopo vent’anni di silenzio mi avete scritto in centinaia, mi avete sbalordito ed emozionato e molte delle vostre lettere sono già nelle pagine della nuova Alcatraz tascabile che pubblicherò a settembre su Amazon, insieme a quel mio primo libro, ma stavolta, finalmente, con editore JF, libero, indipendente e ribelle, visto che JF, il mio capo, sono io. Non avendo una radio, be’, chissenegranfotte fratelli, mi sono registrato e musicato una dozzina di monologhi che vi silurerò su YouTube a metà settembre e nella pagina Facebook che aprirò a breve. Nel frattempo, continuate a scrivermi la vostra pagina nera personale su questi vent’anni in cui non abbiamo più potuto volare insieme, albatros. Esorcizziamoli insieme e rimettiamoci in formazione. Il cielo, ancora, non l’hanno chiuso dietro le sbarre, anche se quella banana nei capelli di Trump ha annunciato ieri che gli Usa si preparano alle Guerre Stellari e all’egemonia nello spazio. La gente è pazza. Nel libro c’è ancora posto, anche se ormai bazzico a pag.170 di 220 circa, quindi affrettatevi, perché ci tengo davvero. E chi mi conosce sa che sono sincero, sempre. Senza di voi nulla sarebbe stato possibile, mai. La mia mail privata è JF3957@tiscali.it

A presto e non mollate, hermanos. Hasta siempre.

Jack Folla

Non nomineRAI invano i falsi dei che hanno ammazzato la Radio

Il governo “del cambiamento” sta per rinnovare i vertici della Rai. Il totonomi impazza, tutti sbavano per sapere in anteprima a quale neo-proclamato santo inginocchiarsi a baciare le pantofole. Fra le nuove aureole che avanzano, scintilla quella di Del Noce, il boss che mise alla porta Enzo Biagi e quando scrivevamo Rockpolitik con e per Adriano Celentano, si “autosospese” polemicamente da direttore di Rai1, ma solo per le tre ore in cui il programma andava in onda, oltretutto con un successo strepitoso. Del Noce, invece, oggi rivendica il merito di aver lanciato la Isoardi, la ragazza del ministro dell’interno, e non dalla finestra, che qualche attenuante un giudice gliel’avrebbe riconosciuta. Il Mastino dei Porti, per ringraziarlo, l’ha immediatamente convocato dal Portogallo, dove Del Noce se ne stava in pensione esentasse come un re in esilio, perché la nostra è una patria che non tradisce mai i suoi traditori.

E chi saranno i nuovi direttori della radio? Silenzio, non interessa, per gli onorevoli incompetenti dello spettacolo quelle sono considerate poltrone di terza o quarta fila. Spesso ci finiscono i trombati dagli scranni tv che contano, e quasi sempre a dirigere la radio pubblica ci vanno manager o giornalisti che non la amano, non la valorizzano, non ne sanno niente. E se gli capita un copione fra le mani non capiscono la lingua, hanno bisogno del traduttore di Google. Me ne ricordo uno che, appena nominato, dichiarò pubblicamente che lui la radio non la sentiva manco in bagno. Me ne ricordo un altro, un critico televisivo, che il massimo che riuscì a inventarsi fu un programma di dediche.

Sono di ieri i pessimi risultati d’ascolto di Radio1 e Radio2. Un immenso patrimonio professionale, tecnico, creativo, con l’anima d’Italia incorporata come una perla nel microfono, è stato ridotto al livello di una radiolina commerciale qualsiasi. Gestita da direttori spocchiosi, velleitari, incapaci. E la cosa incredibile della politica è di non rendersi conto della potenzialità esplosiva della radio, di come trotta nell’inconscio della gente, di quanto fosse importante RadioRai per milioni e milioni di ascoltatori, la radio che correva come una lepre da un argomento all’altro, da una chicca musicale all’altra, non con playlist per sbomballarci l’anima con il pensiero unico discografico, ma la Radiorai dei suoi autori, i suoi attori, con la sua grande fiction, quei radiofilm che nessun altro network aveva ed ha e che sono stati cancellati da un cretino. Radiorai con i suoi show itineranti, i suoi protagonisti sostituiti da presentatori televisivi trombati, la Radiorai che potrebbe ancora oggi sfidare il futuro con la forza del suo grande passato, il tutto a costi ridicoli rispetto al pachiderma televisivo.

Possibile che neanche i 5 stelle si rendano conto di quanto sia importante la radio pubblica? Ma non dovevate dare un calcio ai tromboni del potere? Temo che, come sempre, anche a questa tornata di nomine Radiorai finirà nelle mani del nemico. Di chi non ama via Asiago, di chi non sa neanche di cosa sto parlando. Qualcosa di nuovo, grande ed emozionante che la radio italiana potrebbe ancora essere, se non fosse tutte le volte ammazzata nella culla dai falsi dei che l’hanno resa mediocre come loro.

 

HASTA SIEMPRE, ALBATROS! (E ATTENTI AGLI SQUALI)

di JACK FOLLA
È tempo di reagire, fratelli e sorelle pericolosamente addormentati in questo mare nero, basta barare con se stessi come se non ci fosse un enorme bisogno di noi, torniamo in gioco, il letargo è finito, hop-hop! Svegliati hermano, Jack è tornato, guardami, sono al tuo fianco e dentro di te, non farmi più andare via. Sono tornato solo per te e per me stesso perché voglio donarti tutto quello che ho imparato. Che me ne faccio della mia libertà felice se non riesco a liberare anche te? Un uomo davanti al muro è un uomo solo -ricordi?- ma due uomini di fronte al muro è il principio di un’evasione.
Attento, perché fra non molto quel muro sarà alto fino al cielo e per noi albatros non ci sarà più modo di evadere. Quel muro sta diventando una voliera di cemento armato.
Sono qui, alza lo sguardo del cuore, guardami baby albatro, sono in Italia, a due passi da te, te l’ho già detto 9 giorni fa, sto scrivendo un libro sugli ultimi vent’anni della nostra vita, come fu Alcatraz, ma oggi la liberazione non è più così facile, oggi bisogna prendere a spallate l’universo. Ti va? Sono pazzo sì, patetico, bollito, quello che vuoi tu. Ti va?
Rispondi, coraggio sorellina, svegliati piccola grande anima, amici miei, compagni di volo, ritrovate le vostre ali nelle soffitte e negli scantinati, c’è davvero bisogno di noi, non vorrai mica lasciargli il mondo in mano a questa gente? Risorgete miei piccoli Lazzari da questo paese assassinato. Un tempo, scherzando, vi chiamavo bestie da terza elementare, oggi non scherzo più, state diventando analfabeti del cuore.
Ridetemi pure dietro, sai che mi fotte, io rischio tutto anche per uno solo di voi! Perché uno, almeno, dev’essere rimasto, uno dev’essere presente. Io sto qui per te, in una due per tre di periferia, Roma, Fosso del Pratone. Era casa dei miei, l’ho messa in vendita, non voglio più pesi, voglio solo strada davanti. A fine settembre pubblicherò “Jack Folla: Il Libro Nero”, me stesso editore. Non voglio più nessuno sulle ali, tranne te. Liberi, indipendenti, leali, carichi di tenerezza e rabbia. Capaci di osare fino in fondo. Il libro è il primo passo per scavalcare il muro. Poi staremo a guardare che succede. E se non succede niente, fratellino mio, nessuno potrà dire che non ci abbiamo provato. Con un microfono o senza, la nostra coscienza ribelle sventolerà sempre come una bandiera.
Ti va? Ci stai? Vuoi scriverlo con me, come una volta? Vuoi raccontarmi, fratello, il tuo Libro Nero in una pagina? Ti risponderò personalmente in pubblico e se non potrò farlo con tutti, per mancanza di spazio, pubblicherò tutti i vostri nomi sul nostro Libro Nero perché rimangano a futura memoria come una stele egizia: la stele degli Albatros.
Scrivimi e vola, anima sorella, vola! Sarà una preghiera da combattimento, un rito, pagine da recitare l’uno all’altro in questa lunga notte italiana, perché il buio diventi di fuoco e il nostro futuro sia d’oro.
La mia mail personale è JF3957@tiscali.it
Hasta siempre!
Jack

NOI, INGIUSTI FRA LE NAZIONI

di JACK FOLLA

(Dopo vent’anni dal suo esordio a Radiorai con “Alcatraz, un D.J: nel braccio della morte” Jack Folla è tornato per qualche giorno in Italia da clandestino. Ancora in attesa che qualcuno gli restituisca un microfono, dopo un ventennio in cui i maggiori network gli hanno sbarrato l’accesso impedendogli  di fare il suo mestiere, sta scrivendo JACK FOLLA “IL LIBRO NERO” che pubblicherà non più con Mondadori ma a sue spese. Eccone un’anticipazione).

Dimmi, fratello, qual è la differenza con i giorni miserabili in cui i nostri padri o nonni, vedendo passare i treni dei deportati ebrei nei campi di sterminio, voltavano le spalle dicendo “Non è affar mio”? E di quando in famiglia, a guerra finita, noi ragazzi gli rinfacciammo quell’infamia: «Non avevate occhi? Non avevate un cuore? Perché non faceste nulla per impedirlo?». Mio nonno, per esempio, rispose che, alla stazione di Firenze, una notte, sentì piangere dei bambini ebrei in un vagone blindato. «Acqua, stiamo morendo di sete, pietà, acqua!» chiedevano. Lui riempì fino all’orlo la borraccia a una fontanella e tentò di alleviare loro la sete. Ma le guardie naziste sui binari lo minacciarono con le armi se solo avesse tentato di avvicinarsi al treno dei deportati.

Eccola la differenza con quei giorni: noi sappiamo con certezza che i campi profughi in Libia sono lager brutali, dove la morte è un lusso, senza prima essere stati violentati, percossi, denutriti. E invece di accoglierli sulle nostre navi, abbiamo lasciato il Mediterraneo vuoto e gelido come una tomba (e nessuna guardia SS ci minacciava di morte se solo avessimo provato a salvarli).

Così io, che da ragazzo ho accusato mio nonno, oggi me ne vado per Roma con la coda fra le gambe e la vergogna di essere italiano appiccicata sul petto come una stella gialla; finché taccio sono un vigliacco, un ipocrita, un complice degli aguzzini. So per certo che i siriani, gli africani, i migranti dalle guerre o dalla fame finiscono come ad Auschwitz o a Dachau, o seppelliti dalle onde in quel campo di sterminio blu che è diventato il mar Mediterraneo, mentre i nostri padri o nonni neppure se lo immaginavano un orrore tanto grande come l’Olocausto. Credevano che li deportassero in campi di lavoro. Ma questo non fu sufficiente, al giudizio di noi giovani, per scagionarli, e gli gridammo “vigliacchi!”. E padri e nonni tacquero, abbassando gli occhi sul tavolo della cucina.

Mangiammo in silenzio. Da allora parlare di guerra, di applausi scroscianti sotto a un certo balcone, di alzate di spalle allo sterminio di ebrei, omosessuali e zingari, divenne un tabù. Avremmo dovuto soffrire la vergogna con i nostri padri, invece di giudicarli, lasciar venire a galla tutto lo sporco, l’infamia, il non detto, per non incorrere un giorno nello stesso tremendo orrore.

Oggi so che, per questo, noi siamo più infami di loro perché votiamo, e ci scortichiamo le mani dagli applausi, per quei politici che hanno chiuso i nostri porti e impediscono ai soccorritori di andare in aiuto ai condannati a morte sui gommoni della speranza. Ci stanno manipolando, è vero, ma l’ignoranza non è una scusa. Studiate, cazzo, invece di fermarvi, come ora, alla terza riga. E le vostre minacce di morte ficcatevele su per il culo. Tu sai di chi parlo.

Esattamente 80 anni fa, nel 1938, poco dopo la “notte dei cristalli”, le prime persecuzioni naziste e la fame nei ghetti, un migliaio di ebrei riuscirono a imbarcarsi, come oggi, su una nave di nome St.Louis in rotta per la libertà: gli Stati Uniti d’America.

La nave dei profughi, salpata dal porto di Amburgo, attraversò l’oceano, ma Cuba, Stati Uniti, Canada, e altri paesi sudamericani chiusero i loro porti. E la stampa di tutto il mondo abbassò gli occhi sul tavolo. Il capitano della St. Louis, Gustav Schröder, un tedesco antinazista, fu costretto a riportarli indietro.

 Immaginatevi il panico a bordo. Dopo le bollicine di champagne, la musica, la dolcezza di essere di nuovo liberi. Ecco. Ora immaginatevelo oggi, in seguito alla chiusura dei porti ordinata dal nostro ministero degli Interni, perché è l’identica cosa, e senza champagne ma su un malconcio gommone.

Allora, il capitano Gustav -pur di non riportarli in Germania e riconsegnare gli ebrei ai loro aguzzini- riuscì a farli sbarcare al porto di Anversa, e fu solo grazie a lui, che non era un abile diplomatico ma un semplice uomo di mare, che alcuni stati antinazisti (Inghilterra, Francia, Belgio, Paesi Bassi) accolsero “quote” di rifugiati. Di quei mille, i più sfortunati finirono in paesi successivamente invasi e occupati dall’esercito tedesco. 254 persone che avevano visto la statua della Libertà soltanto dall’oblò (una “cartolina” di vetro, come le due passeggere bambine della St. Louis, nella foto) furono gasati nei campi di sterminio. E questo grazie alla complicità dei paesi “democratici” come gli Usa, e all’alzata di spalle dell’opinione pubblica mondiale, (per convenienza, per calcolo politico, per indifferenza o quieto vivere), eppure ben conoscevano la spaventosa fine alla quale avrebbero votato i rifugiati. Ti ricorda qualcuno, tesoro?

Il comandante Gustav, al contrario, dopo la guerra venne insignito dell’Ordine al Merito della Repubblica Federale Tedesca mentre Israele gli conferì il titolo di “Giusto tra le Nazioni“.

Che cosa risponderemo fra vent’anni ai nostri figli e nipoti quando, dopo migliaia e migliaia di morti innocenti, ci domanderanno il conto del sangue versato? Saremo vecchi e soli in cucina, fratello, non ci verrà in aiuto il nostro ingiusto capitano di oggi, né la sua voce tonante contro i deboli, i migranti economici (e per cos’altro dovrebbero emigrare se non per fame? Ma non vi basta, cazzo?) ricacciandoli indietro, “a casa loro”.  -L’Italia ve la sognerete in cartolina!-

Ci vergogneremo delle nostre sinistre grida di trionfo sotto a quel balcone di piazza Venezia che oggi sono i social o le tribune televisive senza contraddittorio. Abbasseremo gli occhi sul piatto. Moriremo da ingiusti sotto lo sguardo dei nostri nipoti e della Storia.

COME SPOSTARE LEGHISTI COL PENSIERO

Stanotte ho sognato di dormire. Nel letto socchiudevo gli occhi. Mi risvegliavo. C’era un antico orologio da muro nella mia stanza. Con la forza della concentrazione mentale ho cominciato a muovere le grosse lancette nere sempre più veloci, lanciandole in un folle girotondo. Ruotavano impazzite, ha ha ha, fantastico, giravano in un tempo assente e presente nello stesso istante, il tempo immortale. Lo sapevo che ci sarei riuscito, un bel giorno, anzi una bella notte,  a far correre le ore come centometristi alle Olimpiadi! Presa fiducia nelle mie facoltà, dopo mi son divertito a spostare per la stanza quella specie di stele egizia di legno che le conteneva, la pendola con la testa di orologio. Non essendo fatta per camminare, la pendola ha barcollato come un leghista ubriaco a Pontida, ha inciampato su una mattonella, e mi è caduta addosso. Ma l’ho evitata, ed eccomi qua a raccontarla. Voi direte vabbe’, era un sogno. Perché ci hai scomodato? Non lo sai, coglionazzo, che non c’è niente di più palloso del sogno di un altro? Vero! Così com’è vero, però, che stanotte ho fatto girare le lancette come criceti sulla ruota e ho fatto passeggiare una pendola di due metri nella mia cameretta come se avesse le scarpe. Semplicemente credo (e un giorno la scienza lo dimostrerà) che l’energia mentale, alimentata dalla coscienza, è il carburante che accende e spegne le stelle, e che il coglionazzo che vi scrive (e tutti voi che lo state leggendo in questo eterno istante) è addormentato adesso -non stanotte- ora! Stanotte era un dio, un dio da tutti i giorni, come voi, che giocava con le sue divine qualità perché non riusciva a prender sonno, così come di qua, contando le pecore, cerchiamo di sfuggire all’incubo di vivere in quest’Italia che non ha più un cuore.

PIEDI D’ESTATE E SIGNORE NUDE

Guardandomi i piedi in questi mocassini rotti che sembrano sorridere stupefatti del mondo, mi sono ricordato della mia ripugnanza infantile ai piedi nudi di chicchessia, ma in particolare a quelli di mia madre, di mia sorella e di mia zia quando veniva a farci visita dopo l’ufficio.

Gridavo «Rimettetevi immediatamente le scarpe!» quando d’estate che a Roma si soffoca dall’umidità (e i piedi fanno come una nebbia intorno), le donne di casa per chiacchierare al fresco se le toglievano. Avevo quattro, cinque anni, fu un periodo d’antipiedismo violento, al solo vederli mi montava una rabbia bambina, come non fossero banalissimi piedi ma pantegane assassine. Potevano essere profumati di borotalco, lisci piedini freschi di pedicure, era uguale. In più me lo facevano apposta, ecco! Dicevano: Zan-zan! come entravo in salotto, via le scarpe! E ridevano, piegate in due, ridevano. Oh terribile offesa, piangevo di rabbia: «Abbasso i piedi!» Perché mai facevo così? Ero stato un feticista in un’altra vita, un piedofilo? Non lo saprò mai e a nessuno interessa. Allora come mai ho scelto un argomento come l’idiosincrasia ai piedi nudi? Perché è domenica e non c’ho niente da fare o forse per partire dal basso. Risaliamo a mezzobusto. Quello della signora nuda.

Mi apparve per la prima volta a tre anni, in piena notte. Assomigliava a Wilma Goich, la cantante de I Vianella e delle colline sono in fiore. Ma fosforescente, color violetto. Io stavo nel mio lettino tipo Alcatraz, quelli con le sbarre per non farmi cadere, e “la signora nuda” appariva con un sorriso satanico da dietro l’armadio, facendomi un cucù malefico. Perché la definii nuda? Non si sa. Ma lo ricordo come l’avessi vista stanotte quella Goich fantasma, era nuda sì ma a mezzobusto, non oltre l’intaccatura del seno (a mezzobusto forse per non guardarle i terrificanti piedi?). Io gridavo dallo spavento «La signora nuda, papà, aiuto!» e mio papà si svegliava e mi veniva a consolare.

La notizia delle visioni di belle signore senza piedi desnude divenne leggendaria fra parenti e amici e quando i miei cuginetti venivano a casa nostra per una merenda, gettavano alla signora nuda sotto l’armadio paste alla crema avanzate, pizzette smozzicate, o le frappe e i bigné di San Giuseppe. Tutti mi facevano domande su chi fosse e che vita da cani facesse questa signora nuda e affamata dietro l’armadio, ma non mi facevano ridere affatto. Le signore nude son cose serie. Mio papà, esasperato, mi disse (nel frattempo erano passati altri due o tre anni di apparizioni di questa madonnina del male) «Fai così, quando la signora nuda viene, tu datti un pizzicotto forte sul braccino, ti svegli, ti accorgi che dietro l’armadio non c’è nessuno, mi lasci dormire in pace che devo lavorare e la facciamo finita». Mi parve ragionevole. Quella stessa notte ecco la luce violetta e sbam, la Wilma nuda e fosforescente che mi squadra col ghigno. Io mi alzo in piedi nel lettino, con una mano afferro una sbarra e con l’altra mi pizzico il braccio. Mi feci proprio male, girandomi la pelle con due dita: ero sveglissimo! La signora nuda mi fissò che neanche Carrie lo sguardo di Satana. Dissi a me stesso: «Ricordatelo tutta la vita, anche quando sarai grande. Il pizzicotto forte me lo sono dato tre volte! Il braccio mi fa male. La signora nuda c’è!»

E da quella notte non è più venuta.

NELLA FOTO: il bambino che vedeva la signora nuda

BESTIE DA PENTAGRAMMA

Questo cancro della politica di manipolare la gente come fa la più becera pubblicità dei pannoloni per incontinenti, (“Assorbe tutto e non si sente l’odore!” Brrr…) è veramente maleodorante, anche perché cominciamo a non rendercene neanche conto, della puzza dico. Prendiamo il caso del sondaggio di ieri sul blog delle stelle. Per me ha ragione Fico, non è questo il punto. Mi fa schifo il modo in cui ci si rivolge al popolo bue, come i panzoni della finanza definiscono i piccoli risparmiatori sprovveduti. La domanda paracula oltre l’oscenità “Noi pensiamo che i vitalizi siano un privilegio indecente e Roberto Fico si sta impegnando per eliminarli. La Casta non è d’accordo e addirittura vorrebbe denunciarlo per questo. Voi da che parte state?” merita una sola risposta: non con chi mi tratta come una bestia, fanculo. Oltretutto quando la bestia da terza elementare è il manipolatore e non i manipolati, perché quando la maggioranza (manipolata a sua volta da qualche algoritmo nemico) risponde bella-bella che sta con la Kasta, e non con il più Fico del bigoncio, il sondaggio, dopo essere apparso in tutto il suo fulgore, scompare come una Madonnina che ci ha ripensato.

Nelle stesse ore, patron Grillo propone di eleggere senatori come si estraggono i numeri al lotto, col bambino bendato, a casaccio. Ma perché, invece? Che hai fatto fino a adesso?

Nel frattempo (per la serie “Perché, il Pd?”) Matteo Renzi si starebbe comprando una villa da 1.300.000 euro in un quartiere lussuosissimo sulle colline di Firenze. È quanto scrive La Verità, quindi capace sia una bufala. Ma se fosse vero, benedetto ragazzo, gran figlio di Pan, dobbiamo proprio apprenderlo nel giorno in cui scopriamo che 5 milioni di noi versano in povertà assoluta? Sarà retorica da quattro soldi ma dopo lo scatafascio del Pd e nelle ore in cui il Parlamento discute dei vitalizi indecenti agli onorevoli, non poteva starsene buonino invece di fagocitarsi il villone? Gli dedico quella vecchia canzone di Jannacci “Perché ci vuole orecchio”. Renzi è storicamente stonato. E pensare che c’era sembrato che avesse pure “il pacco”. Pure noi, però. Negati per la musica.

 

 

IL CADAVERE DEL PD, I PORCI E LE STELLE

Il male più grande lo commette non chi è uso a farlo, a prevaricare, corrompere, contrabbandare qualsiasi menzogna pur di raggiungere il potere, ma chi, avendo tutte le armi per combatterlo, non le usa per timore di perdere il consenso, e imitando l’avversario pur di sottrarglielo, perde anche il proprio, tradisce la sua storia, i suoi ideali, e tutti coloro i quali avevano riposto la loro fiducia e le loro speranze in lui.
Il Partito Democratico, se soltanto avesse voluto sperare di rinascere e di riconquistare la fiducia dei suoi perduti elettori, avrebbe dovuto comportarsi come una qualunque persona perbene (ce ne sono sempre per fortuna, anche se ne nasce una ogni cento imbroglioni): avrebbe dovuto dichiarare il proprio fallimento, chiedere perdono con nobiltà, e interrogarsi sui propri errori. Solo così si ottiene il rispetto degli altri. (O le grida di odio, ma almeno la coscienza è salva).
Bisognava ripartire da zero, a cominciare dal proprio leader che si è dimesso come Pulcinella, senza dimettersi per non assumersi la piena responsabilità del disastro, ma è rimasto dietro le quinte a muovere le fila come il più guitto dei burattinai. Se non si capiscono queste semplici verità, o non si è all’altezza di incarnarle, si è inadatti a governare, ed è sacrosanto che la storia provveda a spazzarci via.
L’incapacità di rinascere dalle proprie ceneri (per il malcelato orgoglio di non sottoporsi a un esame di coscienza) condannano con voi, ingiustamente, tutti quelli che credevano e credono negli ideali e nei valori che voi ostentavate di rappresentare. Quando non si è capaci di rivoluzionarsi e rinascere, bisogna sgombrare il campo e farsi da parte, non occuparlo con il proprio ingombrante cadavere. Almeno questo. Si chiama dignità.
I nuovi bambini ideologici a 5 stelle possono giurare sulle loro mamme che destra e sinistra sono parole estinte (per poi schierarsi con la destra a occhi bassi, come chi viene sorpreso con la merenda dei compagni in tasca) ma noi sappiamo che così non è. Che la destra sia vivissima è tragicamente sotto gli occhi di tutti, non solo qui ma in tutto l’occidente. E che a sinistra si sia aperto un campo stellare deserto (a parte il corpaccione del Pd) è altrettanto evidente. Ci vogliono giovani grandi idee e giovani grandi cuori per seminare il futuro. Si facciano avanti anche a spallate, ma senza mai rinunciare ai propri valori, o domani, dopo questo infinito passaggio di porci, sarà tutto secco.

MORTACCI LORO

Li odio, li odio, li odio, avete fatto bene a rigettarli in mare, ma che vogliono questi, la cappella di famiglia? E quei bambini in gabbia, ma che se la prendessero con i loro padri, potevano restarsene in Messico! Ha ragione Trump, lunga vita a Salvini, (e al padre di Di Battista). Nomadi? Nomadare hop hop, vai Meloni bella, questa sì che è musica, spianiamo le moschee, diamo fuoco ai Rom e voi con quel cazzo di barchette sgonfie tornatevene in Africa, burundi! Voi e quelle Ong di merda; sai quanto costa al giorno una nave di quelle? Quindicimila euro! E chi le paga? Noi! E sai che succede a bordo? Giocano alla roulette! Vi odio, vi odio, vi odio più della mafia, più di chi ha ucciso il congiunto di coso, più dei pedofili e del mostro di Firenze (lo sai che hanno scoperto? Che era uno di Banca Etruria!). Sì, dico a te, ti odio perché chiedi aiuto a me, sto grandissimo pezzo di mmerda, a me che lo sto diventando io pezzente per colpa tua, io che non posso manco andare più alla Rinascente a causa tua e di tua madre faccia nera, porci infami che avete arricchito loro invece di dare casa a noi italiani! posti pubblici gratis a noi che abbiamo diritto! Abbiamo diritto! Abbiamo diritto! E invece, cazzo… trenta euro al giorno, capite? Grandi alberghi. La pacchia! Mortacci loro.