SALTATE SUL CAPODANNO

Questo Capodanno lo passerò da Capitano Ultimo con gli ultimi, per questo mi sentirò come se fossi a casa mia, anzi più dentro casa ancora. Sarà come tornare bambino e saltare sul capodanno con un op-op ribelle. Perché c’è, nel primo giorno dell’anno che sempre mi rattrista, l’ebbrezza vana di tutti i “primi”, la spumeggiante indecenza della speranza di primeggiare 365 giorni filati, con petardi di soldi, botti di potere, stappo di onorificenze, portafogli carichi di salute, tessere Vip e amori a gogo.

Amiche e amici miei, io non vi auguro questo. Sarei un delinquente. Chi lo ha avuto, o solamente sfiorato come me, sa che il successo insegna poco, se non a sbagliare con successo maggiore, mentre, a chi sa accogliere il proprio capodanno rovesciato, a chi sa manipolare la sua pena fino a farla risplendere di gioia, a quell’ultimo, sì, vanno tributati tutti i sinceri brindisi e gli onori. Quindi vi auguro di accogliere gli inevitabili giorni della pena, che come sempre non mancheranno, ma di reggerne l’urto e gli scossoni, che vi faranno crescere di potere interiore, se non vi lascerete travolgere dallo sconforto e dall’autocommiserazione, quel petulante vittimismo che serpeggia sulle nostre labbra dopo ogni annoiato “Come stai?”. Malissimo, quindi benissimo, sarà la nostra risposta nel 2020, se davvero sarà un anno nuovo. Dipende dalla nostra calma e ferma volontà. Vero? C’è una storia Zen che molti conoscono ma non tutti, ed è per loro che la riporto, augurandovi istanti divini a sorpresa, bianchi o neri, tutto è bene, perché non c’è malasorte né fortuna sfacciata, ma solo amore, scoperta, gioia. Buon 2020! E saltate sul Capodanno! Op-op!

“Un vecchio contadino perse il suo cavallo.

I suoi amici lo confortarono. “Che sfortuna!”

Il vecchio disse: “Chi può dire se sia una fortuna o una sfortuna?”.

Alcuni mesi dopo il suo cavallo tornò portando con sé una mandria di cavalli selvatici.

I suoi amici si congratularono col vecchio. “Che fortuna!”

Ma lui rispose: “Chi può dire se sia una fortuna o una sfortuna?”.

Il contadino divenne ricco grazie a quella mandria di cavalli di pregio. Suo figlio amava cavalcarli, ma un giorno cadde dalla sella e si ruppe una gamba.

I suoi amici lo confortarono, mesti: “Che sfortuna, povero ragazzo!”

Il vecchio rispose inevitabilmente: “Chi può dire se sia una fortuna o una sfortuna?”.

Mesi dopo, Giappone e Cina, entrarono in guerra. Il governo ordinò di reclutare i ragazzi abili per far parte dell’esercito. Furono arruolati tutti, eccetto il figlio del contadino, perché era claudicante. Tutti morirono in guerra. Il figlio del contadino guarì e vendette i suoi cavalli procurandosi una rendita. E padre e figlio aiutarono i vicini con un po’ di denaro e un po’ di saggezza.”

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