QUELLE RICERCATRICI IN GINOCCHIO COSTRETTE A BACIARE I PIEDI AI BARONI

Leggo le umilianti intercettazioni telefoniche fra Susanna Cannizzaro, neo ricercatrice all’università di Macerata, e il professor Guglielmo Fransoni, oggi agli arresti domiciliari, uno dei baroni universitari accusati di corruzione per aver pilotato le abilitazioni dei docenti. E mi viene da imprecare al cielo dalla rabbia e dallo strazio per quest’Italia mafiosa ormai anche nel cuore della gente (vessati e vessatori) e in cui le giovani eccellenze del pensiero sono costrette a prostrarsi ai capi bastone, ma a quelli perbene, ai “corleonesi” che sul biglietto da visita, invece di Don, hanno scritto solo On., o Prof., o Cav.

Ve le trascrivo, così come le riporta “Il Fatto”, stamattina:

«Devo dirti una cosa», premette il professor Fransoni. «Da che mondo è mondo si chiama per ringraziare, perché tu hai superato l’esame grazie all’appoggio».

Susanna, la ricercatrice che lo ha chiamato per avvisarlo che l’università di Macerata le ha richiesto alcuni documenti, fa il suo primo baciamano (in 5 minuti e 35 secondi di telefonata si prostrerà chiedendo 13 volte scusa e implorando per 4 volte perdono). Persino chi sgarra nella mafia s’inginocchia al Padrino dicendo tre o quattro “Vossia scusasse” di meno.

«Scusami, scusami tanto!»

«Non hai chiam…non ho sentito la parola grazie e non ti scuso, invece!»

LEI Scusami, scusami!

LUI Si chiama per ringraziare.

LEI Scusami, scusami tanto!

LUI E non ti scuso! Si fa così.

LEI Perdonami, perdonami. Io ti…sono molto contenta e ti ringrazio.

LUI Eh vabbe’, ti rendi conto che è tardiva la cosa. Tu chiami perché hai bisogno di un ulteriore aiuto, è tardiva! Vuoi il supporto, tu hai bisogno del nostro supporto per tutto.

LEI Ma io ho sempre bisogno.

LUI E allora cerca di meritartelo per la miseria!

LEI Perdonami, scusami.

LUI Ok, ci siamo capiti. Adesso non voglio più spendere parole su questo.

LEI Perdonami, Guglielmo, io non…

LUI Sei grande, ma quanti anni hai, quindici?

LEI Scusami tanto era solo la…

LUI Non ci sono giustificazioni! Sono chiaro?

LEI Scusami tanto, scusami, non era mia intenzione…

LUI Non è tua intenzione, hai fatto! Che ragionamento è? Stai parlando a vanvera, Susanna!

LEI Ti posso solo chiedere scusa…ti posso solo chiedere scusa e ti posso dire che io sono estremamente grata a te e a tutti gli altri. Mi dispiace solo di non averlo comunicato subito prima…di dare qualunque altra informazione. Ti chiedo scusa.

Allora, sazio di tante suppliche, tronfio di se stesso, ebbro del proprio potere, il maschio Alfa della nostra mafia da tutti i giorni, concede: «Mandami questi documenti, li esaminerò con attenzione».

Lei china per la tredicesima volta il capo: «Va bene, grazie, e scusami ancora».

In Italia dobbiamo ricominciare da zero, dalla prima infanzia. Prima di fargli dire “Mamma” e “Papà”, ai nostri bambini dobbiamo insegnargli una parola sola: “dignità”. E a tutti i capi mafia che infestano la vita pubblica -bambini- non si fa il baciamano, ma il vuoto intorno.

Un pensiero su “QUELLE RICERCATRICI IN GINOCCHIO COSTRETTE A BACIARE I PIEDI AI BARONI”

  1. anche questo è stato pubblicato: http://www.ticinonews.ch/ticino/415970/ti-ho-fatto-vincere-la-fascia-devi-essere-carina-con-me

    [me è proprio l’Idea (volendo chiamarla così ma, non è alcuna iDea; non ha alcunché di divino) maschile, per cui l’Unione sessuale sia nulla di particolare,

    mentre a Livello femminile è qualcosa di sacro, divino, raro e speciale, diverso da niente di particolare, anzi, è qualcosa di molto particolare, delicato e così va trattato e rispettato]:

    ”Vince un concorso di bellezza in Ticino, ma l’organizzatore vuole qualcosa in cambio: “Che schifo, ho lasciato la moda”

    Quello che doveva essere un sogno, seppur piccolo, si è presto trasformato in un incubo. Maria (nome di fantasia; nome reale noto alla redazione, ndr), aveva partecipato a un concorso di bellezza in Ticino, vincendolo. Ma, oltre alla fascia e alla corona, sono arrivate pure le avances sempre più spinte da parte dell’organizzatore del concorso stesso. Momenti difficili, che hanno portato la giovane, come racconta in questa intervista a Ticinonews, a prendere una drastica decisione.

    Maria, quando ha avuto inizio la tua vicenda?
    Circa un paio d’anni fa. Sapevo di essere una bella ragazza e volevo provare a entrare nel mondo della moda. Quindi speravo che partecipare a concorsi di bellezza fosse il modo migliore per cominciare questa strada. Ho visto tramite un giornale che c’era questo concorso che stava cercando delle candidate e allora mi sono iscritta.

    Hai notato subito che c’era qualcosa che non andava?
    A dire il vero no. La persona che mi ha contattata era estremamente gentile ed educata e mi aveva chiesto di incontrarla per un breve colloquio. E anche quando ci siamo visti, in un bar del Luganese, l’impressione era quella di una persona simpatica ma professionale. Poi però sono cominciati i primi messaggi: ai tempi non ci facevo caso, ma ora capisco che c’era qualcosa che non andava.

    Cosa ti diceva?
    Mi scriveva: “Se mi starai vicino vedrai che andremo lontano”, “Ti farò diventare una top model”, “Non ti preoccupare per il concorso, ti darò una mano io”. Inoltre insisteva per farmi posare in intimo, cosa che poi ho anche accettato di fare. Ma la promessa di diventare una modella professionista sembrava davvero concreta, l’opportunità giusta per realizzare i miei sogni. Poi mi chiedeva di accompagnarlo ad alcuni eventi, dove mi faceva conoscere un sacco di persone: avevo davvero l’impressione che mi stesse aiutando a inserirmi nell’ambiente, anche se con il tempo ho capito che invece non è servito proprio a niente…

    Fino ad arrivare al concorso.
    Esatto. Anche in camerino lui continuava a cercare il contatto fisico, che fosse un abbraccio o darmi una carezza, dicendo ad altre persone “Visto che bella? Si merita di vincere”. Ma vedevo tante belle ragazze, alcune probabilmente più belle di me. Quando alla fine del concorso hanno fatto il mio nome ovviamente ero felicissima e ho festeggiato con i miei amici, ma passata l’euforia un po’ mi sentivo di non essermi meritata del tutto la vittoria. Una sensazione davvero strana.

    Poi cos’è successo?
    Intanto mi era stato richiesto di posare di nuovo in intimo per quello che sarebbe dovuto essere un calendario. Ma poi, oltre alle solite promesse sul mio futuro, si facevano sempre più insistenti gli inviti con l’organizzatore, che hanno cominciato a oltrepassare il buonsenso.

    Cioè?
    Ha cominciato a dirmi “Io sono stato buono con te, adesso devi esserlo tu con me”, “Con tutto quello che ho fatto per te dovresti farmi un bel regalo”. E poi, messaggi come “Ti penso”, “Mamma quanto sei bella”, “Fossi più giovane mi fidanzerei con te”. Ero davvero spiazzata. Non me la sentivo di dirgli che non mi interessava, ma cercavo di fargli capire in maniera educata che declinavo i suoi inviti.

    E’ bastato a farlo smettere?
    Purtroppo no. Anzi, ha cominciato a mostrare nervosismo, mettendola sul fatto che stavo perdendo la mia occasione per diventare una modella. Era una pressione davvero insostenibile, non riuscivo più ad accettare questa sensazione. Mi sentivo di aver vinto un concorso truccato e quindi di essere a mia volta una truffatrice. Questo mi ha portato a prendere una drastica decisione…

    Quale?
    Mollare tutto. Non mi importava più niente della moda o dei concorsi. Se vivere questo ambiente vuol dire dover accettare questi compromessi o non essere sereni con sé stessi… beh, allora io non ci sto. Preferisco essere apprezzata da poche persone, non solo per come appaio ma per la ragazza che sono, piuttosto che fingere di avere una vita bellissima, tra passerelle e sfilate per poi sentirmi sporca dentro, accettando inviti di persone molto più grandi di me che vogliono solo dare sfogo ai loro ormoni.

    Pentita della scelta?
    Tutt’altro. E’ passato un po’ di tempo e sono convinta che sia stata la decisione più giusta e coraggiosa che abbia mai preso. E credo mi abbia aiutata a essere una persona migliore.”

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *