CAPITAN BAMBOCCIO SALVATO DAI PRETI SI CANDIDA A MARTIRE

 
 
Mamma Vaticano ha salvato Capitan Bamboccio dai guai in cui s’era cacciato, dando riparo sotto le sue materne ali di chioccia sacra agli ostaggi della nave militare Diciotti. Indagato dalla magistratura per sequestro di persona, arresto illegale e abuso d’ufficio e comportandosi tale e quale allo zio Silvio per Ruby, la nipotina porno di Mubarak, anche il ministro dell’Interno di questa democrazia nuda (dopo averla spogliata degli ultimi valori rimasti) si candida a martire. «Non mi ferma un procuratore, 60 milioni di italiani sono con me». Bum! Nel silenzio mortificante dei 5 Stelle, aggrappati al potere come cozze, don Salvini dilaga: «Ci metto un attimo a portare tutti ad elezioni e diventare presidente del Consiglio». Chi ne dubita? L’irresponsabilità è il suo vangelo. La massa dei seguaci lo segue sull’orlo del baratro, come il pifferaio di Hamelin meglio noto come il cacciatore di topi, che invece di liberare il paese dalla peste finì col trascinarsi nel nulla i ragazzini. I nostri figli, infatti, sono tutti in fila per andare a lavorare all’estero. Ma è giusto così. Un Paese che disconosce le regole, non sa leggere né meditare sugli errori del passato e non rispetta i diritti umani, si merita un condottiero in canotta che grida: «Sono sudatissimo! Un ministro indagato ha diritto di essere sudato!». La mafia ride, i ponti crollano, i poveri aumentano, il lavoro manca. Ma da due settimane l’Italia è immobilizzata dallo show dell’onnipotente infantile Capitan Bamboccio che fa il bullo con cento eritrei con la scabbia e la polmonite.

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