SIAMO NOI LA SCORTA DEL CAPITANO ULTIMO -Jack Folla faccia a faccia con l’uomo che catturò Totò Riina

Ci sono capitani e capitani, capitan bambocci, forti solo con i disperati della terra e capitani coraggiosi forti con i poteri forti, capitani veri che hanno difeso l’Italia dalla mafia, dalle lobby di potere, dalla piovra politico-finanziaria che corrompe la verità e manipola l’opinione pubblica.

Tu con chi stai, fratello? Perché è giunto il tempo di scegliere e schierarsi o con la prepotenza dei primi o con l’umiltà degli ultimi.

Jack Folla il 3 settembre starà fisicamente accanto al Capitano Ultimo, perché nell’anniversario della strage mafiosa di Carlo Alberto Dalla Chiesa, proprio lui, l’uomo che catturò Totò Riina, dal 3 settembre non avrà più la scorta, revocatagli senza uno straccio di spiegazione. Lo Stato insiste col premiare i mediocri e proteggere i suoi leccapiedi, mentre delegittima e isola i suoi migliori servitori, mettendoli in pericolo, come fece con Giovanni Falcone. Perciò ieri ho visto il Capitano Ultimo (non ci sentivamo da quindici anni, ma è stato come se ci fossimo bevuti un rum insieme la settimana scorsa) e gliel’ho chiesto a lui direttamente: «Perché mai ti hanno tolto la scorta? Ricordo male o i mafiosi, dopo che arrestasti Totò Riina, te l’avevano giurata a morte? La mafia non dimentica, non conta i secondi, conta gli anni, poi si vendica. Il governo dovrebbe saperlo».

Ultimo mi ha risposto che lui i motivi li ignora, gli è stata comunicata la notizia con una lettera secca, e ha aggiunto: «Cosa sappia il governo non lo so, diciamo che non esiste nessun dialogo, è come in una foresta».

Sì, gli ho detto, come in una foresta, vorrei evitare però che tu faccia la fine di Cappuccetto Rosso con il lupo. A proposito di lupi: «Ma il pentito di mafia Gioacchino La Barbera non aveva raccontato che Leoluca Bagarella aveva offerto un miliardo a un carabiniere corrotto se gli avesse spifferato dove abitava il capitano Ultimo?».

A lui non piace diventare una bandiera, personalizzare lo scontro, così ha risposto che la questione qui non è se concedere o togliere la scorta a qualcuno, ma più incisiva: «È ancora pericoloso Leoluca Bagarella, il boss dei Corleonesi, e la mafia a cui appartiene? Se lui, il cognato di Totò Riina, non lo è più, ragione per la quale mi tolgono la scorta, allora come mai è sottoposto al regime 41 bis di massima pericolosità?».

Bella domanda, ci piacerebbe conoscere la risposta del ministro dell’Interno Salvini e del presidente del Consiglio Conte. Ma c’è una cosa che ci fa più male dei silenzi e Jack ne ha chiesto la causa al fondatore della Crimor, l’unità militare combattente sotto copertura: «Capitano Ultimo, dov’è finita la gente che al tempo degli attentati di Falcone e Borsellino riempiva le piazze e le strade di tutti i suoi colori, in nome della legalità e contro la mafia? Come mai si è smarrita? Che cos’è accaduto al cuore resistente di questo nostro Paese?».

«È accaduto che anche la lotta antimafia è diventata celebrazione, potere, ambizione, e questo disgrega, vengono meno lo spirito di fratellanza e l’umiltà, alla fine ci si disperde e i fiori appassiscono».

Non lasciamo solo il Capitano Ultimo, fratelli. Siamo noi la sua scorta. Impediamo che questa decisione sconsiderata passi sotto silenzio. Come vuole la mafia, come desidera il potere.

Hasta siempre.

JF

 

 

Un commento su “SIAMO NOI LA SCORTA DEL CAPITANO ULTIMO -Jack Folla faccia a faccia con l’uomo che catturò Totò Riina”

  1. Caro Diego-Jack-Mente,
    Dopo aver espresso anche io la mia personale vicinanza e solidarietà al Capitano Ultimo, mi permetto di condividere una riflessione a voce alta sul momento storico che stiamo attraversando. A mio modesto avviso, uno dei tanti problemi della società odierna riguarda l'”OBLIO” strettamente e paradossalmente collegato a ciò che potrebbe essere definito il suo esatto contrario, vale a dire la “VELOCITÀ” della società stessa. Cerco in poche parole di spiegarmi. Nel giro di pochi decenni si è passati dalle lettera spedite per posta in busta chiusa (che impiegava giorni per giungere e diversi altri per restituire una risposta), a mail in tempo reale; si è passati da viaggi epici a voli di poche ore per attraversare più continenti; si è passati dagli spostamenti fisici di banconote a quelli in tempo reale con un click da un conto all’altro senza toccare le stesse; e si potrebbe continuare. Ovviamente tutti progressi giusti e legittimi. Ma per certi versi la “Velocità” paradossalmente ha “rallentato” – se non addirittura eliminato in alcune circostanze – la capacità di riflessione degli eventi, della loro elaborazione ed infine della valutazione obiettiva degli stessi, attività fondamentali e propedeutiche per poter prendere decisioni delicate o manifestare i propri pensieri sugli stessi eventi. Ecco perché, e concludo, non sorprende più di tanto che, anche solo a distanza di poche generazioni, non si sa più (OBLIO) che fine abbiano fatto parole, gesti, eventi, personalita’ come Martin Luther King, “Imagine” di John Lennon, Ghandi, Madre Teresa di Calcutta, Falcone e Borsellino, Hiroshima, i campi di sterminio neri e rossi, il cimitero che da anni è divenuto il mediterraneo e tanto, tanto altro ancora…
    Ma forse, grazie anche al coraggio di persone libere (libere perche’ criticano sia quelli a destra che a sinistra che al centro) come te, anche se pagano il duro prezzo della libertà di opinione, non tutto è perduto!
    Coraggio a tutti noi. C’è grande bisogno di schiene dritte, spalle larghe, teste sul collo, ma soprattutto cuore gettato oltre l’ostacolo!
    Un abbraccio.
    Tonio

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