NOI, INGIUSTI FRA LE NAZIONI

di JACK FOLLA

(Dopo vent’anni dal suo esordio a Radiorai con “Alcatraz, un D.J: nel braccio della morte” Jack Folla è tornato per qualche giorno in Italia da clandestino. Ancora in attesa che qualcuno gli restituisca un microfono, dopo un ventennio in cui i maggiori network gli hanno sbarrato l’accesso impedendogli  di fare il suo mestiere, sta scrivendo JACK FOLLA “IL LIBRO NERO” che pubblicherà non più con Mondadori ma a sue spese. Eccone un’anticipazione).

Dimmi, fratello, qual è la differenza con i giorni miserabili in cui i nostri padri o nonni, vedendo passare i treni dei deportati ebrei nei campi di sterminio, voltavano le spalle dicendo “Non è affar mio”? E di quando in famiglia, a guerra finita, noi ragazzi gli rinfacciammo quell’infamia: «Non avevate occhi? Non avevate un cuore? Perché non faceste nulla per impedirlo?». Mio nonno, per esempio, rispose che, alla stazione di Firenze, una notte, sentì piangere dei bambini ebrei in un vagone blindato. «Acqua, stiamo morendo di sete, pietà, acqua!» chiedevano. Lui riempì fino all’orlo la borraccia a una fontanella e tentò di alleviare loro la sete. Ma le guardie naziste sui binari lo minacciarono con le armi se solo avesse tentato di avvicinarsi al treno dei deportati.

Eccola la differenza con quei giorni: noi sappiamo con certezza che i campi profughi in Libia sono lager brutali, dove la morte è un lusso, senza prima essere stati violentati, percossi, denutriti. E invece di accoglierli sulle nostre navi, abbiamo lasciato il Mediterraneo vuoto e gelido come una tomba (e nessuna guardia SS ci minacciava di morte se solo avessimo provato a salvarli).

Così io, che da ragazzo ho accusato mio nonno, oggi me ne vado per Roma con la coda fra le gambe e la vergogna di essere italiano appiccicata sul petto come una stella gialla; finché taccio sono un vigliacco, un ipocrita, un complice degli aguzzini. So per certo che i siriani, gli africani, i migranti dalle guerre o dalla fame finiscono come ad Auschwitz o a Dachau, o seppelliti dalle onde in quel campo di sterminio blu che è diventato il mar Mediterraneo, mentre i nostri padri o nonni neppure se lo immaginavano un orrore tanto grande come l’Olocausto. Credevano che li deportassero in campi di lavoro. Ma questo non fu sufficiente, al giudizio di noi giovani, per scagionarli, e gli gridammo “vigliacchi!”. E padri e nonni tacquero, abbassando gli occhi sul tavolo della cucina.

Mangiammo in silenzio. Da allora parlare di guerra, di applausi scroscianti sotto a un certo balcone, di alzate di spalle allo sterminio di ebrei, omosessuali e zingari, divenne un tabù. Avremmo dovuto soffrire la vergogna con i nostri padri, invece di giudicarli, lasciar venire a galla tutto lo sporco, l’infamia, il non detto, per non incorrere un giorno nello stesso tremendo orrore.

Oggi so che, per questo, noi siamo più infami di loro perché votiamo, e ci scortichiamo le mani dagli applausi, per quei politici che hanno chiuso i nostri porti e impediscono ai soccorritori di andare in aiuto ai condannati a morte sui gommoni della speranza. Ci stanno manipolando, è vero, ma l’ignoranza non è una scusa. Studiate, cazzo, invece di fermarvi, come ora, alla terza riga. E le vostre minacce di morte ficcatevele su per il culo. Tu sai di chi parlo.

Esattamente 80 anni fa, nel 1938, poco dopo la “notte dei cristalli”, le prime persecuzioni naziste e la fame nei ghetti, un migliaio di ebrei riuscirono a imbarcarsi, come oggi, su una nave di nome St.Louis in rotta per la libertà: gli Stati Uniti d’America.

La nave dei profughi, salpata dal porto di Amburgo, attraversò l’oceano, ma Cuba, Stati Uniti, Canada, e altri paesi sudamericani chiusero i loro porti. E la stampa di tutto il mondo abbassò gli occhi sul tavolo. Il capitano della St. Louis, Gustav Schröder, un tedesco antinazista, fu costretto a riportarli indietro.

 Immaginatevi il panico a bordo. Dopo le bollicine di champagne, la musica, la dolcezza di essere di nuovo liberi. Ecco. Ora immaginatevelo oggi, in seguito alla chiusura dei porti ordinata dal nostro ministero degli Interni, perché è l’identica cosa, e senza champagne ma su un malconcio gommone.

Allora, il capitano Gustav -pur di non riportarli in Germania e riconsegnare gli ebrei ai loro aguzzini- riuscì a farli sbarcare al porto di Anversa, e fu solo grazie a lui, che non era un abile diplomatico ma un semplice uomo di mare, che alcuni stati antinazisti (Inghilterra, Francia, Belgio, Paesi Bassi) accolsero “quote” di rifugiati. Di quei mille, i più sfortunati finirono in paesi successivamente invasi e occupati dall’esercito tedesco. 254 persone che avevano visto la statua della Libertà soltanto dall’oblò (una “cartolina” di vetro, come le due passeggere bambine della St. Louis, nella foto) furono gasati nei campi di sterminio. E questo grazie alla complicità dei paesi “democratici” come gli Usa, e all’alzata di spalle dell’opinione pubblica mondiale, (per convenienza, per calcolo politico, per indifferenza o quieto vivere), eppure ben conoscevano la spaventosa fine alla quale avrebbero votato i rifugiati. Ti ricorda qualcuno, tesoro?

Il comandante Gustav, al contrario, dopo la guerra venne insignito dell’Ordine al Merito della Repubblica Federale Tedesca mentre Israele gli conferì il titolo di “Giusto tra le Nazioni“.

Che cosa risponderemo fra vent’anni ai nostri figli e nipoti quando, dopo migliaia e migliaia di morti innocenti, ci domanderanno il conto del sangue versato? Saremo vecchi e soli in cucina, fratello, non ci verrà in aiuto il nostro ingiusto capitano di oggi, né la sua voce tonante contro i deboli, i migranti economici (e per cos’altro dovrebbero emigrare se non per fame? Ma non vi basta, cazzo?) ricacciandoli indietro, “a casa loro”.  -L’Italia ve la sognerete in cartolina!-

Ci vergogneremo delle nostre sinistre grida di trionfo sotto a quel balcone di piazza Venezia che oggi sono i social o le tribune televisive senza contraddittorio. Abbasseremo gli occhi sul piatto. Moriremo da ingiusti sotto lo sguardo dei nostri nipoti e della Storia.

Un commento su “NOI, INGIUSTI FRA LE NAZIONI”

  1. Caro Jack-Diego-Mente,
    Come sempre condivido le parole ed il pensiero che vi è dietro, ma questa volta con una eccezione; non sono d’accordo su quel “Jack è tornato” semplicemente perché Jack-Diego-Mente non è mai andato via! Semmai gli italiani sono andati via e devono tornare; ma occorre il soccorso proprio di un “antidoto” che scacci qualcuno dei tanti virus che li hanno contagiati. Uno di questi antidoti sei tu Jack! Quindi, Jack non si tratta di “tornare” ma di “continuare” a tener duro! La Storia poi dirà se, dopo che i cuori e le menti sono state attente ai richiami, anche il corpo avrà recepito l’antidoto.
    Hasta siempre hermanos.
    Tonio

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