UN SILENZIO MOLTO FRAGOROSO

Con oscena baldanza un esercito di brutti ceffi si candida alle elezioni. Anime di seconda e di terza mano ingannano i loro elettori e pare che nessuna si salvi. Il disgusto che ci assale è assoluto, non è più tempo né d’indignazione né di speranza. L’unica novità invisibile, l’unica notizia, è che una marea di italiani stanno zitti. Tacciono, e si sente. È un silenzio molto fragoroso. Parlo di quelli che neanche più protestano perché dovrebbero metter mano alla mitragliatrice, ed essendo persone pacifiste e per bene hanno invece messo il silenziatore e riposto in un luogo sicuro non solo le armi, soprattutto le parole. Troppo abusate da questa gente che non sta zitta mai. Lo spettacolo politico non merita parole, infatti, non merita commenti, o sentimenti o emozioni. Non merita attenzione. La vita vera non passa più da qui.
Siamo davvero in tanti a non riconoscerci in nulla. Resistiamo oltre lo sconforto, oltre la rabbia, stiamo altrove. Stranieri in patria. Votare ci è diventato quasi impossibile e Dio sa quanto vorremmo votare. Ma non c’è uno che non sia un Narciso, non un politico capace di pensare per decenni invece che per quarti d’ora. Mi piace immaginare (perché è una bella mattinata di sole) che da questo silenzio collettivo, da questa marea di donne e di uomini che hanno dentro di sé un Paese che non ha nulla a che fare con tutto questo inganno, si scateni una forza tranquilla che dimostri (ciascuno con il proprio esempio) che la Storia è andata avanti comunque, non fuori, no, non fra questi farabutti, ma dentro ciascuno di noi. Che bello sarebbe potersi guardare negli occhi, un domani.

2 commenti su “UN SILENZIO MOLTO FRAGOROSO”

  1. Caro Diego-Jack-Mente,
    Ogni persona di qualsiasi epoca della storia (e, dunque, anche ora) attraversa varie fasi umorali corrispondenti a vari stati d’animo: la fase della felicità, della tristezza, quella della rabbia, quella della serenità, quella delle urla…quella del silenzio. E questo può essere ovviamente dovuto alle alterne fortune o sfortune che ciascuno attraversa nell’arco della propria esistenza. A volte, poi, può capitare che la somma di molti stati d’animo individuali possa tradursi in uno stato d’animo generale. Cosa fare? A fine anni novanta ho incrociato nella mia vita (ma penso anche ai tanti milioni di italiani) l’ascolto radiofonico di un uomo libero che, al di là dei singoli racconti e delle singole storie che narrava in quel momento storico, mi ha fornito una chiave di volta nell’interpretare la Storia con la “S” maiuscola: alzarsi in volo come un albatro per vedere dall’alto (e quindi da una prospettiva assolutamente libera, unica ed obiettiva) quanto da vicino non si riesce – perché da vicino non si può riuscire – a vedere. Ecco, io non ho una soluzione alla fase di incertezza e di “cortocircuito” che oggi viviamo in Italia e non solo; ma so di certo – perché qualcuno me lo ha insegnato – che non devo smettere di sollevarmi da terra (superficialità e mediocrità diffuse) e posizionarmi in un angolo prospettico adeguato a fare giuste valutazioni. Allora, e concludo scusandomi per la lunghezza, l’augurio sincero che faccio a me stesso e a tutti è non nel merito di scelte che rimangono personali, ma nel “metodo” delle stesse: alziamoci in volo e scorgeremo meglio quanto ci occorre per prendere le giuste decisioni!
    Grazie D-J-M perché ci stimoli sempre, da sempre e…non smettere di continuare a farlo!
    Tonio

  2. Luisa, 23/02/2018, ore 8,20

    Caro Diego, è confortante iniziare la giornata leggendoti.
    Grazie per aver espresso in poche e lodevoli parole anche il mio pensiero: speriamo, si, che tutti noi urlatori di silenzio ci possiamo contare in tanti, guardarci negli occhi( quante persone oggi riescono a farlo?)e con una sana interiore forza tranquilla capovolgere questo nostro povero Paese.

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