Non credo che potrà mai esserci una vera ripresa economica del paese senza una ripresa dei valori umani che sono alle radici della nostra antica civiltà. I danni causati dall’ingordigia della finanza non hanno prodotto nessun ravvedimento politico globale, al contrario, la ricchezza si è concentrata in poche mani, la crisi è stata interamente scaricata su moltitudini di nuovi poveri e la classe media quasi non esiste più.
In Italia, intanto, il sentimento premiato è stato ed è tuttora la meschinità, la più periferica delle miserie umane, che non ha nulla a che vedere con la nobiltà, seppure perversa, dell’odio. Mi riferisco alla grettezza ottusa, sempre autoreferenziale, che premia le bassezze dei furbi, deprezza il merito e moltiplica l’ingiustizia sociale. Dagli anni Ottanta a oggi abbiamo assistito, talvolta partecipato e colpevolmente permesso, a un carosello di carognate. La conseguenza è un disincanto rabbioso, che da Tangentopoli in poi, ha generato un cinismo qualunquista, quello che giudicando ladri tutti i politici e la classe dirigente, si autoassolve, disconoscendo la propria meschinità riflessa in quella della casta.
Nessun rinascimento, ma anche nessuna ripresa economica sarà possibile, se non si riparte dalla presa di coscienza che i barbari non sono arrivati da fuori ma sono sbarcati da dentro di noi. Il mascalzone va combattuto in casa. L’antidoto alla meschineria va somministrato a scuola. L’esercizio del proprio dovere, anche nell’isolamento e nell’abbandono, la generosità, la lealtà, la solidarietà, sono davvero tanti i valori che abbiamo smesso di esercitare. Oggi li sbeffeggiamo, li declassiamo a retorica, ma ciascuno di quei sentimenti smarriti è stato una tappa della via crucis della nostra disfatta.
Solo con milioni di piccoli esempi si potrà riaffermare un modello di paese vincente. Sono stati anni scellerati, questi, e meschini, di gentarella al potere. Concorrere a questo carosello di carognate, oltretutto, non ha più senso. È un club di carogne per soli soci.
Ciascuno dovrebbe dare il proprio esempio, soprattutto a se stesso, se pure fosse rimasto l’ultimo italiano degno di nota sulla terra: essere, lui da solo, quell’Italia in cui sogna di vivere con gli altri.