La frase più applaudita del discorso di Renzi è stata quella che mi è piaciuta di meno: “Oggi tocca a noi, noi che abbiamo scelto di fare giurisprudenza quando Falcone e Borsellino saltavano in aria”, perché l’atto eroico sembra il suo di essersi iscritto a giurisprudenza non quello di essere saltati in aria per aver combattuto la mafia. Ovviamente il nuovo segretario del Pd non intendeva questo. Ma basterà autoassolversi dichiarando “Non son certo modesto e non mi difetta l’autostima”, se poco dopo si cita Mandela (“Giocare in piccolo non serve al mondo”), per annunciare che la sua intenzione è quella di “giocare in grande”? Bisogna stare attenti alle parole e ai paragoni. Più sono grandi più si rischia di apparire piccoli. Ed è vero che i sogni degli italiani si sono rimpiccioliti in questi ultimi vent’anni, ma non è forse accaduto anche perché il sogno di un uomo solo è stato contrabbandato per il sogno di una nazione intera?
Fa bene, quindi, Renzi a rottamare anche il nome di Berlusconi, non citandolo mai. (Fa bene anche se già lo fece Veltroni e perse lo stesso). Non basta tuttavia “cambiare verso” se questo vuol dire solo “cambiare sogno”. Bisogna abolire il sogno dalla politica. Vorrei si appendesse alla Leopolda, al congresso del Pd, a Montecitorio, un cartello come quelli sui cancelli delle case di campagna: “Cave canem” con questa diversa dicitura: “Attenti ai sogni”. Perché quando, per esempio, il nuovo segretario del Pd dice “Abbiamo lasciato l’Europa in mano a burocrati senza cuore”, oibò, a me viene subito da pensare a Christiaan Barnard, il cardiochirurgo che il 3 dicembre 1967, otto anni prima che Matteo venisse al mondo, fece il primo trapianto di cuore, e proprio nel paese di Mandela. È la mia testa che è fatta così, chiedo scusa, ma come possiamo rimediare all’errore di aver “lasciato l’Europa” in mano ai burocrati, senza innestare loro un cuore nuovo con un trapianto di massa? Attenti ai sogni, in politica, e attenti a un’altra parola che Renzi, invece, usa moltissimo: “gioco”. Questa frase, per esempio, sembra detta da un presidente del Milan qualunque: “Se mi avete dato la fascia di capitano di questa squadra io non farò passare giorno senza lottare su ogni pallone”. O quest’altra, che invece sembra detta da un presidente del Milan di sinistra, con un occhio a tutti i panchinari della terra: “La vittoria più bella è quando chi cade si rialza”. E ancora: “Ciascuno di noi deve mettersi in gioco, dobbiamo giocare in grande”. Fino alle ultime cinque parole del suo discorso: “Da domani ci divertiamo insieme”. Sogno, gioco, divertimento. Lo so che noi italiani siamo fatti così, ma “Cave canem”, le parole più applaudite sono quelle i cui morsi fanno più male. Dopo, al risveglio, che ti viene la “rabbia”.
È poetico, Renzi, quando ci ricorda che abbiamo freddo. Che fa freddo a Prato quando muoiono sette cinesi. (E “i diritti dei lavoratori non hanno passaporto”). Che fa freddo all’Ilva di Taranto, nella Terra dei Fuochi, che fa freddo nella Sardegna alluvionata, fa freddo a Lampedusa. È questo, anche, il grande freddo italiano. Quella società descritta dal Censis con un aggettivo terribile “sciapa”, un’Italia apatica, attraversata dal ciclone sciagurato della furbizia e governata da una classe dirigente che “drammatizza” la crisi solo per salvarsi la poltrona. Quale ricetta potrà saporire questa broda gelida e lenta in cui tutti affoghiamo? “Toccherà riscaldare l’Italia con una scommessa culturale”. Ci sto. Quale? “Si può essere riformisti senza essere noiosi”, e ancora “Si possono tenere insieme il buon senso del padre di famiglia con la passione e il sogno”.
No, “cave canem”, non sognare, Renzi. Svegliati. E svegliati, Italia. Il segretario della nuova generazione ha promesso di far promulgare “subito” una nuova legge elettorale non proporzionale. Ha annunciato che, “subito”, presenterà una proposta costituzionale per ridurre di un miliardo le spese della politica. Via il Senato, puff. Via le province, puff. Supercalifragilisticespiralidoso. Delle due l’una: o ci ritroviamo fra le palle un’altra Mary Poppins o almeno queste tre cose le fa. “Subito”. Le chiacchiere stanno a zero, l’Italia sottozero. Renzi ha detto che il Pd “metterà tutto il proprio onore” nel mantenere queste promesse. Giorni fa ho ritrovato fra le carte di mio bisnonno questo biglietto: “Con la speranza di stringerle ancora la destra sui campi dell’onore”. Non so se quelle battaglie fossero più sanguinose, o meno, rispetto a quella che Renzi ha promesso di vincere. Se il suo non sarà l’ennesimo, velleitario assalto all’arma bianca, ce lo dirà soltanto e “subito” la storia.