A BOCCE FERME

Ho votato sì, e l’ho scritto nel post precedente, consapevole che avrebbero vinto i no, questa nuova maggioranza silenziosamente urlante ma sterile, ossia impotente, vista la sua scomposta eterogeneità, a proporre una riforma alternativa per l’Italia.
Ho votato sì con lo stesso spirito non certo entusiasta, ma pragmatico (che succede dopo che vince il no?) di Emma Bonino, Massimo Cacciari, Paolo Mieli, Romano Prodi e dodici altri milioni di voi; sono uno come tanti non iscritto al Pd e non Renziano.
Mai stato un Renziano della prima ora (come molti del Pd che hanno votato no e ora brindano sul Titanic del partito che hanno contribuito ad affondare); mai stato un Renziano delle 24.000 ore di questi mille giorni di governo, dove però ho apprezzato alcune novità importanti come la legge sulle unioni civili o il saper tener testa ai diktat tedeschi nonché il suo dinamismo indiscutibile in un paese di morti di sonno.
Sono invece un Renziano dell’ultima ora: quella del suo discorso d’addio. L’ho trovato bello e nobile. Mentre mi sono sembrati orrendi e da vecchie Cenerentole rifatte i discorsi dopo la mezzanotte di Salvini e della Meloni, di D’Alema e del Brunetta, perfino di Travaglio che un tempo stimavo per i suoi interventi puntuali e documentati e ora mi sembra un fan esagitato e monocorde del Travaglio pupazzo della tv.
Francamente rispetto solo i 5 Stelle. Non sono il mio genere, come non lo era Renzi, ma hanno tutto il diritto di considerarsi gli unici vincitori della partita. Sono giovani e non rifatti. Credo che prima o poi governeranno, mi auguro per il bene del nostro paese che non lo facciano in modo velleitario e inconcludente come, a tutt’oggi, governano Roma dove è del tutto evidente, almeno a un cittadino come tutti gli altri, che non è cambiato assolutamente un cazzo. Mai dire mai, staremo a vedere.
Ho ricevuto molti insulti -e chi se ne frega del sottoscritto- per aver espresso il mio sì nella mia pagina pubblica su Facebook. L’avevo messo in conto e non m’importa. M’importa moltissimo invece del nostro paese e di come lo stiano mandando in malora quei politici -oggi festeggianti- che dimostrano ancora una volta di non avere alcun senso dello Stato, del bene comune, del tornaconto pubblico ma solo del proprio potere personale e del loro piccolo sé. E mi immalinconisce tutta questa rabbia degli italiani abbandonati a loro stessi, con tutte le ragioni del mondo per protestare e lo so bene, ma la rabbia è facilmente manipolabile da burattinai senza scrupoli, come tristemente lo fu in passato.
L’alta affluenza alle urne nel referendum, infine, dimostra due cose, una bellissima l’altra molto meno. È magnifico che così tanti italiani si siano mobilitati per la Costituzione, qualunque sia stata la loro opinione riguardo alla riforma oggi bocciata. Ma è orripilante che in tanti si sono (e siano stati) mobilitati solo perché avevano un uomo come bersaglio. Lui ce l’ha messa tutta per farsi odiare, però i lapidatori stiano attenti. Un giorno -mi auguro mai- potrebbero addirittura rimpiangerlo

DIRITTO DI SATIRA

Il ministro per le Riforme Costituzionali, Maria Elena Boschi, durante la conferenza stampa al termine del Consiglio dei Ministri a Palazzo Chigi, Roma, 10 maggio 2016. ANSA/GIORGIO ONORATI

La vignetta di Mannelli pubblicata da “Il Fatto” è “sessista”? Se ragioniamo così (e io non ragiono così) finiremmo col dar ragione ad Al-Qaeda che considerando la serie delle caricature di Maometto oltraggiose e anti-islamiche ha provocato 12 vittime nell’assalto terrorista alla sede di Charlie Hebdo. Con l’aggravante (nostra) che loro, i fanatici sanguinari, non credono alla libertà di satira, mentre le democrazie più illuminate, sì. Ritrarre la ministra Boschi scosciata (con lo sberleffo all’accenno di cellulite) è una satira sulla Costituzione italiana “déshabillé”, ossia su come l’avrebbe ridotta la riforma della ministra. A me la vignetta non piace (ma chi se ne frega) e mi piacevano di più le matite di Charlie Hebdo (ma chi se ne frega). Però, anche per rispetto a quei martiri della satira, gradirei vivere in un paese in cui ciascuno scrive o disegna ciò che vuole. Mannelli ha infranto la legge? Ma per carità! E allora lasciatelo divertire. C’è a chi piace. E se non vi piace padronissimi, voltate pagina o cambiate giornale.