SCOPARSI UNA FORMICA

La pubblicità, madre di tutte le fuffe, oggi è perfino più sobria della fufferia politica e mediatica. Sbalordire, sgomentare e stupefare (come le gocce che fanno ricrescere i capelli in sole tre settimane) è il Verbo, in politica, nel giornalismo, in televisione, nella nostra piccola vita mediatica di tutti i giorni. Se uno non si scopa una formica non è nessuno. Che ciò sia impossibile non ha importanza, purché sembri vero su Youtube. L’apparenza è la nostra realtà, la fuffa il nostro pane. Ricordo, quasi con nostalgia, le interminabili pause di Craxi fra una parola e l’altra. Non ho nostalgia di Craxi, sia chiaro, ma della politica che (incurante dell’audience e della noia) si concentrava nel proprio pensiero per pescare la parola più appropriata. Era meglio una barbosa Tribuna politica a settimana che questa incessante fufferia politica a ogni ora del giorno e della notte. Per chi guarda la tv il sorriso sghimbescio di Matteo Salvini è ormai più familiare di quello dei propri cari, che vediamo di meno. Questa gente diventa tua moglie, un incubo. In questo caso, tua moglie che ti confessa di essersi scopata una formica, cioè l’equivalente di Salvini che ritiene di fermare sulle coste della Libia (e come, a bombe? a sberle?) migliaia e migliaia di esseri umani in fuga dall’Isis e dalla fame. Ieri, poi, c’è stata la conferenza congiunta di Obama e Renzi. Una fufferia da Nobel contro una fufferia da parrocchia. E abbiamo tutti assistito, finalmente, all’amplesso impossibile. All’America che si scopava una formica.