
La reazione che più mi stupisce è lo stupore. “Hai visto che ha combinato quel pazzo a Milano?”. Ma non era un pazzo, è un assassino. Voleva vendicarsi, era lucido. Neppure pentito perché stava andando ad ammazzarne un altro. Sapeva che stava facendo una strage. Che cosa c’entra la delegittimazione della magistratura, signor presidente? Se il signor Giardello, invece di essere imputato di bancarotta, fosse stato colto a rubare in un supermercato, la strage l’avrebbe fatta alla Conad o all’Ipercoop, invece che in tribunale. Recentemente ho visto una clip musicale del senatore Razzi che ballava la propria ignominia in riva al mare. “Quello che faccio non ho mai pentito” cantava felice il rappresentante del popolo italiano “sono stato eletto senatore perché di fame si muore. Chiedo solo un rimborso spese per arrivare alla fine del mese. Te lo dico da amico e fatti anche li cazzi tuoi”. Su un’altra rete, un comico lo rendeva sempre più famoso con una riuscitissima caricatura. Il peggio, in questo paese, è Vip. Fai schifo e ti premiano. Però nessuno si stupisce che a milioni di italiani che di fame ci muoiono davvero, nell’ombra, abbrutiti dalla disoccupazione, dalle tasse, dai debiti, questo provochi infinito risentimento e rabbia. No, non sono state la delegittimazione della magistratura né le performance canore del senatore Razzi a trasformare un signor Giardello qualsiasi in assassino. Ma questa Sanremo degli impuniti che gli ha armato la mano. Canzoni piovute dal festival dell’onorevole pessimo esempio, che la gente impara e ripete. Ciascuno a modo suo, qualcuno senza freni. L’assassino Giardello è solo uno dei milioni di potenziali partecipanti a questo sanguinario karaoke. Stupiamoci, semmai, che non lo imitino.