Sabato 24 Maggio

Dovetti scegliere tra morte e stupidità.
(Sopravvissi).

Gesualdo Bufalino

 È imbarazzante scoprire quanto una dolente sciocchezza accadutaci in tenera età possa aver deviato le nostre scelte che chiamiamo destino. Stamattina, dall’imprevedibile scatola magica che è la memoria, un ricordo è schizzato in piedi con lo sberleffo di un clown a molla. Una sera d’agosto del 1960, a Sassari, restammo a dormire con mia madre a casa di una lontana zia, progenitrice a sua volta di svariati cuginetti. Pur di toglierci di torno e spedirci a letto, mia madre istituì un premio notturno. Quando sarebbe giunta l’ora di coricarsi anche per gli adulti, si sarebbe accaparrato un regalo “il bambino più bambino di tutti”.

Nella scala anagrafica io ero il penultimo, sette anni, e sebbene avessi più chance di mia sorella di undici e mezzo o di una cugina di dodici, sulla carta ero già battuto da Gian Luigi detto Giangi che ne contava cinque, ed era un bimbo specializzato nell’imitazione di Topo Gigio, infatti ripeteva incessantemente, con squittii da topo e roteando gli occhi, “Cosa mi dici mai?”. Mia madre puntualizzò che per essere premiati “più bambino di tutti” l’età non contava, altrimenti non ci sarebbe stata partita, ma si sarebbe dimostrata vincente la nostra postura notturna. A suo insindacabile parere il “bambino dei bambini” era colui che dorme con le braccia levate in segno di resa sul cuscino, a pugni chiusi, e non chi giace su un fianco o a pancia in giù, come i grandi.

Mentre tutti dormivano, io ero sveglio. Tenni testa agli assalti del sonno, per ore. Dal salotto filtrava una lama di luce eterna, un chiacchiericcio confuso di genitori e zii, faceva un caldo africano e Topo Gigio dormiva nella posizione vincente. Anch’io, e non cedevo di un millimetro. Era una postura scomodissima, le braccia mi formicolavano, per non cedere al sonno mi conficcavo le unghie nelle palme serrate delle mani, ma non c’erano santi, il bambino di mia madre dovevo essere io, cascasse il mondo. Finalmente in salone le luci si spensero e con gli occhi strizzati intravidi la sagoma di mamma che si chinava con la zia sui lettini di quella improvvisata camerata. Io giacevo in postura impeccabile, gli occhi chiusi, i pugnetti sul guanciale, la statua di un dio bambino dormiente. Ma mia madre disse: “Tu è inutile che fai finta, eccolo qui il dolcissimo bambino dei bambini, è Giangi.” E gli scoccò un bacio sulla fronte. Ricordo che mi sentii sommerso da un’ondata di vergogna e ridicolo, tradito da mia madre e denunziato al mondo come impostore. Che aveva fatto quella caricatura di Topo Gigio per meritarsi la targa di bambino D.O.C.? Nulla, dormito e basta, mentre io avevo piantonato per ore, come una rigida sentinella, le frontiere dell’infanzia. Avevo retto ad orde di gnomi ed elfi che pretendevano di abbassarmi le ciglia come serrande di negozi chiusi per ferie, avevo tenuto testa alle sirene tentatrici che mi spingevano come un tappeto rotolante nella mia postura abituale, rovesciato su un fianco. Potevo ritenermi davvero vittima di un’ingiustizia? No, neppure questo sollievo, perché avevo mentito. Fatto sta che la coscienza infantile, in casi come questo, ripara il danno come può. Alle volte esagerandone drasticamente le conseguenze, con drammaturgia implacabile. Di colpo il mio teatrino interiore si fece deserto. L’ultima scena non era forse mia madre teneramente ricurva sul letto di un altro? Ne trassi una fatale conseguenza: ero orfano, mia madre era morta, e in qualche modo l’avevo uccisa io.

È trascorso quasi mezzo secolo, e stamattina mi risveglio con questo ricordo che mi strizza come se avessi indosso il pigiama di allora. Si sa che i ricordi vanno via come patatine e la memoria te ne fa subito sgranocchiare un altro. Avevo vent’anni e per mantenermi da solo facevo lavori umilianti per uno nato nei quartieri alti. Ma ero ebbro di eternità perché scrivevo poesie e un giorno, chissà, sarei diventato come Dylan Thomas o Borges, i miei preferiti, e anche Jack London, guarda caso, aveva fatto lo scaricatore di porto e il cercatore d’oro prima di maneggiare la penna, così mi addormentavo con quella postura immortale con la quale immaginavo si coricassero i poeti,  le braccia distese lungo i fianchi, da giovani tronchi dai nervi fragili e le radici strappate che fluiscono solenni nei fiumi notturni. Inoltre amavo una ragazza bionda, ma le parlavo come San Francesco con i lupi, più che amore era un mito incarnato, dovevo esorcizzarne la feroce maternità perché tutte le donne che amiamo hanno qualcosa di tua madre, soprattutto per coloro i quali hanno commesso matricidio come fantastica rappresaglia contro un’infanzia che si suppone tradita. Insomma, le urtavo i nervi, e che l’amassi alla follia lo sapevo solo io e quel bambino notturno di Sassari la cui madre ne aveva baciato un altro, inoltre le mettevo paura dicendole che se un giorno avessimo avuto un figlio io me lo sarei mangiato, perché dicevo queste cose bislacche che a me risuonavano di sublime ironia essendomi dovuto amaramente rimangiare il bambino che ero, ma agli altri giustamente echeggiavano come litanie di pazzo incosciente, tantevvero che un brutto giorno la mia adorata bionda non ne volle più sapere di me, ed io ebbi un comportamento autistico per tredici anni esatti, che perfino le maledizioni di solito non travalicano i sette, mentre io per tredici anni passai e ripassai sotto al suo portone chiuso, almeno sei volte al giorno, che in totale fanno 28.470 passaggi, il più bestiale e funereo dei record.

Per un’altra di quelle delibere o scorciatoie della coscienza, che quando il teatro interiore degli affetti si vuota lo compensa d’incanto con un pieno improvvisato, sia pure da una fatale idiozia, giurai a me stesso la seguente sciocchezza: “Amor mio, hai voluto cancellare il mio nome dalla tua memoria del cuore? Un giorno aprirai il giornale e lo leggerai a caratteri cubitali!”. Credo di essere diventato giornalista e poi autore di programmi esclusivamente per questo, e di averle escogitate tutte perché un giorno lei leggesse il mio nome sul giornale, con la stessa tenacia con cui una notte resistetti al sonno per essere premiato più bambino di tutti da mia madre, senza pensare che lei, la bionda, avrebbe certo potuto leggere il mio nome, ma altrettanto certamente avrebbe poi girato la pagina in silenzio o con un semplice “Ah!” a suo marito che magari di nome fa Giangi, non per questo venire a cercarmi dagli Appennini alle Ande, così come a mia madre quella notte sembrò giusto darmi una lezione, e mai e poi mai gli sarebbe venuto in mente che quello sarebbe stato il primo “Ah!” di una tragedia ridicola, che mi avrebbe fatto passare come un corteo funebre 28.470 volte sotto casa di una bionda, che a sua volta mi avrebbe fatto scrivere 28.470 articoli o copioni di programmi, costretto a sottopormi a 28.470 ore di psicanalisi, il tutto per un bacino dato non a me ma a Topo Gigio. E questa è la vita, bella o brutta che sia, dite la vostra che ho detto la mia.

 

37 commenti su “Sabato 24 Maggio”

  1. Grazie a questa vita che ti ha fatto conoscere a tutti noi! Grazie per i tuoi pensieri e le tue parole! Grazie per tutto! E Buon compleanno!

  2. 28.470 giorni migliori di questi! ^_^
    Senza Topo Giangi, senza bionde con vedute ristrette e con tutte le posture notturne che più ti aggradano.
    Auguri di nuovo…

    Zee

  3. “Certo non so che cosa puoi sognare quando sogni
    e appare solo appena un lieve affanno nel respiro…
    Certo non so con cosa o chi sorride quel sorriso;
    dicon con gli angeli ma il nostro cielo è quello umano”. F. Guccini, Ritratti.

    P.S. In realtà anche le femmine hanno un re bambino, è il nostro fallicismo. Si dice così? Magari per noi ci fosse solo un’infanta imperatrice, ci sono entrambi i marmocchi. più la strega cattiva, e il re..e un gatto, che nei sogni è un pisello pure lui!
    abbraccio di buon compleanno 🙂

  4. BUON COMPLEANNO!!!

    … li ho pensati questa mattina gli auguri, all’alba quando di solito prendo il caffè, fumo e leggo un pò di notizie,pensavo tra me e me e immaginavo un regalo, perchè un vero compleanno necessita di regalo, virtuale che sia.Poi come sempre la vita è strana e tra le tante cose che ti avrei regalato ,chissà perchè ho scelto la casa sulla baia di Dylan Thomas; Ho una foto di quella casa nello studio e quando la guardo penso che sia il luogo più bello del mondo dove vivere, e insomma stamattina l’ho regalata a te.Vai a capire la mente che giri che fa!
    Quando più tardi ho letto il tuo articolo, Eccolo! Dylan Thomas!
    Sai, le mamme ,le donne,come gli uomini o i papà, tutti insieme a dire “No, non si fa”,oppure, “No non ti voglio,non ti voglio più”.Dio solo lo sa, quanto hanno fatto soffrire! Ma se poi le lacrime sono diventate parole, poesie,quadri, disegni quei “No” avevano un senso, una ragione d’essere,erano l’inchiostro e la matita, erano il torrente che si getta nel lago della baia dove trovare la casa più bella del mondo!
    Auguri,tanti,tanti.

  5. Tutte le storie sono storie d’amore.
    E come tu mi insegni dietro ogni atto
    eclatante spesso si nasconde un’amore negato.
    Unisco anche la mia voce al coro degli auguri.

  6. penso che il piu’ grande dono d’amore sia condividere nel silenzio di una stanza la complicita’ del bambino che e’ in noi,
    buon compleanno 🙂

  7. Volentieri in quell’agosto del 1960 sarei venuta in quel di Sassari sotto un lettino per suggerire ad una mamma amorevole di non deludere il suo bimbo che la amava sopra ogni cosa. Ma avevo meno di un anno e avevo già perso le ali.
    Oggi, pensa a lei e ai dolori del parto e alla gioia della nascita.
    E pensa a quanto tempo hai ancora per amare.
    Sii felice, buon compleanno.

  8. Un bacio mancato, una verità non detta, l’incapacità di sostenere uno sguardo o il lsciarsi sfuggire un’occasione essendo perfettamente consapevoli di quello a cui si sta rinunciando: tutto questo “devia le nostre scelte che chiamiamo destino”.E ci spendiamo per anni a cercare di riempire questi buchi, inutilmente, come voler spostare tutta l’acqua del mare in una buca fatta nella sabbia…ingenui, armati solo del nostro secchiello!
    Il mio regalo per te è un tenero bacio, un’abbraccio così forte da farti male, il battito del mio cuore accelerato dall’emozione, il brivido che mi attraversa e mi fa venire le lacrime agli occhi quando leggo da un libro una frase che mi tocca dentro, un fiore…
    buon compleanno.

  9. Leggendo mi è balzata alla memoria quella pagina di “alla ricerca del tempo perduto”, unico ricordo che ho di quell’opera che un giorno decisi di iniziare a leggere senza mai arrivare più in là di quella pagina. Era la pagina in cui il bambino nel letto attendeva con ansia che la madre salisse in camera da lui per dargli il bacio della buonanotte, un appuntamento mancato che gli impediva di dormire e gli faceva sognare ad occhi aperti quel momento così agognato. Leggendo la tua pagina di diario Diego mi è tornata alla mente l’immagine che le descrizioni minuziose e introspettive di Proust avevano disegnato di quel bambino che oggi aveva il tuo faccino.

    Credo che se potessimo, tutti noi torneremmo indietro a coccolare il bambino o la bambina che siamo stati. A me viene questo istinto impotente ogni volta che guardo qualche foto di quando ero piccina. Sbagliamo sempre i tempi, quando eravamo piccoli volevamo essere grandi ed ora che siamo grandi vorremmo ritornare piccoli per essere avvolti con affetto e per cancellare con un colpo di spugna quei semi che oggi sono gli alberi del labirinto che è la nostra vita.

    Ma se tornassimo indietro a risolvere tutti gli appuntamenti mancati e a cancellare le offese ricevute, gli errori fatti, il tempo perso e tutto quello che ora ci fa rimuginare oggi chi saremmo? O forse c’è da chiedersi cosa saremmo! Perchè probabilmente non saremmo altro che archivi ben ordinati ed ariosi con le cartellette dei successi affiancate l’una all’altra sulla superfice di quell’unica mensola che sarebbe la nostra persona. A me francamente, nonostante la fatica di tenerle in piedi piacciono di più le pile incasinate e polverose delle cartellette che nascoste tra le altre riservano sempre delle sorprese e rievocano delle vite vissute.

    La bionda secondo me non si limitò a dire “ah”, ma non te lo disse mai e mai te lo dirà, forse. C’è da ringraziarla, Diego Cugia.

    Avrei voluto io al posto tuo pensare così tanto tempo ad una persona, dedicargli tempo perlomeno, come hai fatto tu passandole sotto casa migliaia di volte. Invece mi sono sempre lasciata scippare in fretta quel “letame” da cui nascono i “fiori” per l’ansia di voltare pagina, per l’orgoglio di non vedermi ferita.

    Ma infondo una pagina credo di non averla ancora girata..quella del mio tempo perduto che spero un giorno sia l’inizio del mio tempo vissuto.

    Tante altre cose vorrei dire ma non è la sede.

    Auguri a te che dormi in posizione fetale, la più tenera che ci sia. Un bacio e buon inizio. Ti manderò il piccolo pensiero che mi ha scelto per arrivare a te.

  10. Diego
    che racconto stupendo,ho aperto la scatola della memoria mi sono ricordata del premio della domenica:un cremino alla crema artigianale.funzionava così:se a mamma non avevi distrutto il letto a forza di salti,e non avevi disegnato mostri sui muri,con le matite,oppure a volte avevi ritirato il latte da dietro la porta prima di lei,lei ti premiava.Con un cremino gelato.
    Una volta alla settimana solo.la domenica.
    Ho ancora in bocca quel gusto ineguagliabile,
    dei miei sapori della memoria.
    E poi le scarpette di vernice!!!!
    Che attesa Diego,ci passavo davanti con mamma,
    le guardavo per giorni e giorni,sbavando,
    supplicando:ma,Compramele!!Niente non si poteva…..sono ancora li,nel negozietto,ormai sperduto della memoria.
    E che dire delle 50 rose di plastica,rosse,regalo di papà,a mamma,che per anni e anni sono rimaste nel vaso di vetro,al centro del tavolo?Mai fiori finti,hanno avuto un profumo di vero,che non svanisce.Mai.Nella memoria.Ora chiudo la scatola.Altro giro altro regalo.
    ————————————-
    Un kiss per il compleanno.:-)

  11. Forse… chissà…ma io ne sono sicura, mentre dormivi la tua mamma era lì con te, il volto pieno di luce e gli occhi scintillanti di nuovo bambini. Era fiera dell’Uomo che sei e ti regalava milioni di baci e carezze delicate per restituirti serenità ai dolori di tutti i giorni.
    “Buon compleanno, bambino mio adorato, non aver paura e abbi fiducia, la primavera è lì e ti tende la mano” Tu le spettinavi i capelli, gli occhi incatenati dentro gli occhi in un abbraccio felice

  12. a me quelli che si chiamano Giangi sono sempre stati sul cazzo. ora più che mai.
    tua Madre era una grande. se ti avesse dato il premio, tu saresti diventato come Giangi.
    buon compleanno amico.

  13. è un dono questa capacità che hai di raccontarti, aprirti sinceramente e candidamente.
    ho visto un sacco di mamme in questo racconto, un sacco di bambini cattivi, di cuginetti e fratellini più piccoli e un sacco di bionde da odiare perchè troppo amate.
    ti abbraccio da qua,
    buon compleanno
    ridolfo

  14. Ciao Diego,
    ho un carattere pessimo, lunatico depresso con l’aggravante di esserne cosciente; e una figlia di dieci anni. Che c’entra? Non lo so, ma tutte le sere quando la bacio prima di addormentarsi mi chiedo se sono stato un buon padre e soprattutto: che donna sarà la mia bambina.
    Spero di incontrarti un giorno e di berci un buon biecchiere di Taurasi. Auguri

  15. beato te che da piccolo almeno speravi in un premio…
    io non l’ho mai atteso.

    bravo cugia. complimenti.
    penso che ti leggerò con più attenzione.
    ciao tutti

  16. Abbiamo il carattere che abbiamo, facciamocene una ragione, mettiamoci in pace e vediamo gli aspetti positivi. E’ la non accettazione di noi che ci procura tutte le aggravanti del nostro carattere, la depressione mica fa parte del carattere! Siamo vivi e questo è quello che dobbiamo guardare, pensiamo a chi non ha gambe, a chi non ha occhi, a chi non ha udito e chi non ha tutto ciò che abbiamo noi e sentiamone l’importanza, la fortuna di essere ciò che siamo e facciamo anche per chi non può. Un abbraccio.

    Il mio fardello, oltre all’intermittente non accetazione di me?: ogni tanto scrivo e faccio cose di cui poi mi pento, però so di non doverci spendere sopra più di tanto tempo ma solo farne tesoro per essere migliore, come la bionda Diego fu il tuo tesoro, come tua mamma.

    Un abbraccio

  17. Ciao Domenico.
    Il fatto che ogni sera saluti tua figlia
    con un bacio e ti interroghi se avresti potuto far meglio ti rende già un’ottimo genitore. Mio padre si rivolgeva a me solo quando c’era da prendermi a schiaffi.
    Lui non ha mai avuto dubbi sul fatto che ci volesse la cinghia dei pantaloni per educare un figlio.
    La tua sarà una donna cresciuta nell’amore dei propri genitori.Una persona che saprà dare perchè per prima ha ricevuto.
    Se non fossi alla soglia dei trenta ti direi se c’è speranza d’adozione dalle tue parti.
    Scherzo.Però sapere che ci sono anche modelli diversi da quelli che ho conosciuto io mi da speranza.Buona serata a tutti.

  18. sia lode alla tua mamma che ci ha fatto un grande dono 🙂
    e senza quei 16 anni di passeggiate e di divani, tu non saresti quello che sei…
    Leggo che e’ il tuo compleanno… AUGURI AMICO. Di cuore.

  19. Caro Diego,
    come qualcuno sopra ha già detto (da quanti ti fai amare!)
    puoi andare fiero (ma già lo sei, lo so…)
    di come hai saputo reagire alle cose negative che la vita ti ha riservato.
    Hai tirato fuori la passione che hai dentro trasformandoli in storie e pensieri, esprimendo il tuo amore per la vita e rivelando così che questo è il segreto più grande per superare al meglio le inevitabili tristezze: amare la vita, quindi noi stessi ma soprattutto gli altri.
    Ne approfitto per salutare tutti gli albatros che sempre leggo e tante volte mi emozionano (Amelie, roxana, ridolfo, capicciola, Perladivongola e tanti altri).

    Per te, tanti auguri e un abbraccio forte.
    p.s.: non vedo l’ora di sapere com’è andato il colloquio con la RAI riguardo al tuo nuovo progetto. Scusa la curiosità, so che al momento giusto ci farai sapere.
    Ti voglio bene.

  20. Reazioni a catena a non finire, già. Non immagini quanto lo stupore, l’amarezza, la constatazione ineluttabile mi abbiano, a volte, lasciata incredula.
    Un poco in ritardo (lascio la giustificazione sulla scrivania) arrivo ad augurarti buon compleanno (compleanno?) e ti abbraccio, no, ti stampo un bacio sul naso.
    Grazie per questa tua pagina personale.

    clelia

  21. Caro Diego,
    non scrivo diari, non l’ho mai fatto, qualche rara volta che ho scritto di mio su qualche raro foglio, ho provveduto in breve tempo a strapparlo e buttarlo via.
    Perchè?
    Perchè vedo la vita come un enorme dipinto di un abile pittore, la vita come una grande Guernica personale, della quale sono in grado di vedere solo brevi scorci. Ho un’idea indefinita del capolavoro che verrà fuori quando l’ultima pennellata sarà data. Al momento mi è concesso godere di piccoli tocchi di colori, di grandi profondità di spazio e di attese.
    Lo sceneggiatore-pittore disegna di tutto, gioia e dolore. Gira piccole scene apparentemente inconcludenti o dissonanti fra loro. Taglia aspettative che vorresti ma non si verificano. Tu reciti la parte di un copione che scrivi mentre giri. E lui appunta, segna, dipinge.
    E tutto, dà senso al cammino.
    Aspetto, sto bene nell’attesa.
    Aspetto, che il tutto si concluda.
    Alla fine, vedrò.

  22. Ah Diego, mi son dimenticata di dirti: bello il tuo nuovo ‘qui ed ora?’!

    Un abbraccio, buona pagina.

    PS. Ivy mi fa piacere, ed è reciproco smack!

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  24. Anche se in ritardo, caro Diego, volevo farti gli auguri di BUON COMPLEANNO!!! :-))

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    Poi, se ne hai voglia, mi piacerebbe sapere che ne pensi della prova di forza alla quale stiamo assistendo a Napoli, povera gente manganellata perchè protesta … e tutto questo con il “consenso” ma soprattutto l’indifferenza pressochè generale dei politici ma sopratutto della gente comune.

    Ma davvero è questo quello che ci meritiamo? E domani cosa aspettarci?

    Mi ricordo ancora come fosse oggi le lettere che leggevi a Radio 24 di quelle persone che vivevano in quel luoghi di morte vicino a Nola, Marigliano ecc.: e sofferenze, le malattie e i lutti …
    SDono certa che ricorderai certamente, ma cos’è cambiato da allora?
    Purtroppo sappiamo bene la risposta.

    E poi sabato ho visto il film Gamorra, domenica le immagini dei pestaggi …

    Non riesco a trovare una motivazione a tutto ciò, o forse sì, e allora stò ancora peggio!!

  25. Auguri Diego,
    auguguri per le le 28.470 volte che sei passato non sotto il portone di una ragazza ma sotto il portone de “La ragazza”.
    so cosa si prova…. so cosa significa essere soli ma… come hai scritto tu:
    “ogni uomo solo è orfano di una donna perfetta”

  26. Ciao, Albe e grazie per le belle parole.
    Capricciola, bastasse la consapevolezza di essere sani a farci sentire meglio sarebbe facile; c’è talmente tanta sofferenza nel mondo che a guardarsi allo specchio e vedersi due mani ci dovrebbe sembrare un miracolo. Ma che sia il contrario invece a farci sentire come ci sentiamo. La depressione non è una caratteristica del carattere però attecchisce dove il carattere lo consente.
    Buona vita a tutti

  27. Ciao Domenico capisco quello che vuoi dire, e capisco che le mie parole possono anche averti ferito quando l’intenzione era totalmente contraria. Capisco che ci si possa sentir male ad avere le carte in regola per essere felici, sereni o per lo meno non depressi e non riuscire ad esserlo. L’ho provato, lo provo tutt’ora a volte, te lo dico senza sminuire i problemi che ti tangono. Oddio poi da un lato è anche così, i problemi vengono sminuiti davanti alla consapevolezza che non affliggono solo noi ma sminuiti in senso positivo “mal comune mezzo gaudio”, vero, è catartico raccontarsi i nostri problemi, ci fa sentire meno soli. Ma nel contempo può offendere la frase “tutti hanno dei problemi” perchè non ci fa sentire in diritto di preoccuparcene, di godere almeno di quella sofferenza che credevamo unica, sembra assurdo ma è un pò così. Quando stiamo male e non riusciamo ad uscirne andiamo a cercare i motivi del nostro male per almeno giustificarli e rimanere dove stiamo perchè ci siamo arresi ad uscirne, come fosse un dato certo che non si può. Come puoi vedere le cose si possono sempre vedere in due modi, e credere l’una piuttosto che l’altra ci dà la forza per andare in quella direzione. Anche io ritengo di non avere un gran carattere, sono vulnerabile, arrendevole, fifona, bla bla bla, però sono uscita dalla fase buia in cui credevo di essere destinata ad un carattere molto chiuso ecc ecc. , sono migliorata, ho iniziato a pensare positivo, a vedermi i pregi, ed anche un pò a sperimentare qualcosa di nuovo che dà sempre grande carica.
    Dal tuo scritto traspare che hai paura di non dare abbastanza, vuoi dare. Beh, non pensare che sia comune star male per la paura di non dare abbastanza, anche se si tratta di dare ad una figlia. Te lo sei mai detto?

    Un abbraccio.
    Sogni d’oro è un pò tardi

  28. Il depresso non sa di esserlo,finchè non si arena,magari in un letto,impossibilitato a fare qualsiasi cosa,improvvisamente scatta la rinuncia a vivere,si ha come un black/out,si spegne tutto e si ci concentra,sui
    messaggi che manda il corpo.Diventa una vera concentrazione su se stessi,e si ci dimentica,anche di chi ci vive accanto.
    A quel punto bisogna chiedere aiuto,si vedrà la gente scappare,perche non tutti hanno voglia di stare con un depresso.Invece tra i molti troverai chi ti sostene,(nel mio caso è stato mio marito)un vero appoggio,morale,
    e si scava si scava,dentro e fuori,si parla,si devono fare scelte diverse.
    Io sono contenta di averla avuta,è stata una ripartenza dopo,mi ha aiutato a capire chi sono, mi è costata tanta fatica,pero se non l’avessi avuta magari chissà,non avrei capito tante cose,di me e degli altri-
    Da non confondersi con la malinconia,che è una altra ,cosa per esempio De Andrè,era solo malinconico,dai suoi testi,non depresso.Il depresso non scrive cose belle.
    Tende all’auto distruzione sua prima di tutto.Ieri ho incontrato una mia compagna di scuola era 5 anni che non la vedevo,sò che aveva avuto i miei stessi problemi,(poi mi fatto vedere la sua bambina di 3 anni Vera,una vera bambolina,che correva,per il negozio di pane),mi ha tanto reso felice baciarla,e abbracciarla vedere che in viso aveva la luce del sole.
    ———————————————
    kiss

  29. non c’entra niente amici cari ma lasciatemi sfogare senza poesia:
    che brutto andare a fare i colloqui di lavorooooooooo! Uff. Mi sento come una foglia di insala un pò appassita al momento della cernita, sospesa fra una coppa e un cestino.
    Uff.

    Non c’è niente di dicibile.

    Una richiesta d’abbraccio a tutti.
    ciao 🙁

  30. Chiedo scusa, ho abusato di un termine che indica una patologia molto grave e che bisogna usare con il dovuto rispetto. Capita di scrivere delle cose di getto e volevo solo enfatizzare uno stato d’animo. Capricciola, non mi sono risentito per nulla, e non sono offeso, anzi apprezzo molto le tue parole. Ho sempre dato molta importanza alle relazioni umane in tutte le sue forme e devo dire che in questo blog oltre alla presenza di Diego ci sono, ci siete, delle persone con le quali è possibile confrontarsi. Good luck, ti abbraccio.

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