POLTRONESOFÀ

Nella vita nessuno può voltare pagina se prima non riconosce i propri errori. Altrimenti li rifarà. Quello di Conte è stato il più lungo discorso della storia, ma gli mancavano tre parole: mi sono sbagliato. Più una quarta, inevitabile: scusatemi.  Ecco perché c’è sembrato che a quel discorso gli mancasse il cuore. Scusatemi di aver firmato un decreto disumano come il Sicurezza bis. Scusatemi per aver parteggiato per un’Italia sovranista, populista, anti-europea. Perché ho capito che l’Europa siamo noi e non ci impone un bel niente nessuno, niente che non sia dovuto al gigantesco debito pubblico di cui noi siamo i soli responsabili. E scusatemi per essere stato schiavo di due padroni. E già che ci siamo, scusatemi se sono lezioso con questa cazzo di pochette, a tre punte, a cinque punte, ma vaffanculo.

Ecco, bastano tre parole per ottenere la fiducia. Mi sono sbagliato. Succede a tutti, la vita è fatta di questo, di lezioni da apprendere: ci si evolve. Solo gli imbecilli non evolvono mai. E ripetono sempre le stesse cose come Salvini, la Meloni e la pubblicità di Poltronesofà. Certo che vincono a mani basse, sono lavatrici delle menti. In India, a questo fine, si usano ripetere i mantra, ma i mantra servono a evolvere spiritualmente, a concentrarsi sul Divino non sui desideri materiali. Mentre a gridare “poltrone-poltrone-poltrone”, standosene imbullonati alle poltrone medesime, interrompendo per 666 volte il discorso del presidente del consiglio, non ci si evolve affatto, si regredisce a larve, roba che all’asilo a 4 anni, in confronto, i nostri bambini sono tutti De Gasperi e Berlinguer.

Ma che gazzarra ieri, che vergogna per il popolo italiano, da qualunque parte dell’emiciclo si levassero quelle facce contorte, quelle anime da bordello, quell’odio invidioso infernale. Ci siamo sbagliati. No. I nostri demoni non lo dicono mai. Rifarei tutto, rifarei tutto, ripetono come un disco rotto del Papeete. Credo che sia venuto il tempo improcrastinabile di addomesticarli questi nostri demoni da caserma. A cominciare dai ci siamo sbagliati del PD e dai ci siamo sbagliati reciproci dei 5 Stelle. Quando cominceremo a sentirli? Allora sì, potremo iniziare a nutrire un poco di fiducia in questo governo. Quella di assistere a una fusione calda  fra due forze che hanno l’occasione storica di far crescere insieme il Paese, e di opporsi compatte alla destra irredimibile che ha appestato l’Italia. Se non siete d’accordo, tranquilli. Io mi sbaglio spessissimo. Scusatemi. Ma la pochette no, la pochette non la metterò mai. Non sono “perbene”. Nessun italiano lo è, altrimenti non saremmo ridotti così.

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