PASSAPORTO PER L’ESTASI (UNA CONFERENZA ALLO YOGAFESTIVAL)

Ieri è cominciato il primo Yoga Festival della Val d’Aosta, una delle manifestazioni italiane più belle, suggestive e spiritualmente utili. Sono stato molto felice di inaugurarlo con una conferenza dal titolo “Passaporto per l’estasi”, in un sito che ha 6000 anni (più o meno l’età dello Yoga): l’Area megalitica di Saint-Martin-de-Corléans, ad Aosta.
Non amo chi se la tira (soprattutto quando si parla di anima) come si capisce dalle prime parole del mio discorso:
«Poter portare la mia testimonianza in questo sito archeologico, fra queste piattaforme, queste stele, le tracce delle prime arature dei nostri antenati, degli Adamo ed Eva di questa Valle dell’Eden, mi fa sentire l’ebbrezza di essere un archeologo dell’anima, una sorta di paffuto Indiana Jones dello Yoga.
C’è una cosa che mi fa sempre molto ridere quando vedo buffi esseri come me, autorevolmente improbabili, salire sul palco e sparare sentenze in fatto di spiritualità, di meditazione yoga, o di Dio. Perché la prima cosa che uno nel pubblico pensa (ma loro non lo sanno) è: caro “maestro”, ma se hai quella faccia da “oddio un’altra sera a ingozzarmi di wurstel da solo davanti alla tv” come pensi di convincermi che la tua meditazione possa funzionare?
Il mondo pullula di persone che non hanno la minima idea di cosa sia scalare il Monte Rosa dell’anima, ma fanno come se avessero appena dato una pacca sulle spalle a Dio e conoscessero tutti i trucchi per andare in paradiso in taxi. Be’, io non ce l’ho questa ricetta truccata, quindi rilassiamoci tutti, perché vi sto offrendo un esempio vivente di bilocazione: sono qui al microfono ma contemporaneamente sono seduto lì con voi a sbellicarmi su questo tipo con l’erre moscia, la pancia e i capelli bianchi che non si capisce bene a quale titolo stia presentandoci il Festival dello Yoga in Val d’Aosta. Spero non sia solo perché ho all’incirca l’età di questo insediamento megalitico…»

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