Non nomineRAI invano i falsi dei che hanno ammazzato la Radio

Il governo “del cambiamento” sta per rinnovare i vertici della Rai. Il totonomi impazza, tutti sbavano per sapere in anteprima a quale neo-proclamato santo inginocchiarsi a baciare le pantofole. Fra le nuove aureole che avanzano, scintilla quella di Del Noce, il boss che mise alla porta Enzo Biagi e quando scrivevamo Rockpolitik con e per Adriano Celentano, si “autosospese” polemicamente da direttore di Rai1, ma solo per le tre ore in cui il programma andava in onda, oltretutto con un successo strepitoso. Del Noce, invece, oggi rivendica il merito di aver lanciato la Isoardi, la ragazza del ministro dell’interno, e non dalla finestra, che qualche attenuante un giudice gliel’avrebbe riconosciuta. Il Mastino dei Porti, per ringraziarlo, l’ha immediatamente convocato dal Portogallo, dove Del Noce se ne stava in pensione esentasse come un re in esilio, perché la nostra è una patria che non tradisce mai i suoi traditori.

E chi saranno i nuovi direttori della radio? Silenzio, non interessa, per gli onorevoli incompetenti dello spettacolo quelle sono considerate poltrone di terza o quarta fila. Spesso ci finiscono i trombati dagli scranni tv che contano, e quasi sempre a dirigere la radio pubblica ci vanno manager o giornalisti che non la amano, non la valorizzano, non ne sanno niente. E se gli capita un copione fra le mani non capiscono la lingua, hanno bisogno del traduttore di Google. Me ne ricordo uno che, appena nominato, dichiarò pubblicamente che lui la radio non la sentiva manco in bagno. Me ne ricordo un altro, un critico televisivo, che il massimo che riuscì a inventarsi fu un programma di dediche.

Sono di ieri i pessimi risultati d’ascolto di Radio1 e Radio2. Un immenso patrimonio professionale, tecnico, creativo, con l’anima d’Italia incorporata come una perla nel microfono, è stato ridotto al livello di una radiolina commerciale qualsiasi. Gestita da direttori spocchiosi, velleitari, incapaci. E la cosa incredibile della politica è di non rendersi conto della potenzialità esplosiva della radio, di come trotta nell’inconscio della gente, di quanto fosse importante RadioRai per milioni e milioni di ascoltatori, la radio che correva come una lepre da un argomento all’altro, da una chicca musicale all’altra, non con playlist per sbomballarci l’anima con il pensiero unico discografico, ma la Radiorai dei suoi autori, i suoi attori, con la sua grande fiction, quei radiofilm che nessun altro network aveva ed ha e che sono stati cancellati da un cretino. Radiorai con i suoi show itineranti, i suoi protagonisti sostituiti da presentatori televisivi trombati, la Radiorai che potrebbe ancora oggi sfidare il futuro con la forza del suo grande passato, il tutto a costi ridicoli rispetto al pachiderma televisivo.

Possibile che neanche i 5 stelle si rendano conto di quanto sia importante la radio pubblica? Ma non dovevate dare un calcio ai tromboni del potere? Temo che, come sempre, anche a questa tornata di nomine Radiorai finirà nelle mani del nemico. Di chi non ama via Asiago, di chi non sa neanche di cosa sto parlando. Qualcosa di nuovo, grande ed emozionante che la radio italiana potrebbe ancora essere, se non fosse tutte le volte ammazzata nella culla dai falsi dei che l’hanno resa mediocre come loro.

 

Un commento su “Non nomineRAI invano i falsi dei che hanno ammazzato la Radio”

  1. Caro Diego,come sempre tocchi nel vivo: oggi siamo solo imbambolati dalle immagini,accompagnate magari da suoni, anche sgradevoli, ma viviamo di immagini e di immagine: l’ASCOLTO ormai chi lo considera più?
    Chi ascolta davvero?
    Gli individui sono cambiati dentro, spappolati spesso e la radio,pur trottando nell’inconscio della gente, rispetto alla TV è più lenta e più umana, e ai nostri “grandi” non interessa, come ben poco interessano programmi di qualità comunque essi vadano in onda.
    (Giorni fa mi sono fermata a riascoltare vecchie tracce del maestro Manzi….)
    Purtroppo quello che si vuole non è educare , condurre fuori e coltivare a modino ciò che di umano vi è in ogni individuo, bensì allevare in batteria come polli o suini all’ingrasso, con le conseguenze terribili che son sotto gli occhi di tutti.
    Voglio essere ottimista e credere sempre in un’inversione di rotta:
    buon lavoro.
    Luisa Croce

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