Sfoglio i giornali, guardo la tv, navigo in Internet. Sono un italiano bene informato ma mi gratto la testa come gli scimpanzé. Perché? Eppure mi ricordo che Luxuria è stata baciata da Dudù ad Arcore; che uno dei giudici del processo Ruby è andato prima a Lourdes poi in pensione anticipata dopo aver firmato la sentenza d’assoluzione di Berlusconi (ho solo un dubbio: si è fatto benedire prima o dopo?); So che gli americani hanno terrore della politica rigorista della Merkel come dell’Ebola; che i musulmani italiani si sono schierati contro i tagliatori di teste dell’Isis; che Travaglio e Santoro hanno litigato; che il tribale Matteo Salvini “chi non salta immigrato è! è!”; Che Napolitano ha invitato a cena i leader europei e ha tenuto loro un discorso così zeppo di distinguo e di “non” al punto che mi sono detto: questo “non” è più “il bel paese là dove il sì suona”. Mi ricordo che la Thyssen di Terni si è fatta un’altra scorpacciata di operai, e penso che il ventre del capitalismo sia ormai più dilatato di quello della balena di Pinocchio con stipati dentro milioni di poveri Geppetti fritti; così come so, infine, che il prefetto ha diffidato il sindaco di Roma a registrare i matrimoni gay celebrati all’estero. Peccato, per una volta che Marino aveva avuto una buona idea. Cito a memoria, ma potrei continuare per paginate, sono aggiornato eppure del mio paese, della mia tribù, ne so quanto gli scimpanzé. Il mio albero interiore è spoglio. Non ci resta attaccato quasi nulla. Nessuna notizia dolce e nutriente come una banana. Nessuna corrispondenza. Nessuna appartenenza. Ah! Per spiegarmi facevo prima a cantarvi “Azzurro” di Paolo Conte. Per cui chissenefrega, tante condoglianze al mio cervello e via. Oppure?
Oppure siamo in milioni di scimpanzé disinformati nel profondo, depredati affettivamente da un dibattito pubblico in cui anche le tragedie si trasformano in pettegolezzi, appalti truccati e vanità personali. E i nostri destini, invece di confluire nel fiume fraterno di una storia condivisa, stanno spezzettandosi in milioni di rivoli, nessuno dei quali, da solo, avrà mai la forza di arrivare al mare.
Perché se così fosse, il discorso si farebbe molto, molto interessante.
Se una parte ricca e minoritaria del paese, nei giornali, nei talk-show, alla radio, parla solo di sé stessa fingendo di parlare di noi, dove siamo finiti noi? In quale riserva indiana? In quale zoo? Si accettano suggerimenti e indicazioni stradali. Non pretendo di fare una rivoluzione ma almeno di farci una pizza alle banane. E di grattarci la testa insieme. Noi scimpanzé.