L’ULTIMA CENA

Quando gli italiani sapevano ancora ridere ferocemente di se stessi, nei mitici anni del boom, precisamente nel 1963, Cesare Zavattini scrisse un soggetto per Vittorio De Sica proprio con questo titolo “Il boom”. Era la storia di un piccolo imprenditore edile, un Paperino indebitato fino al collo (Alberto Sordi) ridotto a vendersi una cornea per ridare la vista al marito di una megera milionaria. Mi è tornato in mente stamattina, sessant’anni dopo, oggi che il boom ha cambiato casa e continente, noi siamo diventati le vacche magre e i paesi poveri di un tempo come l’India, le tigri asiatiche. Ed è proprio di tigri che vi voglio parlare.  Nell’Uttar Pradesh – racconta il Times indiano – c’è un parco naturale, una riserva protetta in cui vivono le ultime 12 tigri. Al di là della recinzione sopravvivono (male) alcune famiglie di contadini che, come l’Albertone nazionale nostro, non sono sopravvissute al boom, cioè sono più povere di prima. E questa è la notizia: stanno aumentando i casi di persone sbranate dalle tigri. Si tratta di uomini e donne tutti in età avanzata che vivevano in famiglie disagiate. Le compagnie di assicurazione, costrette a risarcire per legge i congiunti con 500 mila rupie (circa 7000 euro), si sono insospettite, anche perché tutte le tigri avrebbero consumato il loro pasto fuori dalla riserva. Infatti chi si avventura senza guide di notte nella riserva lo fa a proprio rischio e pericolo e l’assicurazione non paga. E così sta emergendo la verità: poveri vecchi che si immolano per salvare le famiglie con l’accordo dei parenti. Altro che una cornea. Gli Alberto Sordi indiani si fanno sbranare e i congiunti, con un trattore, recuperano i loro resti nel parco e li fanno ritrovare dalla polizia nelle campagne attigue ai villaggi. Ho pensato alla loro ultima cena a casa, con i familiari, prima di addentrarsi da soli fra le tigri. E l’ultima cena di Gesù, con Giuda e gli altri, mi è sembrata, in confronto, una piccola cosa.

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