LE SARDINE, LA RABBIA E IL CIELO

Più attizzi l’odio più like ricevi. Furore e insulti, piacciono. È la danza della rabbia degli sciamani di Facebook che fa piovere followers. Il vangelo capovolto dei social: chi odia mi segua. Fulmina il tuo prossimo, sarai il mio dio. Tutta l’Italia è diventata così, si vive nel rancore. Poi ci si meraviglia se il Paese muore. Ma lo sanno anche i bambini che senza amore i cuori marciscono. Per le nazioni è lo stesso. Se, per esempio, su questa pagina scrivo con amore e rispetto, ricevo due cuoricini e qualche pacca sulla spalla: Jack ti sei rammollito, sei un pensionato, va’ a guarda’ i cantieri. Ma se scrivessi che invece dei cantieri ho guardato sotto i capelli di Salvini e ho visto il suo cervellino verde galleggiare fra le rane, le visualizzazioni della pagina schizzerebbero a mezzo milione (me lo confermano gli insights tutte le volte che prendo una posizione polemica contro i sovranisti). L’odio è il viatico del successo? Di quello a breve termine, ahimè, sì. Se poi l’odio si incista, anno dopo anno genera metastasi di rabbia e violenza popolare, manipolata dai leader politici e dai loro sciamani virtuali, allora tutti a comando si gettano vigliaccamente contro uno, trattato come un appestato, oppure contro tutte le categorie invise al loro leader maximo: magistrati, zingari, giornalisti, gay, migranti, “comunisti”, neri. Quello che accadde a Matteotti si ripete ogni giorno sui social e tracima fatalmente nella realtà. Non è “un fatto di 70 anni fa”. Quello che è accaduto a Stefano Cucchi o nella carneficina al G8 di Genova o nell’escalation di maschi che uccidono le donne è fascismo eterno, che significa possesso della mente e del corpo degli altri. L’esatto opposto dell’amore. E quello che ha dichiarato Salvini: “Non sono nato per scaldare le poltrone. Chiedo agli italiani, se ne hanno voglia, di darmi pieni poteri” non è accaduto 70 anni fa, ma due mesi e mezzo fa: l’8 agosto. Quando ha fatto cadere il suo stesso governo perché voleva la poltrona unica, la sua. Per questo ho appoggiato con tutto il mio cuore le sardine. Perché rappresentano la grammatica della politica andata perduta: il rispetto, la passione civile, la disciplina delle piccole cose quotidiane, la solidarietà, l’impegno nel mutuo soccorso e la resistenza all’imbonimento degli squali mediatici. Un silenzioso cordone umano, un popolo giovane di tutte le età, con i libri in pugno e un simpatico pesciolino di cartone come vessillo, che ci difende dallo sgrammaticato fascismo populista. C’è qualcosa di nuovo sotto il cielo. Anche l’amore, da una settimana, fa tanti like.

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