I GIORNI DELL’ODIO di Jack Folla

Sono tornato a casa vent’anni dopo, in questo tre camere e cucina di Centocelle dove i miei sono morti. Nessuno l’aveva più arieggiata, o pulita (risento ancora le loro voci per le stanze del passato: «Jack non darmi preoccupazioni, sono venuti dal commissariato a cercarti…Che hai combinato, stavolta? …Jack? Jack? Ma dove vai?… »). Sto andando a gettare la spazzatura, mamma, due sacchi pieni di noi: le lettere che ti scriveva papà, le foto delle mie ex, le poesie di quand’ero ragazzo, (un verso soltanto mi è rimasto impresso “Vivere prima che il tempo ci viva”) anche il diploma di maturità. Se non riesci a infilare tutta la tua vita in una sacca, ne hai ancora di strada da fare. Io la mia ce l’ho in tasca. Mi basta infilarci le mani per sentirmi leggero. Magliette, mutande e spazzolino li trovi in tutte le bancarelle della terra. Scendo in strada. I bidoni stanno in un vicolo, ma nell’attimo che mi serve a sollevare il coperchio e gettarli dentro, una Touareg gialla sfila rasente il marciapiede (ci passava comodamente) e una faccia di donna sfigurata dall’odio mi grida: «Ma vatteneaffanculo pezzo di merda!». La Micra dietro strombazza impaziente e un pensionato con lo zuccotto alla Dalla mi urla dal finestrino, le vene del collo gonfie come zampogne: «A stronzo! Accattone!» e sfreccia via. Dici che mi avevano riconosciuto? No, magari. Ero semplicemente l’altro. E l’altro, per gli italiani di oggi, è spazzatura.
Sono rientrato in casa e mi sono seduto per terra all’ingresso. Ho dovuto farmi una doccia spirituale per scrostarmi di dosso l’odio della strada. Mezz’ora di silenzio e di gioia, specchiandomi in me stesso come in un pozzo stellato. In questo firmamento interiore non c’era Jack, c’eravate voi.
Come fate a sopravvivere in una gabbia ignorante? Riuscite a non soffocare in questa nuvola d’odio? E di voi, ditemi, si è salvato qualcuno?
Una volta vi chiamavo fratelli, che per me è una parola nobile e senza sesso come gli angeli. So che almeno una, uno di voi, mi leggerà. Uno dev’essere rimasto. Uno dev’essere presente, una sentinella, una scintilla in questa interminabile notte del nostro Paese. Lo so che ci sei e ho fede in te. Sei il mio piccolo Dio. La mia Madonnina rock con la gonna a fiori.
Questo libro è per te. Nero come lo sono stati questi vent’anni. Bruciamo idealmente le sue pagine a mano a mano che le leggiamo. È un rito. Una preghiera da recitare l’uno per l’altro perché il buio diventi di fuoco e il nostro futuro sia d’oro.
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