Dimissioni di un telespettatore

Ho appena preso una decisione strategica per la mia vita casalinga: stasera non vedrò “Striscia la notizia”. Ce l’hai col programma? No, anzi. Non ti soddisfano i conduttori? Tutt’altro: Ficarra e Picone sono spiritosissimi e il presentatore, principe di Striscia, Ezio Greggio, sta all’Homo Italicus  quanto David Letterman sta all’Homo Americanus. Una spanna sotto, si capisce, ma  forse non siamo una colonia americana? La fattoria televisiva è quella, e se Letterman è Konrad Lorenz, Ezio Greggio è la papera. Voglio dire, il meglio delle nostre papere, la Paperissima. Come lo vedi, ridi. Greggio è l’evoluzione dell’italiano da spiaggia, del vitellone felliniano, del bagnino sciupafemmine nordiche della riviera romagnola, insomma, il massimo grado dell’evoluzione dell’italiano nel mondo dopo Berlusconi. D’altronde l’anello di congiunzione tra gli animali e l’essere umano è il comico. E l’Italia di oggi mi ricorda Paperopoli. “Striscia la notizia” può anche criticare il governo tutte le sere, ma è come sentire Paperino che si sfoga con Qui, Quo e Qua sulle angherie subite dal taccagno, quello che ha il deposito delle televisioni. Non a caso nel Sud l’hanno soprannominato Zio Berlusconi.
Stavo dicendo della mia decisione di dimettermi da spettatore di una delle mie trasmissioni preferite. La ragione è semplice. La prima puntata, condotta da Ezio Greggio e Gianfranco D’Angelo, andò in onda su Italia 1 il 7 Novembre 1988: vent’anni fa. Personalmente avevo trentacinque anni e tutto credevo meno che a un cittadino italiano toccasse la sorte del gioco dell’oca. La sensazione che credo di condividere con milioni di connazionali dopo un ventennio di giri è quella amara di essere tornati indietro e di dover ricominciare da capo, dalla prima casella. “Striscia” giustamente va avanti, lei e il pubblico sono fedeli come marito e moglie nei matrimoni di una volta: finché audience non li separi. Solo che a me comincia a farmi la stessa impressione di Andreotti nei giorni in cui “Striscia” mise il piede sulla prima puntata o casella. I miei figli sono nati sotto l’impero di “Striscia la notizia” e il governo di Berlusconi, io sotto la stella di Andreotti e il governo televisivo di Pippo Baudo, che non è ancora finito. Ora, che il potere logora chi non ce l’ha è evidente solo a chi non ce l’ha, perché se lo vede davanti, rappresentato alla Tv tutte le sere. Andreotti quell’aforisma l’ha coniato dalla parte del potere, mica dalla nostra. Come si sta dalla parte nostra, in realtà, lui non ne ha la minima idea. Per noi, invece, è chiarissimo. A un italiano, per non sentirsi logorato dal tempo che passa, basterebbe un paese efficiente e moderno che si preoccupi davvero di lui, mentre a “Striscia”, per ringiovanire, è sufficiente cambiare ogni anno le veline. Ma se un telegiornale di satira comincia ad avere la gobba ti lascia l’amaro in bocca senza neppure avere l’effetto dei Cynar di una volta. Ricordate quei vecchi “Carosello” con Ernesto Calindri? Contro il logorio della vita moderna bevi Cynar! “Striscia”, ogni sera, perpetua il logorio. Lei denunzia lo sfascio, tu bevi le sue risate registrate, e fai la faccia da carciofo. E ogni mattina ti svegli con una foglia di carciofo in più sugli occhi. Per cui, da stasera, contro il logorio da carciofo dell’Italia moderna, che sta messa peggio di quando guardavamo "Carosello", alle 20:30 in punto mi metterò a leggere le “Foglie d’erba” di Walt Witman. Una striscia di poesie a sera, altro che cocaina, anima in foglie, energia vitale purissima.     Sì, da oggi divento astemio. Mi scarciofizzo. Anche perché non potrò mai dimettermi da italiano. Noi siamo i migliori al mondo nel denunziare le cose che non vanno e gli ultimi nel saperle far funzionare correttamente.