Ricevo e pubblico dal comitatopermanenteondinapeteani@yahoo.it il seguente testo:
Prima di tutto vennero a prendere gli zingari e fui contento perchè
rubacchiavano.
Poi vennero a prendere gli ebrei e stetti zitto perchè mi stavano antipatici.
Poi vennero a prendere gli omosessuali e fui sollevato perché mi
erano fastidiosi.
Poi vennero a prendere i comunisti ed io non dissi niente perchè
non ero comunista.
Un giorno vennero a prendere me e non c’era rimasto nessuno a protestare.Bertolt Brecht
Un testo popolare e cliccatissimo in tutto il web, non di Brecht, come mi aveva scritto il comitato per la staffetta partigiana ondina peteani, ma del pastore Martin Niemöller (1892-1984)
Provate ad immaginare.
Una persona del vostro quartiere è sorpresa dentro un appartamento:
forse voleva rubare, forse voleva portar via una neonata. Viene
arrestata.
Provate ad immaginare.
Il giorno dopo e poi quelli successivi, ragazzi in motorino
lanciano una molotov contro la casa di un vostro vicino. L’incendio
brucia in parte l’appartamento ma, per fortuna, l’uomo, la donna e
i due bambini che ci vivono se la cavano. Spaventati, ma incolumi.
Poi è la volta di un intero quartiere: arrivano a centinaia con i
bastoni e le bottiglie incendiarie. La gente scappa si rifugia da
parenti.Provate ad immaginare.
Un bambino che vive ad un paio di isolati da casa vostra viene
circondato da gente ostile che, sapendo che è del vostro paese, lo
insulta, lo schiaffeggia, lo spinge a forza dentro una fontana. Il
bambino è piccolo, forse piange, forse stringe i denti perché la
violenza degli altri è un pane duro che ha imparato a masticare sin
da quando è nato.Provate ad immaginare.
La furia non si placa: anche i quartieri vicini sono sotto assedio.
Raccolte in fretta poche povere cose intere famiglie si
allontanano. La polizia non ferma nessuno degli incendiari ma
"scorta" voi e i vostri compaesani. Andate via. Non sapete dove.
Lontano dalle molotov, lontano dalla rabbia, lontano dalla ferocia
di quelli che sino al giorno prima vivevano a poche centinaia di
metri da voi. Andate in cerca di un buco nascosto dove, forse,
potrete resistere per un po’. Fino alla prossima molotov.Provate ad immaginare.
Vostri compaesani e parenti che vivono lontano, in altre città,
vengono assaliti, le loro case bruciate. Anche loro sono in strada.Provate ad immaginare.
Il governo del vostro paese vara misure straordinarie per far
fronte all’emergenza. Leggi per fermare la violenza e l’illegalità.
Leggi contro di voi ed i vostri parenti, contro i vostri vicini di
casa, contro quelli del vostro quartiere e contro tutti quelli del
vostro stesso paese.Provate ad immaginare di essere in Italia, in questo maggio del 2008.
Non vi pare possibile?
Eppure è cronaca di tutti i giorni. La cronaca di un pogrom.Un pogrom che sta incendiando l’Italia. Brucia le baracche dei rom
e corrode la coscienza civile di tanti di noi. Qualcuno agisce, i
più plaudono silenti e rancorosi, convinti che da oggi saranno più
sicuri. Al riparo dalla povertà degli ultimi, di quelli che non si
lavano perché non hanno acqua neppure per bere, di quelli che di
rado lavorano, perché nessuno li vuole, di quelli che vanno a
scuola pochi mesi, tra uno sgombero di polizia ed un rogo razzista.Forse pensate che questo non vi riguarda. Forse pensate che questo
a voi non capiterà mai. Siete cittadini d’Europa, voi. Siete gente
che lavora, che paga il mutuo, che manda i figli a scuola. Forse
avete ragione. Forse no. Nella roulette russa della guerra sociale
c’è chi affonda e chi resta a galla. Il lavoro non c’è, e se c’è è
precario, pericoloso, malpagato. Il mutuo vi strangola, non ce la
fate ad arrivare alla fine del mese, a pagare tutte le spese, ma
forse, tirando a campare, con la paura che vi stringe la gola, ce
la farete. Gli altri, quelli che restano fuori, che crepino pure.
Nemici, anche i bambini. O li caccia il governo o ci penserete voi
stessi, di notte con i bastoni e le molotov. A fare pulizia. Etnica.
Intanto, giorno dopo giorno, i nemici, quelli veri, vi portano via
la vita, rendono nero il vostro futuro. Il nemico marcia sempre
alla nostra testa: è il padrone che sfrutta, è il politico che
pretende di decidere per noi, che vuole che i penultimi combattano
gli ultimi, perché la guerra tra poveri cancella la guerra sociale.Provate ad immaginare che un giorno il padrone vi licenzi, che la
banca si prenda la casa, che la strada inghiotta voi e i vostri
figli.
Sarà il vostro turno. Ma allora non ci sarà più nessuno capace di
indignazione, capace di rivolta.Provate ad immaginare un futuro come questo presente, da incubo.
Un’offensiva razzista senza precedenti che trova pericolosi
consensi anche in quegli strati popolari che avrebbero mille motivi
per rivoltarsi contro ben altri soggetti e, cioè, contro i poteri
forti e i suoi costanti soprusi sulle classi subalterne.
Morti sul lavoro, salari da fame, precarietà diffusa e
disoccupazione, problema casa, distruzione dei servizi sociali,
problematiche sociali diffuse il cui responsabile ha un nome e
cognome ben chiaro: il sistema capitalista, che continua a produrre
super-profitti da una parte, guerre, sfruttamento e miseria
dall’altra.
Il risultato è sotto gli occhi di tutti: strada libera per la
crescita di un nuovo fascismo, istituzionale, squadrista e
addirittura popolare.Provate ad immaginare.
Un giorno qualcuno potrebbe chiedervi "dove eravate mentre
bruciavano le case, deportavano la gente, ammazzavano i bambini?"
Non dite che non sapevate, non dite che non avevate capito, non
dite che voi non c’entrate.Chi non ferma la barbarie ne è complice.