16 luglio – Ho scritto sul diario che la solidarietà dell’odio è molto più intensa di quella dell’amore. Ma oggi mi sento come quella poesia di Paul Éluard: “Tutta la pena del mondo, ed il mio amore addosso, come una bestia nuda”. Così mi siedo su una seggiola nella mia stanza. Non conosco nessuno nel raggio di cento chilometri da qui. Ripeto sottovoce: amore, amore, amore. Cento volte. Mi viene da piangere e bestemmiare all’ombra del male, delle stragi, della paura e della crisi economica che ci costringono a casa come in gabbia. Sollevo gli angoli della bocca con due dita, sorrido a forza, perché la felicità è un dovere, soprattutto per chi la vita l’ha perduta. Poi mi basta pensare a quelli di voi
che diranno: «Ma questo è proprio un cretino colossale!» e mi viene un sorriso spontaneo, vero. Amore, amore, amore; cinquecento volte. Lo dico a te, lo dico a me, lo dico all’universo. Sono riconoscente anche all’odio che mi ha costretto su questa sedia a dire mille volte amore. Non solo a chi mi piace, soprattutto a chi non mi piace. Mi basta che uno solo di voi faccia lo stesso. (Avere ragione da soli è come avere torto). Mi basta che lei o lui si sieda a schiena dritta, nella sua stanza, occhi rivolti al cielo. E respiri amore, sorridendo di gusto a chi ci dà dello scimunito o del folle, credendo in questa potente parola ogni volta che la sussurra, un po’ di più. Così tu e io avremo illuminato l’ombra, in modo molto circoscritto, certo, ma la nostra invisibile solidarietà, a centinaia di chilometri l’uno dall’altro, sarà stata comunque più intensa di quella dell’odio. In ogni caso, nella peggiore delle ipotesi, ti sentirai molto meglio di prima e uscirai di casa con un sorriso nuovo.
(La foto è di Silvia D’Anna/il diario: “Un’anima a 7 euro e 99” lo trovi solo su www.amazon.it)


La sete di denaro, potere e celebrità, caratteristica del Novecento, è al tramonto. Il capitalismo non distribuisce più il dividendo che lo teneva in piedi: il sogno di diventare come il Capo, di mettersi in proprio, di sfondare. È come se ci avessero detto: «Certo che puoi diventare ancora ricco, celebre e potente, ma non sulla Terra però, su Marte». Il guaio è che nessuno di noi possiede un’astronave.
Ogni secondo che passa qualche famiglia italiana sparisce nell’indifferenza. Tutto è fatto a misura dei benestanti perché oggi ogni cosa è in vendita, il materialismo ha invaso tutte le arterie della vita, è il vero colesterolo delle persone. Ma ogni secondo che passa, dieci, cento, mille italiani spariscono nell’indifferenza. Occuparsi di loro? Per le regole del materialismo è tempo perso. Non portano voti, non fanno audience, non possono più consumare. E poi la povertà è come la morte del vicino di casa. Il giorno dopo non lo vediamo più alla riunione di condominio, finito. Ma non è così facile, credetemi. Perché quei dieci, cento, mille che non possono più pagare l’affitto, o la luce, o le medicine, sopravvivono ancora, sapete? Sono gettati per le strade, in qualche ricovero, i più fortunati nello scantinato di un amico, invisibili per la vergogna di non avere più soldi in circolo nelle arterie, quindi di non servire più a niente, neanche ai figli. Perché in Italia, oggi, ci si tramanda solo il denaro.


