UN AIUTINO PER IL PARADISO

In Italia anche per morire ci vuole l’aiutino. E la mano di Dio non c’entra. Tutti abbiamo avuto un congiunto in fin di vita. E altrettanto inevitabilmente abbiamo avuto o avremo a che fare, in ospedale, con l’infame e petulante insistenza di qualche rappresentante porta a porta di feretri e corone di fiori che, nella frenesia di vedersi battuto dalla concorrenza, ci tampina in corsia prima del dovuto, cioè con i genitori o i nonni ancora lucidi e svegli. Tanto che, per mancanza di posti letto, i nostri poveri cari (dimessi proprio perché troppo costosi) li dobbiamo riportare a casa senza assistenza, senza pietà, con gli avvoltoi delle onoranze che ci volteggiano fin dentro la guardiola del portiere,  merito di un servizio sanitario che tartassa i contribuenti per poi abbandonarli sul viale del tramonto.

Fortunatamente la Procura di Catania quest’oggi ci rallegra svelandoci un delizioso stratagemma escogitato dalle agenzie funebri per accorciare il dolente percorso dei malati terminali dagli ospedali a casa. Sull’ambulanza, infermieri e barellieri iniettavano con l’agocannula una bella bolla d’aria nelle vene dei pazienti, così schiattavano subito per embolia e con questa spintarella finivano al volo fra le braccia del Creatore. Il tutto per una mazzetta da 300 euro, sborsata in contanti da qualche boss delle pompe funebri di Paternò. Scommettiamo che questa moda avrà già dilagato in altri ospedali e in altre ambulanze a spasso tra case e ospedali nel centro-nord? Perché questo è diventato il nostro popolo, questi siamo noi, inutile girarci intorno, è esattamente questa “Cosa nostra”. I famigerati politici ormai sono soltanto la nostra pallida ombra.

Nella foto: i funerali di Giulio Andreotti

 

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