AGOSTO, RADIO MIA NON TI CONOSCO

di JACK FOLLA

Ad agosto aumentano i furti nelle case e si nominano i direttori della Rai. I topi d’appartamento si rubano argenteria, gioielli, televisori, e in Rai, quando Montecitorio è in ferie, si fa un altro bel buco nella fantasia degli italiani, nominando direttori che di fantasia non ne hanno nessuna. È il primo requisito richiesto ai grandi topi della prima azienda culturale del paese: essere grigi. Il secondo requisito è quello di essere schierati con i partiti della maggioranza di governo. Questo è un paese di servi e non dovrebbe fare notizia. Puntualmente (anche questo agosto è così) si grida allo scandalo perché è stato privilegiato un grigio più vicino al presidente del consiglio invece di un grigio gradito all’opposizione. Ma metti che Matteo Renzi, per un atto di magnanimità o un colpo di sole, avesse bisbigliato di nominare un fedelissimo di Renato Brunetta come direttore del Tg3, sarebbe cambiato qualcosa? albatros

No, sempre grigio era.

Fantasia, saggezza e indipendenza renderebbero i nostri telegiornali più variegati, meno lugubri e servili. Ma anche questo è un male minore. Il danno vero al paese lo fanno i topi di Rete, quelli della mancanza di coraggio, quelli che tengono in nessun conto gli autori, i direttori della McDonaldizzazione dei programmi che privilegiano, per mediocrità e fifa, format già testati in altri paesi (che i loro autori se li tengono stretti, tanto da esportarne la fantasia in tutto il mondo). Non è un caso se il programma dai grandi ascolti di quest’estate sia Techetecheté su Rai Uno, l’antologia dei pezzi migliori, ma della televisione di mezzo secolo fa. Un esempio dell’invasione dei topi? La Cenerentola di viale Mazzini, la radio, era un formaggio più piccolo, con meno potere e meno denaro della tv. Per questo, in via Asiago, c’era più libertà e gli autori di tutti i colori potevano sbizzarrirsi in varietà e radiofilm, osare programmi originali e distribuire emozioni e fantasie a un grande pubblico. Da molti anni i grigi sono sbarcati anche in radio. Gli autori radiofonici sono stati sterminati come pellerossa dai soldati grigi della tv, nell’assurda convinzione che un pupazzone del piccolo schermo possa essere anche un asso della radio, come se un pilota di formula 1 potesse vincere il Giro d’Italia. E in questo grigio agosto da topi, Carlo Conti è stato nominato direttore artistico di Radiorai. Non ho nulla contro il più gettonato dei pupazzoni di viale Mazzini, ma è una nomina che mette tristezza. La colonizzazione, anche quella della radio, è conclusa. Il formaggio finito. I grigi hanno rosicchiato tutta la fantasia italiana.

Questo è il vero scandalo. Ma nessuno si offende e nessuno lo dice.