Zhang Yao era venuta dalla Mongolia per studiare all’Accademia delle Belle Arti. È atroce e assurdo che questa ragazzina cinese, travolta da un treno mentre inseguiva tre rapinatori che le avevano scippato la borsa, sia già scomparsa dalla nostra memoria. Per il coraggio che questa piccola donna ha dimostrato vorrei che il sindaco di Roma cambiasse almeno il nome di via Patini a Tor Sapienza, dove sorge il palazzone degli uffici dell’immigrazione, in Via Zhang Yao. La sua eroica rincorsa solitaria di tre delinquenti in un paese non suo mi ha ricordato i “Cento passi”. Zhang stringeva in pugno il permesso di soggiorno. Pare che nelle riprese delle telecamere di una fabbrica adiacente ai binari, che hanno inquadrato il suo corpo travolto dal treno, si veda un foglietto svolazzante in cielo. Non so se è vero ma è come se lo fosse. I permessi di soggiorno sono come le rondini. La faccia Via Zhang Yao, sindaca Raggi. Per questa studentessa delle Belle Arti venuta da lontano a darci l’esempio della forza delle donne, morta sui binari per non darla vinta a tre vigliacchi in fuga.