SARDINE FRESCHE E PESCI MARCI

Sono così rare le persone speciali e i moti popolari spontanei, puri, nobili (e la vita così breve) che dovremmo ringraziarli come un dono ricevuto o un miracolo inatteso. Nutrirli con la nostra accoglienza, rinforzarli con la nostra partecipazione, irrobustirli con le nostre idee. Se non siamo capaci di questa riconoscente meraviglia siamo morti dentro un Paese che muore.
Le Sardine non sono un caso né una coincidenza. Quando si commettono assassinii -perché chi lascia morire in mare i suoi fratelli è un assassino, e se questo delitto lo commette lo Stato siamo tutti coinvolti-; Quando dai banchi del Parlamento si aizzano, per un pugno di voti in più, i brutali istinti della gente e si dice che il nazifascismo è acqua passata, concedendo il lasciapassare ai pesci marci di ritornare a galla; Quando lasci i tuoi giovani senza lavoro e non investi nell’istruzione e nella conoscenza, perché un popolo di semianalfabeti è disarmato, ma è assai difficile ridurre in schiavitù un popolo armato di libri e di idee. Ecco che la Storia ci risveglia con un bello schiaffo e una ondata di meraviglia. Tanta gente che in sacro silenzio riempie le piazze in branchi colorati, mai neri (e a Roma, sabato, sarà uno spettacolo indimenticabile) una folla richiamata da un miracoloso comune sentire, che corrisponde al non voler più vedere né sentire l’odio e l’ignoranza al potere.
Quelli che dicono “Tutto qui?”, sui giornali, nei bar o alla tv, sono i pesci marci, i sempre a galla, i pragmatici che sentono puzza dappertutto (perché puzzano loro) e non sanno riconoscere la Bellezza. Se incontrassero oggi Leonardo con la Gioconda sottobraccio gli riderebbero dietro gridandogli “Ma vattene a casa barbone!”. L’Italia è sempre stata così, disprezza i suoi figli migliori. Non è un caso se la nostra civiltà è sprofondata sotto il livello del mare. Ma dagli abissi miracolosamente sono emerse le Sardine, tantissime, curiose, argentate, e i pescecani (travestiti da troll) per non soccombere fanno di tutto per dividerle, spruzzando odio. Qualcuna abbocca. Mi permetto rispettosamente, essendo una sardina di una certa età, d’invitarle a mantenere il più sacro silenzio. Un silenzio più profondo del mare. È la cosa che spaventa di più quest’Italia che si parla sempre addosso, che punta il dito su tutti tranne che su se stessa, onnipotente e infantile, incompetente e corrotta. È il silenzio del popolo contro un potere che non ha più niente da dire. Dipende solo da noi mettergli in bocca un fiore.
(Photo by Romina Ressia)