MOMENTI DI BORIA

Ieri, a Montecitorio, sono volati insulti e crisantemi come, nelle stagioni scorse, fette di mortadella e corde da impiccato. Nella ingloriosa politica italiana il tempo non si misura in legislature ma in momenti, momenti di boria. Viviamo in un nuovo Seicento manzoniano: c’è la peste (economica) ci sono gli untori (televisione e giornali) e gli appestati (noi). Di signorotti sono piene le lobby, i partiti e le banche, e di don Abbondio le strade, così come di lazzaretti (dormitori, caritas, campi rom e centri d’accoglienza). Però di geni del male come don Rodrigo neanche uno, mentre i Renzi (non Matteo) e le Lucie si contano sulle dita delle mani. Invece, di monache (e monaci) di Monza pronti a rispondere “vengo subito!” a qualunque corruzione, ne abbiamo a bizzeffe. Ma la categoria che più mi impressiona di questo Seicento minore che stiamo vivendo e che resterà scolpita sulla colonna infame del nostro parlamento, sono i bravi.
Bravi, bravacci, anticamente bravazzi, al tempo dei Promessi Sposi erano mercenari al soldo dei signori. Oggi, armati fortunatamente solo di slogan, sono fra i leader più acclamati del paese.
Bravi e bravazzi sono quei politici che, con parole e modi arroganti o boriosi, minacciano e fanno i prepotenti.
Il contrario di bravazzo è non violento, ma anche bonaccione o pacione. Rispetto ai primi, sono destinati a soccombere, per esempio Bersani.
Negli ultimi vent’anni, di bravazzi, di questa genia post-secentesca, se ne è vista parecchia, chi più astioso, chi più borioso, chi più scaltro, chi più arruffapopolo, comunque bravi, bravacci e bravazzi. Ne cito alcuni, ma l’elenco è lungo: Bossi e Berlusconi, Grillo (apriti cielo!) e Renzi, Santanché e Salvini. Il problema non è loro, ma soprattutto nostro. Perché ci piacciono tanto i bravazzi? Come mai in Italia un politico intelligente, colto, serio e coscienzioso ha più probabilità di vincere al gratta e vinci che di diventare un leader? Se fossimo più sinceri, autocritici (e autoironici), sapremmo dare pronta risposta a questo quesito e il paese farebbe un bel passo avanti.