Il tempo degli ingiusti

3_-Scianna15jorgeLuisBorgesÈ sabato 28 Settembre 2013, ma qui in Italia potrebbe essere un lunedì di luglio di otto anni fa o un giorno di dicembre del 2002. La politica, ormai, un cimitero delle bambole. Gente incapace di amare ha fermato il tempo, seppellito la verità, sbarrato il passo alla storia. Non sanno fare un passo avanti perché il futuro li spazzerebbe via, né un passo indietro perché neppure le loro madri li ricorderebbero. Pezzi di burattini gonfi di vanità si animano solo per ciò che li riguarda. I loro cuori sono chiusi in cassaforte. Le bocche parlano ma non udiamo più nulla. È il tempo degli ingiusti.
Ho un libro, da vent’anni, aperto sempre sulla stessa pagina. Bisogna ripetere questi versi bisbigliandoli come un mantra tibetano. Non Angela Merkel o il fondo monetario, né Draghi o un nuovo piccolo dittatore, neppure Papa Francesco. In politica solo la poesia può salvarci.

“Un uomo che coltiva il suo giardino, come voleva Voltaire.
Chi è contento che sulla terra esista la musica.
Chi scopre con piacere una etimologia.
Due impiegati che in un caffè del sud giocano in silenzio agli scacchi.
Il ceramista che premedita un colore e una forma.
Il tipografo che compone bene questa pagina che forse non gli piace.
Una donna e un uomo che leggono le terzine finali di un certo canto.
Chi accarezza un animale addormentato.
Chi giustifica o vuole giustificare un male che gli hanno fatto.
Chi è contento che sulla terra ci sia Stevenson.
Chi preferisce che abbiano ragione gli altri.
Tali persone, che si ignorano, stanno salvando il mondo”.

Jorge Luis Borges, I GIUSTI
(Foto di Ferdinando Scianna)

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