Colpi d’ascia in faccia alle mogli, martellate ai bimbi, sprangate sugli sconosciuti per uno sgarbo da nulla, gli “insospettabili” ormai uccidono a raffica con una ferocia raccapricciante. I cronisti li chiamano raptus, confortati dai vicini di casa che, per chi crede nei raptus, (come se il male lo portasse il vento o gli starnuti), saranno tutti a loro volta terrificanti assassini potenziali. Gente che se si prende il “raptus” di questa influenza, non hai scampo, sei fritto.
“Una famiglia normale, gente tranquilla…” non si può più sentire. Uccidere è difficilissimo, perfino in guerra ci sono cecchini che vanno in pensione coi rimorsi, ammazzare i tuoi cari in questi modi selvaggi poi, devi aver frequentato l’università della ferocia per anni, esserti laureato in disprezzo assoluto del prossimo e aver conseguito un master in sevizie e scotennamenti, roba da jihadisti, altro che “gente tranquilla”, demoni furibondi.
Non c’è niente di tranquillo nella vita che siamo ridotti a vivere in queste città disperate e spente. Come dei impotenti, piccoli Zeus incapaci di darci gioia e di donarla, ci infuriamo con chi capita capita, accusandoli di averci sfasciato il nostro regno giocattolo e gli rompiamo il loro. L’Italia è una repubblica fondata sul risentimento. E quando l’odio è di Stato e il disprezzo sostituisce il “come stai?” non c’è nulla di cui star tranquilli. Ma che diavolo ci è saltato in testa di credere che questo nostro modo di vivere costituisca la normalità? Ecco perché la “brava gente”, le famiglie “tranquille”, i “normali”, mi fanno accapponare la pelle.