ACCOGLIERE O RESPINGERE? I DUE VERBI CHE SI STANNO FACENDO LA GUERRA CIVILE

È meglio accogliere un suggerimento o una critica, anche ingiusta, o è meglio respingerla e rispedirla al mittente? L’esperienza c’insegna che la critica, perfino quella immeritata, va sempre accolta e confrontata con la nostra coscienza. Meglio accogliere e tollerare il breve pungente dolore della nostra vanità ferita che respingere il giudizio altrui e procurarci un disastro futuro. Perciò ringraziamo il nostro “nemico”, poiché fortificandoci ci conduce alla vittoria. E poi non c’è saggezza nel disprezzare il prossimo. Presto o tardi si finisce appesi allo stesso albero al quale l’avevamo impiccato. E il popolo che ci applaudiva allora, sarà lo stesso che applaudirà il nostro cadavere al vento. E questo non ce lo insegna solo l’esperienza, ce lo dice la Storia.

Ma anche respingere è una bella parola. Se si è deboli e la libertà è sotto assedio, può essere addirittura eroico respingere gli invasori. Ma se si è forti e in posizione di dominio, e chi ci invade lo fa per salvarsi la vita dalla guerra o dalla fame, respingere è un verbo da vili. Accogliere, invece, è una parola meravigliosa sempre, un verbo da donne e uomini veri, saggi, maturi, un verbo duro da praticare e che può costare molti sacrifici, ma il suo valore è inestimabile come la libertà. Un popolo accogliente è un grande e nobile popolo, destinato a durare a lungo, e avere la fortuna che merita, mentre una patria ben piccola e meschina è quella che non sa condividere il proprio pane e arricchirsi dal confronto con chi viene da fuori. Un paese sciocco e ignorante non sarà mai la nostra patria.  Anche perché, per banale legge di causa ed effetto, prima o poi morirà di fame e sarà invasa lo stesso. Ma a ben altre gravose condizioni.

Prendiamo esempio dalla vita: respingere un suggerimento, un amico, un amore, rifiutare una buona proposta di lavoro, non accogliere le novità, solo perché ci fanno paura, è quasi sempre causa di rovesci di fortuna.  Se poi qualcuno, infine, avesse ancora difficoltà a considerare le persone di colore come tali e quali a noi, pensi ai figli e ai figli dei suoi figli. I cambiamenti climatici in corso ci annunciano che anche loro avranno la pelle nera. L’anima lo è già.

C’è un limite anche all’ignoranza e all’inciviltà. Ieri, con il ventilato censimento dei Rom, è stato abbondantemente superato. Dispiace per i vostri complici, nei quali, pure, avevamo creduto, ma non basta prendere timidamente le distanze o sussurrare che la Costituzione lo vieta. È osceno solo pensarlo.

Nessuno parli più a nostro nome. Resisteremo ancora. Resisteremo sempre.