Che il sindaco di Milano si autosospenda è il vorrei ma non posso dell’etica politica. O ti dimetti e la pianti oppure tiri dritto perché sei innocente. Un avviso di garanzia non è una condanna. Ma autosospendersi è uguale a mettersi a fare il “mannequin challenge”, la nuova moda social di videoriprendersi immobili come manichini. L’unico che mi ricordi abbia fatto una idiozia simile fu Fabrizio Del Noce, il direttore di Rai 1, che si autosospese quando andò in onda Rockpolitik di Celentano.
Chi invece avrebbe dovuto dimettersi all’istante è Valeria Fedeli, assai poco fedele nel riportare i suoi titoli di studio. Se un ministro dell’Istruzione si dichiara pubblicamente laureata non essendolo deve tornarsene a casa, amen.
Avrebbe dovuto dimettersi la Raggi, come ho già scritto ieri, non perché Marra fosse del M5S, ma perché era un suo famiglio. Diverso sarebbe stato se non l’avesse difeso a spada tratta più volte, come si fa con un famiglio appunto, nonostante fosse universalmente noto che Marra non era uno stinco di santo, e se l’Espresso già da due mesi non avesse scoperto e pubblicato i suoi traffici con Scarpellini (arrestato pure lui) e se lo stesso Grillo non l’avesse, infine, già messa in guardia. Dichiarare che Marra era solo “uno dei 23.000 dipendenti del Comune” è un’idiozia da oca giuliva, quando sei stata proprio tu a nominarlo direttore del personale, quindi capo di tutti quei 23.000. A casa vostra non so, ma a casa mia ci si dimette.
A questo giro l’unico a essersi dimesso davvero è Matteo Renzi, ma anche in questo caso ’cca nisciun è fess, perché quello di Gentiloni non è un governo “a sua insaputa”, siamo di nuovo al “mannequin challenge”, un intero governo manichino, con la Boschi (autrice della riforma bocciata dalla maggioranza degli italiani) promossa e premiata, il che è un’offesa a tutto il Paese, anche a chi, come me, ha votato Sì. Perché mi indigno per chi ha votato No.
Detto questo, non mi stancherò mai di ripetere che i miei connazionali dovrebbero piantarla d’illudersi di essere migliori della classe politica (quella loro avversa, giammai il loro partituzzo) che così mediocremente ci rappresenta da una trentina d’anni. Non che prima fosse molto diverso, ma qualche vero servitore dello Stato c’era. E mi piace ricordare Berlinguer, ma altri nomi, non molti, potrei fare.
Il vero guaio dell’Italia di oggi sono gli italiani. Nulla a che vedere con quelli di una volta. Il cancro che ci sta uccidendo è la nostra assoluta mancanza di educazione. Non parlo di galateo e di stile (ma la forma è anche sostanza) parlo di educazione alla conoscenza, ai valori spirituali, al rispetto degli altri e di tutte le opinioni e, naturalmente, di senso dello Stato e della cosa pubblica, che si dovrebbe imparare dalla più tenera età, in famiglia e a scuola, anche con una certa rigidità e insistenza. Così come si dovrebbe istituire all’istante un’alta scuola per diventare politici di professione. Purtroppo, invece, anche in queste pagine, vedo tanta ineffabile ignoranza, presunzione velleitaria e aggressività della quale dovrebbero farsi carico gli aggressori a casa loro e con tanta buona volontà.
A me non è mai passato neanche per la testa di scrivere sulla pagina di qualcun altro giudizi sommari come fa la maggioranza di voi. Se un concetto non mi piace mi chiedo innanzitutto perché (non sia mai che sia qualcosa che mi urta proprio perché è un mio limite, e per essere liberi bisogna allenarsi ogni giorno a superare il proprio limite proprio lì dove le opinioni ci piacciono di meno) e poi se davvero non mi piace, vado oltre, perché so che infangando un altro infango solo me stesso. È anche questo che intendo come educazione. Senza, noi italiani non ci salveremo mai, per cui dovremmo, sin da oggi, dimetterci subito tutti. (Gli innocenti non esistono). Chi mi ha capito ha capito e chi non mi ha capito o non vuole capire, pace e buona domenica, ce ne faremo una ragione.