
Prendersi cura delle cose altrui, amministrarle con coscienza, non badare agli interessi propri ma votare se stessi solo al bene della comunità. Che palle. Meglio arruolarsi nella legione straniera piuttosto che dover fare il politico, l’amministratore della cosa pubblica, di un condominio di periferia come di un ministero. Questo dovrebbe essere il comune sentire in un paese civile: che palle. Se non mi volete male non votatemi, -ve ne scongiuro-, non candidatemi, non azzardatevi a nominarmi per quell’incarico, non fatemi sedere su quella maledetta poltrona. Padre, allontana da me questo calice… Soprattutto in un paese che soffre come l’Italia, con milioni di nuovi poveri, gli sfratti, gli esodati, gli sbarchi dei disperati della terra. Per l’amor di Dio, no! Lasciatemi a casa. A farmi i fatti miei. Perché ho ricevuto una normale educazione (che palle). So che cosa siano la dignità e l’onore (che palle). Il bene pubblico e il senso dello Stato (come sopra). So che diventare onorevole vuol dire esserlo dentro, da prima, da sempre, con l’aggravante (la croce) di doverlo dimostrare ogni giorno, nell’ombra e sotto le telecamere, a tutti. E io non ci sto a fare del bene incondizionatamente (son mica prete) a sacrificare i miei interessi e la mia famiglia per poi, magari, farmi lapidare da quelli stessi che mi hanno votato. E invece…
…E invece li vedi, a centinaia di migliaia, che si sgomitano, ammiccano alla tivù, ridono (mentre sull’Italia piove) si pavoneggiano, fan la ressa e si accoltellano per una carica pubblica, un posticino in parlamento, una prebenda, un gettone, una nomina anche nel consiglio d’amministrazione di una discarica.
Il problema non è un Rolex da diecimila euro.
Il problema (come si diceva nei dibattiti dopo il film) è “a monte”.