UN’ETERNA CACCIA AL TESORO

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Questo fatto che si muoia lo trovo una grande sciocchezza. La fine è giusta, ma il mezzo è stolto e, Dio mi perdoni, un po’ puerile. Se a morire è un mio nemico, perché togliermi la soddisfazione di punzecchiarlo ancora? Che vita è, senza un pizzico d’odio? Se per capriccio del caso o del padre eterno, invece, a mancare è un amico, mamma, o un grande amore, che gusto c’è a vivere senza la loro guida, la loro ineguagliabile compagnia e l’affetto reciproco che ci faceva sentire unici e invincibili?
Se un dio, la natura o l’assurdo, avessero disposto le cose per bene, in luogo della morte si sarebbero dovuti limitare a un trasferimento immediato e irrevocabile, un’emigrazione coatta del “prescelto”, così come si trova, in un luogo distante, impervio e ignoto. Una bomba atomica dal volto umano che qui ti disintegra e lì ti ricompone e ti rimette in gioco, così come stavi, identico. Stesso corpo, stessi abiti, stessa età, stessi pensieri. Scomparsi sì, per riapparire altrove. La “morte” ci sarebbe sempre, però ridimensionata, più appassionante (lo sgomento solitario del dove mi trovo? del che ci faccio io qui?) così il tutto si ridurrebbe a un mal di testa e qualche perplessità, tipo: in quale filiale sono stati trasferiti i miei risparmi? Per queste faccende, ovviamente, ci sarebbero degli sportelli a cui rivolgersi, come alle Poste. L’ufficio Anime Smarrite.
La differenza con il sistema attuale sarebbe esclusivamente il “dove” mi trovo?
In un luogo quasi inaccessibile ai parenti, ai colleghi e alle vecchie conoscenze. Sentite com’è gentile quel “quasi” rispetto alla spocchia da diva di Hollywood della solita, vecchia morte? Di questa Schwarzenegger, di questa Terminator con la faccia da ebete come tutti quelli che dicono “mai più”?
Se pensiamo ai nostri cari estinti, infatti, ci sembrano trasferiti in Groenlandia o alle isole Figi, altro che “in cielo”. In cielo non vuole dire nulla. Mica siamo palloncini. Piuttosto, sarei capace e avrei voglia e coraggio di cercare nonno Emanuele in Oceania dove Dio, armi e bagagli, lo ha trasferito? E rischierei il tutto per tutto nello Yucatan, come scoprire che ormai non mi ama più e si è rifatta una famiglia, per confrontarmi vent’anni dopo con Barbarella portatami via da un’overdose a Roma? La rintraccerei nel “barrio” El Lano di Mérida, dove attualmente convive con il baffuto portiere dell’Hotel del Peregrino?
Troppo facile rimpiangere i morti. Basta un amen e via. L’amore vero si dimostra facendo il giro del mondo per loro.
La morte? Un’eterna caccia al tesoro.
Se poi non ci cercasse nessuno, tanto meglio, significa che era proprio giunto il momento di rifarsi una vita.