Ieri ventitremila musulmani hanno attraversato la dogana invisibile fra le religioni. Imam e fedeli hanno pregato con i cattolici nelle chiese italiane. È stato un gesto d’amore audace e potente della comunità islamica in memoria di padre Jacques Hamel, sgozzato sull’altare della chiesa di Rouen da due vigliacchi dell’anima. Non è un caso se ieri sera, sulla copertina del nuovo numero di Dabiq, la rivista della propaganda jihadista, c’era un fanatico con la bandiera del califfato che abbatteva la croce sul tetto di una chiesa. Ma il titolo “Rompiamo la croce” comincia a sapere di vecchio come la pubblicità in bianco e nero di una lavatrice fuori commercio. Voglio augurarmi che la comunità cristiana varchi a sua volta la dogana invisibile delle moschee. La fraternità fra i fedeli di diverse religioni toglie visibilità agli slogan del califfato e al loro vecchio western crociato. Quando un musulmano abbraccia un cristiano, “arrivano i nostri”, e non ce n’è per nessuno. Ma il mio sogno è ancora un altro, lo stesso di un maestro spirituale del secolo scorso, Paramahansa Yogananda, un grande mistico e poeta che trasmise all’Occidente i segreti dello yoga e coniugò in una sintesi illuminata i vangeli di Gesù con le Bhagavad Gita. Quello di fondare il tempio di tutte le religioni, la casa madre di tutte le fedi. Questo sogno si realizzerà inevitabilmente. Dio è uno e ha tutti i nomi del mondo. Basta iniziare dalle fondamenta di questo palazzo incantato e la fantascienza diventerà passato. Un giorno vorrei portare i miei nipotini, che ancora non sono nati, nel parco di un tempio di tutte le religioni. Buddhismo, Islam, Cristianesimo, Ebraismo, Induismo, Confucianesimo, Taoismo…tutte in un solo tempio incantato. In ogni parte del mondo. Con sacerdoti dai mille colori, di tutte le lingue, di tutte le fedi, di tutti i riti. Per i bambini sarebbe un luna park dell’anima. Per l’umanità l’inizio di una nuova era. E per l’Is e i suoi becchini, i seguaci della morte, la fine da loro stessi evocata. Polvere e oblio.