QUEI BURKINI DI MIA NONNA

091339285-1bda9478-c1cb-4c4f-96e5-2db3a4626861 palmieriMia nonna mi raccontava che quando andava al mare da ragazza, in Toscana, era proibito fare il bagno uomini e donne insieme. La domenica al mare era spaccata in due, come gli stabilimenti o le prigioni: bagno femminile da una parte, bagno maschile dall’altra, e in mezzo il mare come un secondino. Il costume da bagno delle nostre nonne era un vestito dall’aspetto rigido di un’uniforme. Mostrare una caviglia nuda provocava ai nonni un’eccitazione selvaggia, misteriosa e irraggiungibile per un ragazzino di oggi, anche dopo aver assistito, barricato in camera, a 77 video consecutivi su Youporn. Alla vista di una signora musulmana che fa il bagno col burkini, mi viene in mente mia nonna ai bagni di Viareggio a fine Ottocento. E se per strada mi capita d’incrociare una signora bardata di nero dalla testa ai piedi che fa shopping, mi prende lo stesso stupore di quando bambino, negli anni Sessanta, in vacanza in Sardegna, mi capitava a Nuoro o Orgosolo d’incrociare mamme diverse dalla mia, mamme in costume sardo, talvolta più sgargiante di quello delle donne dell’Islam ma non meno puritano, tutte col volto coperto come musulmane. In spiaggia c’era già il bikini ma a nessun prefetto è mai venuto in mente di proibire i costumi sardi. Come è venuto in mente, invece, al premier francese Manuel Valls che ha definito il costume da bagno delle donne islamiche “incompatibile con i valori della Francia, in quanto espressione di un’ideologia basata sull’asservimento della donna”. Certo, talvolta è così, ma per molte donne musulmane indossarlo è un diritto e un piacere (e poi la radicalizzazione contraria, le donnine di Youporn per esempio, non sono forse altrettanto asservite?) e i valori della Francia, faccio sempre per dire, sono forse compatibili con gli ospedali fatti saltare per aria nei paesi delle donne col burkini? Certo, dopo aver subìto un attentato come quello di Nizza, vedere una musulmana in burkini sulla spiaggia dell’Hotel Negresco può provocare nei bagnanti un turbamento che non ha niente a che vedere con quello legato ai costumi più o meno puritani, o discinti, di un popolo. Invece di pensare alle nonne, quel burkini ai bagnanti di Nizza farà venire in mente un camionista assassino. E in loro monterà una rabbia assurda. È quella, che le autorità francesi dovrebbero prevenire e curare. Mettere al bando il burkini, invece, è come lapidare quell’innocente bagnante musulmana. Una radicalizzazione meno sanguinaria e di segno opposto a quello dell’Isis ma pur sempre una radicalizzazione che non porterà niente di buono. Siamo già protetti dalle nostre costituzioni, dalle leggi vigenti, da polizia e servizi segreti. In un mondo globale l’unico valore da radicalizzare, sviluppandolo con la massima determinazione, è la tolleranza reciproca.

-Nelle foto: La rotonda dei bagni Palmieri (1866, olio su tavola) di Giovanni Fattori-. E una donna musulmana al mare.