STIAMO DIVENTANDO SBIRRI E NON “MI PIACE” PER NIENTE

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Bella parola, discrezione. Sapeva di eleganza e di mistero. Quando non eravamo ancora degli sbirri che non si fanno mai i fattacci loro. Ci guardavamo da lontano con quelle facce un po’ così. Sconnessi. Fra noi c’era un braccio di mare. Eravamo isole. Dovevamo nuotare per attraversare le acque extraterritoriali dell’altro, aggirarne gli scogli, cogliere l’attimo della bassa marea di un sorriso, ma non approdavi in lui o in lei senza consenso. La conoscenza era un ponte fra due isole. Oggi è una trafficatissima autostrada.

Bella parola era, discrezione. Noi la chiamiamo privacy e l’associamo a rispetto. Ma due parole insieme non fanno un valore perduto. Viviamo nella civiltà delle immagini. A forza di guardare siamo diventati guardoni. La porta della discrezione, sfondata. Chi è così sprovveduto da incontrarsi senza rete, quando basta un giro di ruota preventivo in una bacheca? Frughiamo nei segreti altrui come topi nell’immondizia. Perché rischiare un tête-à-tête? Conoscersi stanca. Tanto chi siamo ce l’ha già detto Facebook. Mi basta nutrirmi dei tuoi rimasugli di vita nei cassonetti del tuo profilo. Non siamo cambiati, siamo solo peggio. Tutto è spiattellato e triste. Come un selfie al ristorante dopo aver alzato il gomito due volte (la seconda con lo smartphone). Sembriamo reduci del Vietnam, ormai abbiamo facce da bacheca. Segue commento immancabile: “Bellissimi!”. Anche accontentarsi di un complimento falso è una forma globalizzata di dipendenza. Stiamo diventando sbirri, ma più soli al mondo e più ingenui delle nostre nonne, però non riusciamo più ad arrossire come loro. Siamo disperatamente “social”. Spiare dal buco della serratura, zitti zitti e invisibili, ci eccita a sangue. Ma non ci stiamo conoscendo, ci stiamo solo aggrovigliando.

Io, a quanti piaccio, preferisco ancora il tu mi piaci.

Intanto il Gatto Mammone ci osserva sovrano dalle questure delle multinazionali, nei call center dei servizi segreti, nelle fobie di controllo ossessive dei governanti. Accantona i dati sensibili, si appropria dei nostri gusti, manipola i nostri interessi più intimi, abitudini, vizi, virtù. Smantella le nostre già fragili difese. Ci scheda uno per uno mentre ci lascia giocare a pagamento con i nostri gomitoli di cavi interconnessi. Quando arriverà il suo momento, tirerà i fili e ci mangerà tutti.

Il perché lo sai già. Perché “gli piace”.