Il direttore del Tg 4 ha scritto che bisogna radere al suolo il palazzo dove viveva Fortuna, la bambina vittima di un pedofilo e dell’omertà di alcuni inquilini. Ma che c’entra radere al suolo il palazzo? Come diavolo ti viene in mente? Di questo passo, i detenuti che hanno massacrato di botte il presunto assassino andrebbero liberati per buona condotta! Come puoi, pur di far chiasso mediatico, eccitare all’odio sulla tomba di una bambina? Sei il direttore di un telegiornale, non stai allo stadio a fischiare l’arbitro per un gol annullato, controllati.
Nelle stesse ore, alla radio, Cristiano De Andrè veniva intervistato sul suo libro autobiografico da un altro piccolo infame: «Ti droghi ancora?…Ma l’eroina la fumavi o ti bucavi proprio? Con l’ago, sì? Ah, con le pere?…E la cocaina? Ti fai ancora? Qualche volta? Mmm. Ma ti fai anche adesso? No? …Vuoi parlarmi di tua figlia?», parole come perline di un rosario nero distribuite con la spiccia insolenza dell’ego-conduttore, perché era solo la propria autobiografia ad andare in scena, non quella del figlio di De Andrè, ma il suo male irrisolto, proiettato sull’ospite e comunicato al pubblico. Cristiano ha resistito, poi c’è cascato. L’ha mandato a cagare. E il saltimbanco da fiera delle cattiverie s’è portato a casa la pagnotta.
È un vero peccato che delle personalità intelligenti si riducano a fare le marionette dei propri bassifondi. “Radete al suolo quel palazzo!” e “Ti buchi ancora?” sono parole che saltano come ranocchie in uno stagno di porci.
Il male è un grande spettacolo, il male è l’antagonista di Dio, questi sono figli di un male minore, piccoli infami, sporcano dappertutto. E poi bisogna pulire! come dicevano le mamme delle quali avrebbero ancora bisogno.
Sono pulcinella del male, ma purtroppo ci imbrattano, come quello che ha invitato nel suo pubblico baraccone il figlio di Toto’ Riina per farsi e fargli pubblicità, e poi lasciarlo sguazzare a piacimento nel suo brodo familiare.
Mentre i morti per mafia stanno a guardare.