Questa mattina la borsa di Tokyo è salita del 7%. Interessa? Ma la settimana scorsa i mercati avevano mandato in fumo svariati milioni. Interessa? Se non siete operatori finanziari, dico, o speculatori accaniti o miliardari così sprovveduti da affidare il vostro patrimonio a questi ladri del furto con destrezza globale. Interessa, lo trovate eccitante un mondo economico dell’altro secolo, un club di pensionati in attesa patetica di una “crescita”, di un’erezione impossibile, di una ripresa come quella di una Fiat 500 Abarth degli anni Sessanta? A me no. M’interessa e mi esaspera che la verità su Giulio Regeni, torturato e ucciso dai servizi segreti egiziani, sarà sempre trafitta dagli omissis, e quel giovane corpo martoriato non avrà mai ufficialmente giustizia perché d’intralcio al mondo politico e degli affari. Scriveva Balzac, nelle Illusioni perdute, che in fatto di denaro alla fine tutto si accomoda “ma i sentimenti sono senza pietà”. Anche oggi i telegiornali ci martelleranno con l’otto volante delle borse mondiali. Interessa? A noi no, a loro sì. Però quando i cuori non sussultano anche i portafogli si svuotano. Hanno provato a fare l’Europa con il cuore in banca, e questo è il risultato. Hanno globalizzato i mercati con una visione senz’anima del mondo: sopravviviamo in questa apocalisse anticipata. Non è la mancanza della crescita il problema dell’economia globale, ma la bancarotta dei sentimenti. “È tempo che Egli cresca e io diminuisca”, è scritto nel vangelo di Giovanni. Diminuire è un verbo saggio, crescere per crescere, folle. “Egli” è il mondo, il Dio dei laici: gli uomini, gli animali, l’ambiente, i prodotti del lavoro e dell’intelligenza. Interessa? Sì, perché Egli ha un cuore. Le ragioni di Stato, che si lavano le mani nel cuore di Giulio, no.
