GLI INCOMPRENSIBILI

arlecchino-pensoso-pablo-picassoUn giorno un signore, una specie di Arlecchino pensoso, scrisse su Facebook: «Qytr sderebém put puty borognan baluk!» Aggiunse: «Non amo gli ipocriti. E l’ho sempre pensata così. Borognan baluk e put puty! E mi piace!». Pubblicò il suo scritto a occhi chiusi, irrevocabile come un testamento. Quelle poche righe erano un gelsomino profumato sbocciatogli in cuore. Ma che cos’è “Borognan”? Una città, forse, della Bosnia-Erzegovina? E “baluk” il suo dolce aggettivo? Qualcosa come “ridente”? “Sdeberém” invece aveva tutta l’aria di essere un verbo, o un chiasso, sdeberém! come una fragorosa cascata di una piramide di sedie rotte; ma “put puty”? Come mai l’aveva ripetuto? Eh? Cos’era, una parolaccia degli gnomi? Ma no, gli piaceva, ecco tutto. Put puty con un bel baluk. Nulla da aggiungere. «Qytr sderebém put puty borognan baluk!». Lettere e suoni della sua piccola, sconclusionata preghiera a un’altra anima perduta nello spazio. Ovviamente sapeva che una risposta era impossibile. Sulla sua pagina Facebook, infatti, non si mosse vento. Che vuoi rispondere a un Qytr? A chi potrebbe piacere un, sia pur commoventissimo, baluk? D’improvviso un “dlin!” lo fece trasalire. Poi un altro e un altro ancora. «Che t’importa? Diranno che ti sei bollito il cervello, anche se a te sdeberém sembra un verso di Garcia Lorca». Ma il suo pc sembrava trasformato in mille chiese la domenica di Pasqua. Tutti entravano e uscivano dalla pagina scampanellando commenti. Lesse il primo: “E no! Troppo facile cavarsela con i Qytr, quando è la Costituzione a essere messa in gioco! E sui bambini di Aleppo manco una parola. Vergognati!”. E il secondo: “Ma quante te ne inventi per dare addosso alla Raggi? Morirete tutti!”. Al terzo, il signore sorrise. C’era scritto: “Meravigliosa, condivido”. Poi però la sua angoscia crebbe: «Perché “meravigliosa”? Ma aveva letto bene? O aveva scambiato Borognan per Bologna?» Il quarto era di una ascoltatrice della radio: «Ti amavo quando scrivevi Billy Caos, adesso sei proprio morto. Billy Caos ti sputerebbe in faccia, mettilo tu il burkini, maschilista! Parlaci dei tuoi stupri, piuttosto”. Un signore concordava: “D’accordo con te su tutto”. Su tutto cosa? Ci sono put e puty, borognan e borognan, questo s’impara a scuola! Quindi? Un signore osservava che il Put Puty l’aveva bevuto pure lui nel 43, ma preferiva il Merlot. Poi prendeva fuoco: “E su Capalbio zitto anche stavolta eh? Ti pareva!” Lo accusò di avere “il cuore a sinistra il portafoglio a destra”. E il successivo gli augurò di essere deportato in Siria, sotto le bombe di Putin, “così la pianti di difendere i terroristi islamici”. Confuso e amareggiato lui rilesse il suo post. C’era scritto, lo ribadiamo, questo: “Qytr sderebém put puty borognan baluk!». “Non mi aspettavo commento”, osservò pensoso, e invece “è come se fossero messi di fronte a uno specchio col diavolo che scrive e cancella rabbioso una frase per ciascuno, e tutti gli rispondono infiammati”. Qui c’era un “Ma una parola a favore dei vegani mai?”. Lì un “Bravo idiota!”. Più giù un “Non solo è uno scritto sessista ma anche di orrido gusto”. Più sotto ancora un “Ciaone!”.
“Mi dispiace ma non condivido affatto. Bolso e pieno di acredine”.
“Non capisco questa insistenza sulla cellulite della Boschi! E saltar sul carro dei 5 Stelle all’ultimo minuto fa davvero vomitare! Put puty un cazzo!”
“Ancora questo con la pubblicità al suo libro!”
“Mai persa una sola puntata di Billy Caos. Ma quando torni? Mi manchi!”
“Attenti, non cascateci! Sono post studiati apposta per la campagna per il sì.”…
Improvvisamente lesse qualcosa che lo turbò fino a farlo arrossire. Era di una sconosciuta e gli sembrò di volare. Perché c’era scritto: “So cosa vuoi dire. Sdeberém anch’io, mio adorato Qytr. Sai cosa penso? Slis slis. Così, dolcemente. Put puty. Anche borognandoci un po’. Fino al sempre. Ti va?” Fu l’unico messaggio a cui rispose. «Slis slis, felice per almeno un milione di anni. Grazie. Alle 5? Ce la fai?». “Sono pronta”.
Ma che diavolo poteva significare “slis slis”? Nessuno lo sa. Era un appuntamento per soli angeli. Gente da sdeberém senza pensarci due volte. Ballerini del baluk. Deliziosi interpreti di cento slis slis in un pomeriggio blu di fine agosto. Facebook, finalmente, era servito a far comunicare due arlecchini pensosi su questa terra. Incomprensibili arlecchini. Popolo eletto! Chiudi un occhio anche tu, ti prego, schiocca le dita. Fa che i loro computer si spengano per sempre e si riaccenda la vita.

Nella foto: “Arlecchino pensoso” di Pablo Picasso (1901).