Giulio

Lettere anonime scritte da qualcuno che sa o ha assistito alle torture subite da Giulio Regeni. Le rende note La Repubblica. L’anonimo, in arabo, svela particolari atroci dei quali solo gli inquirenti o i medici che hanno effettuato l’autopsia sono a conoscenza. Mi hanno ricordato la passione di Gesù, in peggio. Cristo si è fermato al Cairo. Quello di bestiale che hanno fatto a Giulio, nessun dio e nessun demone, solo l’uomo è capace di farlo. Lo hanno torturato per estorcergli nomi ribelli. E qui è accaduta la cosa più drammatica di quelle torture indicibili. Giulio si fidava dell’Italia, Giulio si è rifiutato di parlare se non alla presenza di un rappresentante dell’ambasciata d’Italia.
“Sventurato quel popolo che ha bisogno di eroi” è la frase che Bertold Brecht, nella Vita di Galileo, mette in bocca allo scienziato dopo l’umiliante abiura di fronte al Tribunale dell’Inquisizione. Fortunato quel popolo che, nonostante siano stati traditi mille volte, ha ancora ragazzi eroici come Giulio, salito sulla croce in nome nostro. Con l’ultimo sguardo al cielo: «Italia, perché mi hai abbandonato?»