CLARETTA E WALTER

claretta_petacci BPT5jInMentre Renzi, Hollande e la Merkel sull’incrociatore Garibaldi, al largo di Ventotene, scrivevano sull’acqua i primi vagiti degli Stati Uniti d’Europa, al cimitero monumentale di Roma si rivoltavano due storici resti, fascisti e antifascisti, dell’Italia di ieri. È come se una piccola tromba avesse suonato sottoterra per ricordarci che nella nostra memoria storica qualcosa non torna e le radici (soprattutto quelle che poco ci piacciono) non vanno mai rimosse ma accolte nel nostro albero genealogico d’italiani, altrimenti corri il rischio di ritrovartele, sotto mentite spoglie, anche negli Stati Uniti d’Europa del futuro. CLARETTA, scritto così, con i caratteri da locandina cinematografica, è la tomba in stato di abbandono di Claretta Petacci, l’amante del duce, fucilata con Mussolini il 28 aprile 1945 e impiccata con il suo uomo a testa in giù a piazzale Loreto. Gli eredi di Claretta, rintracciati negli Stati Uniti dai servizi comunali, non hanno risposto alle due raccomandate che li esortavano a provvedere ai lavori di manutenzione, pena la revoca della concessione e la requisizione di CLARETTA e della cappella di famiglia. Pochi metri più là, per una di quelle coincidenze stellari che insaporiscono l’assurdo della vita, c’è un’altra tomba in bilico, quella di chi l’uccise: Walter Audisio (sepolto in una cappella comune), il leggendario “Colonnello Valerio”, partigiano e poi senatore del partito comunista. L’uomo che eseguì la condanna a morte di Mussolini e di Claretta, non ha che un brutto fiore di plastica a ricordarlo. Tommaso Labate, sul Corriere della sera di oggi, racconta quel che gli hanno riferito gli addetti del Verano. Ogni volta che qualcuno porta un mazzo di fiori veri, c’è sempre qualche mano misteriosa che subito dopo li toglie.
Questa acredine immortale ci accompagna perché noi tendiamo ad adorare tutto e poi a bruciare tutto l’adorato precedente: Risorgimento, Fascismo, Resistenza, Democrazia Cristiana, Mani Pulite, Berlusconi, Renzi e chissà, domani, forse anche il Movimento 5 stelle. Resta solo l’acredine senza misericordia. Siamo sedentari come indole ma nomadi nella memoria. Come diceva magnificamente Ennio Flaiano: l’Italia è un paese dove sono accampati gli italiani.