Il giorno della festa dei lavoratori, vorrei che simboleggiasse anche un appuntamento al 1 maggio del futuro, per tutti quelli che un lavoro non ce l’hanno, non l’hanno mai avuto o l’hanno perduto. Abbiamo gli occhi fissi dietro la nuca, alla sicurezza di ieri, mentre il mondo stava cambiando e non ce ne siamo accorti, perché ne vediamo solo il male, la precarietà, i licenziamenti, la paura di ciò che potrà succederci. In ogni mondo nuovo, però, c’è il polo positivo oltre che il negativo. È questo polo positivo che dovremmo focalizzare con tutta la potenza visionaria di cui, noi italiani, siamo dotati: visualizzarne tutte le opportunità nascoste, che ancora non scorgiamo, con assoluta fiducia nella nostra creatività. Ci sono nuovi lavori da inventare, ricchezze ancora sommerse, potenzialità inimmaginabili fino a ieri, perché la rete delle relazioni è pressoché infinita, ma se usiamo la pasta, le emozioni, i colori sbiaditi del passato, rimarremo ciechi e improduttivi. L’incapacità dei politici, di molti fra loro, a non saper visualizzare il mondo inedito e le opportunità da esso offerte, non deve impedire di cominciare a farlo ai migliori di noi. Questo non è un tempo da nostalgici ma un tempo da pionieri. La “ripresa”, così come l’abbiamo vissuta nel Novecento, non tornerà più, non ha senso indulgere in un’attesa impossibile. O rinfacciarsela nei talk-show. Per un nuovo orizzonte di benessere c’è bisogno, soprattutto, di una crescita spirituale di ciascuno di noi, che possa produrre una visione meno egoista e materialistica del mondo. Solo questo può generare una distribuzione più equa della ricchezza e un rilancio del lavoro. Non è utopia, ma fabbisogno per vivere. Senza la concretezza del vero fabbi-sogno, e la tenacia di realizzarlo, vivremmo ancora nelle grotte. Molti giovani hanno messo da parte i dolcetti di mammà e il rimpianto del posto fisso di papà, e si stanno misurando corpo a corpo con l’avvenire, qualcuno in Italia, molti all’estero. Invece di rimpiangere desueti modelli d’impiego (e i loro bonus esistenziali) la doccia gelata della crisi, svuotandoci fin dentro le ossa, permette oggi di caricarci di una forza nuova e di una rivoluzionaria edizione di noi stessi. Rinascere in questo nuovo mondo non è facile ma, potete giurarci, è molto più gioioso che ruminare sul passato, protestare e basta. La crisi non deve farci paura, è lei che deve avere paura di noi.