AVE, ECO, IMBECILLI TE SALUTANT

JOHN HOLCROFT
Umberto Eco, all’Università di Torino, al termine di una “lectio magistralis” avrebbe detto, chiacchierando con i giornalisti, che «I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Di solito venivano subito messi a tacere, ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel». Apriti cielo. Imbecilli di tutto il mondo unitevi! Dagli al collezionista di lauree honoris causa. Seppellite il fetente vegliardo nel suo Cimitero di Praga. Il web non si tocca, è l’ultimo paradiso democratico rimasto. Al rogo, al rogo!
Quello che il professore avrebbe dichiarato a proposito di Internet, tuttavia, non mi sembra scandaloso né originale. La moltiplicazione dei media moltiplica inevitabilmente gli “imbecilli” che li dirigono, li animano e li popolano. Voglio dire che lo stesso fenomeno si era già visto con l’avvento delle radio private, commerciali o “libere” che dir si voglia, ma che della libertà non hanno saputo cosa farsene, tranne cavare denari dalle rape del cicaleccio più assordante o (per usare le parole del professore) più “imbecille”. Idem le televisioni private, le nostre almeno, non certo ricettacolo di premi Nobel. La democrazia non spalma gli Eco, (i geni e le eccellenze), ma gli “Ego”, ossia quell’orgasmo a buon mercato ricavato dai “mi piace” ottenuti su Facebook, equivalente in tv alla partecipazione di “geni incompresi” ai reality, e in letteratura nel self-publishing.
Quello che semmai mi ha colpito, nelle parole di Eco, è che lui evidentemente non si ascrive alla categoria degli imbecilli ma che il suo pendolo oscilla dalle parti dei Nobel. Ciò mi dispiace perché lo stimo e considero “Il nome della rosa” un capolavoro. Infatti mi onoro di appartenere al Club degli Imbecilli (dopo ogni capolavoro che leggo) categoria dalla quale, dopo aver letto e riletto in questo mese “Viaggio al termine della notte” e “Morte a credito” di Céline, il “Don Chisciotte” di Cervantes, “La certosa di Parma” di Stendhal e “Il diario del ladro” di Jean Genet, aspirerei anch’io a ottenere la mia laurea honoris causa, dopo una lectio magistralis in imbecillità.
Così ringrazio chi ha scritto sul web i “Sette motivi per cui bisogna girare a piedi nudi per casa” o, tempo fa su Vice, “Cosa possiamo aspettarci dal Viagra per donne”, perché mi hanno fatto rimanere col dito sospeso per aria (“ma che cazzo sto leggendo?”) e l’attimo seguente il mio dito indice sfogliava le pagine del “Viaggio” di Louis- Ferdinand Céline. Un mese dopo questi cinque o sei diamanti della letteratura mondiale, con la maturata consapevolezza di essere un imbecille assoluto, posso tornare a scrivere su Facebook, gonfiarmi l’Ego rispondendo al genio di Eco, ma soprattutto precipitarmi a leggere perché mai si deve assolutamente girare a piedi nudi per casa. Sette motivi? …Wow!