OMBRA SU OMBRA

Sulle stragi di Stato l’Italia sembra un disco rotto. Come l’orologio della stazione di Bologna che segna da 39 anni l’ora in cui deflagrò la bomba della strage. È difficile fare 39 discorsi di commemorazione diversi. Ne sa qualcosa Sergio Mattarella, l’ultima istituzione che ci resta con un po’ di luce. Ma si è incantato anche lui come un disco rotto e ogni anno si ripete sull’ombra:
“Il bisogno di verità tuttavia non può fermarsi dove sono presenti ancora zone d’ombra”. Mattarella, 2 agosto 2017
“Sulla strage di Bologna ancora restano zone d’ombra da illuminare”. Mattarella, 2 agosto 2018
“L’impegno profuso non è riuscito, tuttavia, a eliminare le zone d’ombra che persistono sugli ideatori dell’attentato”. Mattarella, 2 agosto 2019
Onda su onda cantava Paolo Conte 40 anni fa. Ombra su ombra cantiamo tutti noi caduti dalla nave dei nostri destini deviati dai segreti di Stato.

SALVINI, DI MAIO E IL SARCHIAPONE

Sono come le invasioni delle cavallette pur essendo soltanto in due. Ma sono dappertutto. Salvini & Di Maio (non ne posso più) impestano tutti i telegiornali con le loro facezie politiche, i loro tira e molla inconcludenti, le loro beghe sudaticce. Ogni giorno una crisi, che ridere. 450 telegiornali fa mi facevano incazzare, l’uno, il cinghialone, perché fascio-razzista, l’altro, il questurino dei 5 stelle, per la sua mediocrità saccente. Non era quello che doveva aprire il Parlamento come una scatoletta di tonno? Da quando si è accomodato in Parlamento non ho mai visto un tonno più comodo e felice di stare nella scatoletta. Oggi quando Enrico Mentana o la Gruber li nominano, scoppio a ridere irrefrenabilmente. Per ora siamo io e pochi altri che leggiamo tutto, guardiamo tutto, e ce ne siamo fatti una overdose ma molto presto anche l’Italia verrà giù dal ridere, come questa coppia politica (ah ah ah) si merita di cuore.  Perché Salvini & Di Maio sono il gran varietà di una volta fatto governo, Franco e Ciccio al potere, i fratelli De Rege quelli di “Vieni avanti, cretino!”, o Fracchia e Gianni Agus il suo sadico capufficio, e più di tutte queste coppie comiche sono Walter Chiari e Carlo Campanini nell’immortale scenetta del Sarchiapone. L’animale immaginario dalle qualità portentose che nessuno dei due ha mai visto. La politica vera, insomma. Quella nobile che si preoccupa di lenire il dolore sociale e di far crescere il paese economicamente, culturalmente, democraticamente. Quella politica misteriosa che Salvini & Di Maio possono solo mimare. A molti di voi mette tristezza. La maggioranza crede ancora al Sarchiapone. A me e qualcun altro fanno ridere come Stanlio e Olio. E mica è un film è l’Italia. Si replica tutte le sere. Verrà giù il teatro. In tutti i sensi.

La messa nera

“Nel 1775 il nostro esercito ha presidiato l’aria, ha speronato i bastioni, ha preso il controllo degli aeroporti” ha detto trionfale Donald Trump nel suo discorso per la festa dell’Indipendenza americana. Ma nel 1775, l’anno in cui in Europa fu inventato il tram, gli aerei non esistevano, tantomeno gli aeroporti. Non è per fare le pulci al potere che lo dico. Ma è che il potere, in questo secolo, se lo sono prese le pulci. Gigantesche, col ciuffo, ma sempre pulci. Niente a che vedere con i grandi demoni del Novecento: gli Stalin, gli Hitler e il nostro più modesto Mussolini che, tuttavia, si mangerebbe le mezze tacche politiche di oggi come bruscolini, e doverlo ammettere non attenua l’ansia ma l’aumenta. Stiamo vivendo un letargo fatale. Ma non è votando personaggi da operetta che ridurremo il male a un circo. Il male ci incanta proprio cambiando i suoi leader, anche i più improbabili,  non lo spettacolo finale. Possiamo votare tutti gli ignoranti che vogliamo, i corrotti, i mediocri, le mezze calze (così ci sentiamo come in vestaglia e ciabatte, a casa) ma la tempesta si alzerà lo stesso, più devastante di quelle del Novecento. Voi vi fareste operare al cuore da un tranviere con l’hobby del bisturi? E come mai allora non vi meravigliate se gli americani affidano la valigetta nucleare a uno come Trump, che crede che all’epoca di Voltaire gli aerei sfrecciassero sulle parrucche? Non c’è bisogno di essere visionari o apocalittici. Anche un bambino si accorge che siamo nel pieno di una messa nera. Aprite gli occhi, armatevi d’amore, non abboccate, non gettatevi nell’abisso. Il male è come il mare. Non sta mai fermo ma non cambia mai.

CHI IMPRECA SI CONFESSA A SUA INSAPUTA

Non c’è bisogno di microfoni nascosti o spie. Quando gridiamo il nostro odio è come se ci confessassimo a un prete con gli altoparlanti in piazza. Perdendo la testa si scagliano addosso agli altri le parole più sensibili che abbiamo sotterrato nel cuore, le nostre “vergogne”. Nel furore si resuscitano i propri spauracchi e si rivelano inconsapevolmente al mondo. Se gridate “cornuto!” a chi vi taglia la strada è probabile che vostra moglie l’altro ieri sia andata a letto con un altro; se gridate “fascisti di merda” con gli occhi di fuori, nonostante siate di sinistra, dev’esserci puzza di olio di ricino in famiglia o occultate qualche manganello nell’armadio dell’anima.
In questi giorni italiani scalmanati in cui anche il sole sembra mandare affanculo la luna, provate a fare questo gioco amaro. Quando sentite un politico inveire contro qualcuno, o un passante per strada apostrofare un altro con disprezzo, trattenete il respiro e fissate il volto dell’uomo che odia. Chiedetevi: la frase ingiuriosa che ha detto a un altro non sarà che lo riguarda molto ma molto intimamente? Cos’è che lo fa tanto vergognare di sé da alterarsi tanto? Scoprirete un mondo nuovo e vi passerà la voglia di imitare gli “odiatori”. Per esempio, gridare “Ti devono stuprare i neri” rivela un desiderio nascosto che mai e poi mai l’ingiurioso avrebbe osato confessare. Ma nell’ira lo ha fatto, se ne è “liberato”, mostrando alla tv la sua coscienza in mutande.
In ogni insulto, dietro ogni disprezzo, c’è sempre la magagna che più ci fa paura personale, altrimenti non ci altereremmo tanto per chi non la pensa come noi. Per esempio, se evadiamo le tasse o siamo disonesti, si drizzano le antenne alla parola “ladro”, cominciamo a vibrare d’indignazione contro quelli che non rilasciano lo scontrino o i politici corrotti, e scagliamo epiteti ingiuriosi sul presunto ladro, prima ancora che sia stato giudicato. Lui è la nostra ombra criminale. “Buttatela dentro, vi supplico, e gettate la chiave!” Ecco ciò che intendevamo dire davvero con il nostro insulto.
La parolaccia non mente mai. È un biglietto da visita invisibile. Se gridiamo “criminale di guerra” a una che ha salvato quaranta naufraghi –qualunque illegalità abbia o meno commesso- c’è da rabbrividire per chiunque dica o applauda una frase simile.
Nei loro cuori devono esserci stragi.

AMEN

Oggi mi è successa una cosa strana. Guardando la foto del papà e della sua bambina affogati per trovare salvezza in America, i loro cuori fusi in uno solo nella stessa maglietta, ho pensato al loro amore senza confini e che erano salvi. Mi sono commosso, invece, per Donald Trump. Per il suo cuore murato vivo dalle sue stesse mani, imprigionato per sempre alla frontiera con il Messico. Ho provato compassione per il presidente degli Stati Uniti emigrato lassù in cima, infilzato su un filo spinato. Poco dopo ho sentito il nostro ministro dell’Interno dichiarare di “essersi rotto le palle”, e di nuovo mi si è stretto il cuore come una maglietta bagnata. Pover’uomo in un posto troppo grande per lui. Quando l’ho sentito dare della “sbruffoncella” alla capitana coraggiosa della Sea Watch è stato come se io, sovrappeso da secoli, cominciassi a dare del ciccione a tutti voi: una pena. Intanto avvertivo, lontano lontano, i belati del Pd, perché accogliere i migranti fa perdere voti. Ho sentito mugolare Zingaretti che si riprometteva di parlare della questione con Conte (mentre 40 esseri umani erano da due settimane in mezzo al mare). Coraggio, ci parli, chissà. E intanto pensavo ai capitani coraggiosi come Carola che rischiano di farsi arrestare per anni, ma lo fanno lo stesso, osano (scusate ho un debole per lei perché si è laureata con una tesi sugli albatros). E poi mi è successa un’altra cosa, questa davvero strana. Ho sentito l’onorevole Meloni dichiarare, anzi ringhiare, che quella nave bisogna “affondarla”. Ecco, fino a ieri mi sarei incazzato come un tricheco perché un capo politico non può azzardarsi a esprimere concetti tanto violenti e miserabili. E invece, stranissimo, ho provato misericordia per lei. La Meloni è un po’ una bambina. E me la sono immaginata così, con la maglietta rossa, stesa sulla sabbia di una spiaggia turca, come Aylan il bambino fuggito da Kobane, assediata dall’Isis. Perché chi grida di affondare una nave, in quale oceano profondo ha sotterrato il suo cuore? L’ultima cosa strana di oggi l’ho provata per Di Maio che si chiedeva come mai la Sea Watch, invece che a Lampedusa, non si fosse rivolta ai porti di Malta, Atene o Madrid. Avrei voluto con tutta l’anima che Madrid fosse circondata dal mare come Palma dell’isola di Maiorca, perché mi ha commosso pensare a quanta competenza, quanta cultura, quanto silenzio e quanta saggezza sarebbero necessari per governare l’Italia, e come dev’essere triste e disperata l’incompetenza di chi, per nasconderla, utilizza quaranta disperati della Terra per fare questo circo miserabile come gli antichi romani al Colosseo. “Panem et migrantes”, per dirla in latino maccheronico. Mentre al Colosseo gli italiani guardano i migranti sbarcare o morire e fanno il pollice verso, non si avvedono della loro rovina culturale, economica, sociale. Sì, lo confesso, mi è successa una cosa strana. Oggi Salvini & Co. non mi suscitavano più indignazione o rabbia come sempre. Ma pena infinita.  Non sanno quello che fanno. I migranti lo sanno benissimo: cercano di salvarsi la vita. Ma loro hanno perso la testa e il cuore. Non sanno governare se stessi. Come potrebbero governare noi? Abbiate pietà. Amen.

O ROMA O ORTE

@matteosalvinimi, tu che dei sacri confini sei guardia sicura, dopo “Molti nemici molto onore” “Chi si ferma è perduto” e “Me ne frego” vai pure avanti con “Boia chi molla”, e “Noi tireremo dritto”. Il fascista sopito in ogni italiano ti ringrazia. L’imbecillità paga. Ma poi la Storia non perdona. Leggi un libro, anche a caso. #bestiedaterzaelementare

I GIORNI DELL’ODIO di Jack Folla

Sono tornato a casa vent’anni dopo, in questo tre camere e cucina di Centocelle dove i miei sono morti. Nessuno l’aveva più arieggiata, o pulita (risento ancora le loro voci per le stanze del passato: «Jack non darmi preoccupazioni, sono venuti dal commissariato a cercarti…Che hai combinato, stavolta? …Jack? Jack? Ma dove vai?… »). Sto andando a gettare la spazzatura, mamma, due sacchi pieni di noi: le lettere che ti scriveva papà, le foto delle mie ex, le poesie di quand’ero ragazzo, (un verso soltanto mi è rimasto impresso “Vivere prima che il tempo ci viva”) anche il diploma di maturità. Se non riesci a infilare tutta la tua vita in una sacca, ne hai ancora di strada da fare. Io la mia ce l’ho in tasca. Mi basta infilarci le mani per sentirmi leggero. Magliette, mutande e spazzolino li trovi in tutte le bancarelle della terra. Scendo in strada. I bidoni stanno in un vicolo, ma nell’attimo che mi serve a sollevare il coperchio e gettarli dentro, una Touareg gialla sfila rasente il marciapiede (ci passava comodamente) e una faccia di donna sfigurata dall’odio mi grida: «Ma vatteneaffanculo pezzo di merda!». La Micra dietro strombazza impaziente e un pensionato con lo zuccotto alla Dalla mi urla dal finestrino, le vene del collo gonfie come zampogne: «A stronzo! Accattone!» e sfreccia via. Dici che mi avevano riconosciuto? No, magari. Ero semplicemente l’altro. E l’altro, per gli italiani di oggi, è spazzatura.
Sono rientrato in casa e mi sono seduto per terra all’ingresso. Ho dovuto farmi una doccia spirituale per scrostarmi di dosso l’odio della strada. Mezz’ora di silenzio e di gioia, specchiandomi in me stesso come in un pozzo stellato. In questo firmamento interiore non c’era Jack, c’eravate voi.
Come fate a sopravvivere in una gabbia ignorante? Riuscite a non soffocare in questa nuvola d’odio? E di voi, ditemi, si è salvato qualcuno?
Una volta vi chiamavo fratelli, che per me è una parola nobile e senza sesso come gli angeli. So che almeno una, uno di voi, mi leggerà. Uno dev’essere rimasto. Uno dev’essere presente, una sentinella, una scintilla in questa interminabile notte del nostro Paese. Lo so che ci sei e ho fede in te. Sei il mio piccolo Dio. La mia Madonnina rock con la gonna a fiori.
Questo libro è per te. Nero come lo sono stati questi vent’anni. Bruciamo idealmente le sue pagine a mano a mano che le leggiamo. È un rito. Una preghiera da recitare l’uno per l’altro perché il buio diventi di fuoco e il nostro futuro sia d’oro.
(Se vuoi comprare i miei libri direttamente dalle mie mani ora puoi farlo sul sito www.diegocugia.com)

PROSSIMI INCONTRI CON I LETTORI DI JACK FOLLA

VENERDÌ 26 ottobre, ore 18:00. ROMA –Booklet Libreria Le Torri, via Amico Aspertini 410.

SABATO 27 ottobre, ore 18:30. TREVIGNANO ROMANO, Libreria Onde di Carta, via Mosca 60.

DOMENICA 28 ottobre, ore 18:00. ALEZIO (Lecce) El Barrio Verde, Via Don Tonino Bello.

LUNEDÌ 29 ottobre, ore 18:30. CAMPI SALENTINA (Le), Sala Conferenze Istituto Calasanzio, via Pirrotta 2.

MARTEDÌ 30 ottobre, ore 19:00. LEVERANO (Le) Cantina Conti Zecca, via Cesarea snc.

MERCOLEDÌ 31 ottobre, ore 18:00. TAVIANO (Le) Palazzo Marchesale, piazza del Popolo.

Se vuoi organizzare anche tu la presentazione del Libro Nero o una festa nella tua città per il ritorno di Jack Folla, scrivi a Jackfollaeditore@libero.it

Hasta Siempre.

#JackFolla #IlLibroNero

BELLI E BELLE ADDORMENTATE NEL BOSCO

In questo paese i boschi vanno scomparendo ma aumentano tragicamente i belli e le belle addormentate nel bosco. Tutti sognano lo stesso sogno dell’uomo solo al comando, ma è un incubo che porta dritti dritti alla dittatura. Per sognare liberamente in un paese addormentato bisogna essere svegli. Sapersi mettere al servizio dei sogni di tutti. Avere una coscienza aperta, indipendente e ribelle: aprire gli occhi, lottare per la speranza dal basso e non abbassare la testa, mai. Per questo ho chiesto a Jack Folla di tornare. Lui non comanda, non ha un ego autoritario come vanno di moda oggi, non manipola nessuno, rifugge il Potere. E Jack è ritornato, più libero e forte di ieri, senza un microfono è andato su YouTube, senza editore si è pubblicato da indipendente, ci ha chiamati uno per uno, è qui mentre vi scrivo, o forse è lui che sta scrivendo, non ha importanza chi fa cosa quando si è fratelli, quando si sogna e si lotta insieme, ci si dimentica l’ego, si diventa un noi, un Albatros libera tutti. Ma quanti, quanti di noi dormono profondamente nel sogno di potere di un Capitan Qualcuno? Non si svegliano neanche al fragore assordante della grande trebbiatrice che passa e ripassa ogni notte sull’Italia falciando la creatività, la fantasia, i diritti, i valori, i sogni della maggioranza sprofondata nel letargo indotto dalla mediocrità dei suoi leader, kapò trionfanti di ieri e di oggi. Se volete continuare a dormire, fatelo. Nessuno può imporre la libertà agli altri. Ma quanto russate, cazzo! Un russare che man mano diventa il suono della grande trebbiatrice. Non so Jack e io quanto resisteremo in questo frastuono lugubre. Ah, dimenticavo. Grazie ai 150 albatros di Verona venuti ad ascoltarci con affetto immenso in mezzo al festival del vino in uno scorcio del centro storico di grande bellezza. E grazie a Ultimo, mio Capitano, che ha fatto una telefonata a sorpresa e la sua voce è risuonata in mezzo a migliaia di persone che andavano da uno stand all’altro col bicchierone appeso al collo e si sono fermate come lepri in mezzo alla strada alla vista di due fari abbaglianti, due occhi accesi in questa notte italiana. Ciao fratelli, ciao specchi. Svegliatevi. Iscrivetevi al canale YouTube. Dimostrate di essere vivi. Vi voglio bene, hermanos. Hasta Siempre.
#Diego Cugia #Jack Folla

PRESENTAZIONE UBRIACA DI JACK FOLLA A VERONA

Sabato prossimo, 13 ottobre, ore 16,00 nel magico spazio antico del Cortile Mercato Vecchio, interromperò la mia astinenza da alcolici di 5 lunghi mesi e brinderò al ritorno di Jack Folla in Italia, il DJ latitante evaso dal mio cuore. Ci ritroveremo, fratelli allegri e barcollanti, all’Hostaria Verona, al Festival del Vino, ci confronteremo con l’anima sulle labbra in questa fantastica “presentazione ubriaca” e poi vi dedicherò con calligrafia incerta il mio nuovo libro. Mi accompagneranno alle chitarre due ragazzi straordinari che sono già sbronzi da anni in attesa di questa giornata. Si chiamano Giuseppe Lo Pizzo & Simone Bortolami e suoneranno come angeli ubriachi le canzoni di Alcatraz e della nostra vita. Ascolteremo i monologhi inediti di Jack. Mi stimolerà con domande sorprendenti e il naso rosso Leonardo Rebonato, gran patron dell’Hostaria Verona.
Fratelli e sorelle di Romeo e Giulietta accorrete numerosi! E tu, amore che non conosco ancora e apparirai sabato al Cortile Mercato Vecchio, sussurrami «Oh Jack Folla, Jack Folla, perché sei tu Jack Folla? Rinnega tuo padre, e rifiuta il tuo nome! O, se non lo vuoi, tienilo pure e giura di amarmi…» Forse ci telefonerà Capitano Ultimo da una delle sue località segrete, il mio fratello carabiniere mendicante che ha catturato Totò Riina e come “riconoscenza” lo Stato gli ha tolto la scorta. Compagna e compagno di volo veneto, risorgi dal tuo letargo colpevole e brinda con Jack al suo ritorno e al nostro “Libro Nero”. Puoi trovarlo solo su Amazon, sia di carta che eBook. Probabilmente non lo comprerai mai, ma era mio dovere avvisarti che Il Libro Nero è stato scritto per te.
A sabato, a Verona, alle 16:00! Perché un uomo davanti al muro di Cortile Vecchio è un uomo solo. Ma due uomini davanti al muro sono il principio di un’evasione.
Hasta siempre.
#JackFolla

Se il ministro della Polizia esulta per l’arresto di un disubbidiente SI SALVINI CHI PUÒ

Il sindaco di Riace, Mimmo Lucano, agli arresti domiciliari per la sua disubbidienza civile (dichiarata e confessata da lui stesso più volte pubblicamente) è stato attaccato con disprezzo dal ministro dell’Interno e dai suoi sodali politici e adoranti seguaci. In Italia, culla del diritto e della democrazia, si Salvini chi può. È un punto di non ritorno quando un uomo di Stato esulta per l’arresto di un suo avversario politico, essendo lui stesso il capo della polizia.
Noi non votiamo Pd, non ci pigliamo un caffè con Renzi, la Boschi o con chicchessia, non abbiamo ville a Capalbio, né tessere né potere né interessi economici da difendere. Noi siamo italiani offesi dai comportamenti incivili di un ministro non all’altezza del ruolo che ricopre e ci stringiamo intorno all’articolo 3 della Costituzione: «Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali». Potete votarlo tutti, acclamarlo, portarlo in trionfo per le strade su una sedia pontificia. Potete stringere in pugno tutte le redini del potere, nominarvi a vicenda nelle stanze dei bottoni del Paese, arrestarci uno per uno, tutti. Ma la ragione e la verità stanno sempre sedute nei posti più scomodi, fra gli oppressi, i deboli, gli indifesi. Mai con l’odio, mai sui balconi di palazzo Chigi o nelle piazze osannanti del potere.
#DiegoCugia #JackFolla

JACK FOLLA GRANDE RITORNO ULTIMO TRENO PER ALCATRAZ

«Salite in carrozza, fratelli, perché certi treni passano una volta sola nella vita e mai più.» Non ci saranno i giornali, non ci saranno le televisioni, non ci saranno i politici, non ci saranno i vip. Che si fottano. Perché alla festa per il ritorno di Jack Folla non ci sarà il Potere. Questo invito è valido solo per i ribelli del cuore, per le anime in gabbia, per gli albatros senzatetto, i vagabondi delle stelle e per tutti i liberi figli del cielo che vogliono abbattere il muro eretto in Italia da ricchi neofascisti e da razzisti ignoranti.

Sabato 6 ottobre, ULTIMO AVVISO per la grande festa del ritorno di JACK  FOLLA a ROMA, da e con CAPITANO ULTIMO e Diego Cugia. E con FRANCESCO PANNOFINO, la nuova voce di Jack.

Un DJ senza più microfono, cancellato da tutte le radio, e un eroe indifeso e senza più scorta come “premio” dello Stato per aver catturato Totò Riina, vi attendono con le loro anime libere, incazzate e ribelli.

Jack vi dedicherà personalmente il suo Libro Nero, il suo cuore e la grande musica di Alcatraz dal vivo, in via della Tenuta della Mistica 55, Roma-Prenestino dalle 16:30 alle 22:30 e oltre.

Telefonate al 3464386530 e prenotate se volete bere e cenare con Jack. La nostra casa famiglia è in un grande spazio verde, attrezzato, c’è posto per tutti, INGRESSO LIBERO (portatevi un cuscino per sedervi sull’erba se tutte le sedie fossero già occupate). Sul navigatore, per non perdervi, scrivete Ristorante “Il Mendicante”. Vi apparirà il logo dell’Associazione Volontari Capitano Ultimo che vi recapiterà direttamente al nido della festa. Questo era l’ultimo treno, non ce ne saranno altri. Poi non ditemi che non vi avevo avvisati. Io sono di parola e non tradisco mai. Se vi dico di venire, un motivo ci sarà…

Hasta siempre, hermanos! Tutti i martedì e i venerdì seguitemi su YouTube e continuate a iscrivervi al canale DIEGO CUGIA-JACK FOLLA.

Il Capitano Ultimo e Diego Cugia-Jack Folla in una foto scattata dal regista Michele Soavi il 1 ottobre 2018 alla Mistica.

P.S. Vuoi organizzare un evento come questo? Scrivi subito a jackfollaeditore@libero.it

IN VOLO PER PADOVA, STASERA SI COMINCIA

Hola hermanos! Grazie delle feste per il mio esordio di ieri su YouTube. Siete voi la mia casa, ed io, l’Albatros, l’ultima stazione delle nostre anime senzatetto e ribelli. STASERA, alle 21, sarò appollaiato sul PALABERTA MONTEGROTTO (Padova) a presentare Il Libro Nero con parole e musica. Tutti i miei albatros sono pregati di presentarsi con le ali da sera e ad anima nuda (ma tanto ve la vedo lo stesso). Vi conosco uno a uno, fratelli. In questi 20 anni d’isolamento ho recitato i vostri nomi a memoria per farmi compagnia. Al termine, dedicherò con firma svolazzante il nostro libro nero a chi lo desidera.

Sabato 6 ottobre (ve lo sto dicendo in tutti i modi, un motivo ci sarà) grande festa per il ritorno di Jack a ROMA, da e con CAPITANO ULTIMO. Un DJ senza più microfono e un eroe senza più scorta vi attendono con le loro anime libere, incazzate e ribelli contro l’Italia invasa e occupata dai mediocri. Ricordatevi: via della Tenuta della Mistica 55, Roma-Prenestino (il quartiere di periferia dove sono nato) dalle 16:30 alle 22:30, telefonate al 3464386530 e prenotate se volete cenare con me. La nostra casa famiglia è in un grande spazio verde, attrezzato, c’è posto per tutti, INGRESSO LIBERO. Sul navigatore, per non perdervi, mettete Ristorante “Il Mendicante”. Vi apparirà il logo dell’Associazione Volontari Capitano Ultimo che vi recapiterà direttamente al nido della festa.

Vi ricordo, infine, che il 13 ottobre alle 16:00 l’Albatros si ubriacherà alla Festa del Vino di Verona. Barcollerò nel cielo sovrastante l’HOSTARIA VERONA e precipiterò a vite sfondando il tetto. Uno spettacolo imperdibile. Jack Folla fuori controllo al Festival del Vino! Venite a inzuppare le ali nel mio bicchiere. Hasta siempre, hermanos.

#JackFolla

FAVOREVOLI ALLA SEDIA ELETTRICA? ACCOMODATEVI, SIGNORI, C’È POSTO!

Già sedici detenuti, da gennaio a oggi, sono stati giustiziati dalla democrazia americana malata e altri sei sono in attesa nel braccio della morte. Sulla prima pagina del Boston Globe, il giornale invita provocatoriamente i suoi lettori, favorevoli alla pena di morte, ad andarsi a “godere” l’esecuzione di una condanna capitale sulla sedia elettrica. Il Boston Globe è fiducioso che cambierebbero idea, personalmente lo sono un po’ meno: oggi è pieno di gente con un boia interiore incorporato come un optional. Ma è giusto che chi è favorevole alla sedia elettrica si accomodi in prima fila ad assistere al tremendo spettacolo di una giustizia barbarica che, condannando un uomo a morte, ritiene d’insegnargli che uccidere è un reato.