Attenti, state tornando fascisti. Lo siete quando delegittimate il prossimo, colpevole di non pensarla come voi; quando accusate tutti di essere ladri, corrotti, voltagabbana, dimenticandovi che anche voi siete tutti. E che nel vostro passato ci dev’essere sicuramente qualche macchia, altrimenti l’Italia non potrebbe essere così tanto sporca. Attenti, state tornando fascisti. Quando esaltate solo le vostre idee e denigrate tutte le altre, o solo i vostri rappresentanti politici e sbeffeggiate tutti gli altri, e chi non è con voi è contro di voi. Attenti, state tornando fascisti. Quando prendete di mira qualcuno perché ha detto o fatto qualcosa che non vi garba, e invece di esprimere la vostra opinione in maniera civile lo assalite in branco, ricoprendolo d’insulti e di pubblico disprezzo. Attenti, state tornando fascisti. E attenti anche alle parole che usate. Asfaltare oggi vuole scherzosamente significare sconfiggere o distruggere in modo eclatante, con schiacciante superiorità. Lo usate tutti, da una parte all’altra. Ma il suo significato resta quello di ricoprire con l’asfalto, come le vittime della mafia asfaltate sotto il manto stradale o come i rifiuti tossici. Diffidate di tutto ciò che è eclatante, schiacciante, superiore agli altri. E sedetevi, ogni tanto, dalla parte del torto. Riconoscerla è semplice: è la tribuna dove c’è meno gente e le seggiole sono un po’ sconnesse. Se è deserta, sedetevi subito, chiedetevi: come mai? Nessun leader e nessun partito potranno mai darvi l’Italia che sognate, se prima non avrete abbassato il vostro dito inesorabile puntato contro gli altri, gettando dal piedistallo il vostro ego più miserabile, quello in camicia nera. Attenti, state tornando fascisti. Dichiaratevi una guerra civile interiore. Diventate partigiani.
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