
Sabato scorso, mamma, papà e il loro unico figlio vanno in gita nel bosco. Il bambino ha sette anni e lancia sassi contro le auto di altri escursionisti. «Smettila immediatamente!».
Yamato non smette.
Siamo in Giappone, isola di Hokkaido. Assiste alla litigata il monte Komagatake che li sovrasta dal cielo come un antenato, un bisnonno solenne, un gigante di 1200 metri d’altezza.
Il bosco sottostante è il regno degli orsi bruni.
«Non smetti? No? Adesso guarda che ti succede!».
Il padre afferra il bambino per mano. Si addentra a passi militari nella boscaglia. Vuole correggerlo, impartirgli una lezione di vita. Tiri le pietre? Non rispetti le regole? Vivi nel bosco, allora, da solo e senza regole come vuoi tu!
«Papà? Papà?»
Silenzio. Suo padre l’ha lasciato da solo. L’ha fatto per davvero. Se n’è andato.
Mai Yamato si era sentito così poco amato.
Con rabbia si addentra nel bosco, in direzione ostinata e contraria a quella del padre. “Non mi vedrete mai più”. Ma nel suo cuore si sta già facendo notte.
La mamma, vedendo il papà tornare da solo, esce dall’auto: «L’hai lasciato laggiù? Ma è così piccolo!»
«Piccolo? Poteva uccidere qualcuno a sassate!»
Cinque minuti dopo il padre ci ripensa. Torna indietro a passo veloce. Crede nell’educazione rigida, stavolta gli è scappata la mano, Yamato è il suo bambino, l’unico figlio, la sua eternità. Metti che si sia imbattuto in un orso! Comincia a correre. Troppo tardi, il suo bambino è scomparso.
Oggi è giovedì. Cinque giorni dopo. Mentre scrivo, i coniugi Tanooka e 200 soccorritori stanno ancora cercando il bambino che lanciava le pietre. Non aveva con sé né cibo né acqua. Indossava una maglietta blu sui pantaloncini neri, in quel bosco dove la temperatura, di notte, scende fino a sette gradi sottozero. All’inizio i genitori avevano mentito con la polizia come fanno i bambini in famiglia. «Era andato a cercare fragole!». Temevano di essere puniti dalla legge con lo stesso rigore usato da loro verso il figlio. Poi hanno ammesso la colpa. Adesso la scontano ogni secondo che scorre senza Yamato.
Mi auguro che oggi o domani, per il Giappone, sia una giornata fantastica in cui un bambino che lanciava le pietre sarà ritrovato sano e salvo. Che gli orsi siano per lui quello che mamma e papà non sono stati. E mi auguro, per il mondo intero, che noi adulti ritroviamo il nostro bambino interiore perduto nel bosco, lo pigliamo per mano, e gli togliamo con dolcezza la pietra che ogni giorno ci scaglia a ragione perché stiamo andando nella direzione sbagliata.
*NdA Yamato è stato ritrovato sano e salvo il giorno seguente (3 giugno). Si era nascosto per una settimana in un fortino militare abbandonato, a sei km da dove il padre l’aveva lasciato.