Sono nato nel paese dei mammoni. Prima ancora d’imparare a camminare e cadere ho imparato a dire «Ahia!»; a protestare e dare la colpa agli altri: «Chi è stato a farmi lo sgambetto?»; a compiangermi e inveire al cielo: «Perché ce l’hai con me? che ho fatto io per meritarmi tutto questo?»; ad assolvermi e farmi coccolare dal primo che passava, anche se era storpio, disperato, cieco. «Beato te che non vedi. Se sapessi che cosa mi tocca vedere a me tutti i giorni!».
Sono nato e cresciuto nel paese della colpa è tua, dei politici sono tutti ladri (basta uno solo che non lo sia e il colpevole sei proprio tu) e del mors tua vita mea. Sono un italiano. Che altro?
Quando sono diventato così egoista che anche vedere voialtri respirare mi dava fastidio perché rubavate l’aria a me (a me, capite? a me, il grande cuore che ossigena il mondo!) mi sono ritrovato da solo in un deserto arido e secco. Ho vissuto lì per tanti anni, così tanti che neppure me li ricordo più. Per zittire tutte le mie lamentele, i miei chiacchiericci interiori, gli odi e le vendette, i miei piagnistei, vittimismi e proteste, c’è voluto un silenzio universale.
Finché una notte mi sono taciuto e ho sentito il ronzio delle stelle. E mi sono addormentato a testa in giù, come i pipistrelli, nel buio del deserto che non mi faceva più paura.
Sono tornato a casa e, per fortuna, tutto è andato molto peggio di prima. Se qualcuno mi offriva un lavoro, uno che mi odiava, per miracolo, lo avvisava: «Sei matto ad assumere quello? È un ladro.» Non era vero, ma la maldicenza è un Frecciarossa inaudito, fa Roma-Milano e ritorno in un minuto spaccato. Che bene! Ogni volta che stappavo lo champagne restavo con il tappo in bocca. E ho avuto le malattie più dispettose del mondo, e dolorosissimi amori, tutti quelli a cui ho fatto un po’ di bene mi hanno tradito, o detestato o dimenticato. Sono stato così fortunato che ogni giorno me ne commuovo, e ringrazio l’amore universale che si è compiaciuto di provocarmi in mille seducentissimi modi. Perché tutto il male è un bene da accogliere a braccia aperte con una rosa in bocca. Il male è incandescente, malleabile, puoi dargli la forma che vuoi. È un cuore nero che diventa d’oro. Il dolore è la pietra filosofale. Non respingerlo, ma accoglilo, trasformalo e donalo.
Il mago sei tu.